Petizione alla Commissione europea in difesa della lingua piemontese.

Petizione di Gian Carlo Locarni (Lega Nord) alla Commissione europea in difesa della lingua piemontese.

La commissione per le petizioni l’ha accolta

La Commissione per le petizioni della Commissione Europea ha accolto lo scorso 6 gennaio la petizione in difesa del Piemontese come lingua minoritaria inviata a Bruxelles dal consigliere provinciale del Carroccio, Gian Carlo Locarni.
La petizione è, dunque, stata accolta e ora proseguirà in tutti i suoi necessari passaggi. Come si legge nella lettera, a firma della presidente della Commissione per le petizioni, Erminia Mazzoni, “la commissione ha ritenuto le questioni da Lei sollevate ricevibili, a norma del regolamento del Parlamento europeo, in quanto si tratta di una materia che rientra nell’ambito delle attività dell’Unione europea. La Commissione ha quindi avviato l’esame della petizione e ha deciso di chiedere alla Commissione europea di svolgere un’indagine preliminare sui vari aspetti del problema”.
Questa parte della petizione del consigliere Locarni. “Il parlamento italiano – si legge – ha escluso il Piemontese dal novero delle lingue minoritarie che, come il Friulano e il Sardo, sono tutelate dalla legge n. 482/99. Ciò malgrado numerosi e autorevoli rapporti scientifici dei più insigni linguisti internazionali. La ragione di questa esclusione esula dal dato scientifico ed è di natura squisitamente politica: il timore di un risveglio identitario in una delle regioni più produttive e contribuenti dello stato italiano. Infatti il Piemontese è riconosciuto come lingua autonoma dai più grandi specialisti universitari nel campo della Romanistica (Einar Haugen, Helmut Lüdtke, Georg Bossong, Klaus Bochmann, Karl Gebhardt, Guiu Sobiela Caanitz, Gianrenzo P. Clivio e altri) per le caratteristiche tipologiche che lo staccano nettamente dalle altre parlate italiane (vedi citazioni più sotto), appartiene al ramo occidentale delle lingue romanze mentre l’italiano appartiene a quello orientale e pertanto non può in alcun modo può essere considerato un dialetto dell’italiano (v. La linea di Wartburg), possiede una koinè compresa in tutto il territorio piemontofono e una grafia i cui principi risalgono al Medioevo e vengono normalizzati nella seconda metà del XVIII secolo, ha espresso una letteratura imponente per quantità e qualità che abbraccia tutti i generi, segnalandosi nel secolo appena trascorso per un’estesa produzione anche di prosa critica e scientifica. Il suo primo documento scritto pervenutoci rivela l’uso di una lingua già completamente matura, è riconosciuto fin dal 1981 fra le lingue minoritarie europee ed è censito dall’Unesco (Red book on endangered languages) tra le lingue meritevoli di tutela, è tuttora parlato come prima lingua da circa 2.500.000 persone nel solo Piemonte, da cui la sua enorme importanza culturale…”. Una petizione in cui sono elencati molti passi di studiosi e di linguisti e che si conclude così “La formazione dell’idioma piemontese deve perciò essere studiata in quel complesso territoriale che va dal Benaco al Mar Ligure ed alla Manica. D’altra parte, lo stesso Dante Alighieri, padre maggiore della lingua italiana, osservava che la lingua parlata nel sud del Piemonte odierno non si poteva considerare appartenente alla famiglia delle parlate italiane”.
Monica Curino

(Da corrieredinovara.it, 13/1/2014).

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