Salvarsi con Dante
“La volgarità ci travolge, allora leggiamo
di Titti Giuliani Foti
“E’ chiaro che leggo poesie di donne e che rimango maschile. Sono poesie belle e difficili. Le donne di Dante sono tutto meno che banali, raccontate in una lingua insolita…”. Dunque: Gabriele Lavia. E ci sarebbe poco da aggiungere per un grandissimo attore del nostro teatro…
Che si fa contro il livellamento verso il basso?
“Sono stato un mese a Tokyo per una regia delle “Nozze di Figaro” e tornare in Italia è stato uno choc quasi anafilattico. Veramente avvilente: la prima cosa che viene in mente quando si scende dall’aeroporto di Fiumicino è che tutto è sporco. Non so perché. Parlo di cose estremamente banali: a Tokyo è tutto pulito quanto è sporca l’Italia. Quando arrivi e il bagaglio è arrivato prima e un signore te lo porge. A Fiumicino devo dire cosa succede al mio bagaglio?”
Cosa ha notato ancora?
“Che tutti improvvisamente difendono l’orrore. Eppure lo sanno che siamo secondi solo a Bangladesh per livello culturale: la nostra scuola è un disastro, il congiuntivo è sparito. E lei mi chiede perché sono di difficile comprensione le poesie di Dante?”.
E’ un italiano lontano…
“Ma l’italiano non esiste più, non se n’è accorta? Lo parliamo io e qualche speaker alla tv. Nemmeno certi insegnanti di italiano parlano italiano”…
(Da La Nazione, 13/3/2008).
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