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Politica e lingue

Perche’ non provare con l’esperanto?

934, 20-Giu-99, 12:11, I—–, 2552, D.Giglioli, IT, Firenze

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La Stampa
mercoledì,16 giugno 1999

La lettera di O.d.B.

Perche' non provare con l'esperanto?

Gentile Signor Del Buono, a seguito dell'articolo “L'inglese ha vinto nel 1945” mi permetta di spiegare al sig. Pippo Portoghese che si puo' affermare anche che nel '45 ha vinto il dollaro. Tuttavia cio' non ha impedito all'Europa di cercare la propria identità e dimostrarla con la creazione di un parlamento comune. Non vedo la cristallizzazione in una situazione creatasi 55 anni fa.
Ora l'Eropa ha bisogno di riconoscersi e farsi riconoscere anche con una lingua che leghi le proprie diversita' culturali e linguistiche e nel contempo le permetta di presentarsi coesa all'interno e all'esterno. Riflettendo sulla nostra sitazione di europei, e' chiaro che, se vogliamo continuare nella ricerca di identita' e autonomia, abbiamo bisogno di una lingua unitaria, e quindi perche' non dotarsi anche di uno strumento linguistico all'avanguardia?
Qualunque lingua detta naturale si e' formata disordinatamente; solo dopo sono nati i grammatici che han cercato di trarne le regole. Una lingua pianificata come l'esperanto, invece, nata su una base grammaticale in cui solo i lessemi si aggiornano, si distingue dalle altre lingue e per questo motivo e' piu' chiara e stabile e a buon diritto puo' essere chiamata internazionale. In cinese esperanto si scrive con due ideogrammi che vogliono dire “lingua del mondo” ed e' cosi' che si puo' diffondere la cultura e il pensiero dell'individuo nato in qualunque parte del mondo, sisuramente non con una lingua minoritaria o senza conoscenza profonda della lingua maggioritaria. Cio' e' sufficiente per non arrendersi al 1945 e credere a una evoluzione verso il meglio, spingendo le persone alla valutazione diretta del costo economico culturale e di stabilità politica di una scelta imposta, confrontata con l'alternativa di una lingua effettivamente internazionale. Cordiali saluti.
Alessandro Dematheis

Gentile Signor Dematheis, volentieri la metto in contatto con il signor Portoghse, non nascondendole pero' che il simpatico corrispondente e' molto tenace nel sostenere le sue opinioni. Si prepari, quindi, a una fitta corrispondenza. Ad esempio, a lungo mi ha voluto convincere che fossi un leghista. Non risultandomi una simile cosa ho dovuto ricorrere a una rarefazione delle lettere. Uno si difende come puo'.
Ricambio cordiali saluti.
Oreste del Buono






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