Perchè l’Esperanto non è solo un vezzo

Andrea Fontana nel gruppo di discussione Rientrodolce ( http://it.groups.yahoo.com/group/rientrodolce ):

Pier Luigi Baglioni ha scritto:
”Ecco che il neo esperantista viene a fagiolo per spiegare il mio disincanto verso i sogni e stare invece coi piedi ben saldi sulla terra.
La domanda è: perchè insistere su una lingua universale costruita a tavolino quando oramai sta dilagando -per convenzione- come lingua universale l'inglese?
A me pare solo un vezzo, e debbo dire che -come tale- allora all'esperanto preferirei il latino.”

Rispondo:

i motivi sono molti, e non mi sembrerebbe corretto da parte mia arrivare in casa d'altri (la vostra lista di discussione) e far baccano su qualcosa che può non interessarvi.
Mi limito solo a qualche rapidissimo accenno (NEI LIMITI IN CUI L'ARGOMENTO, CHE E' MOLTO, MOOOLTO COMPLESSO, LO CONSENTE…).
Se poi tu, o altri membri della lista, doveste esser incuriositi dalla cosa, potete dare un'occhiata ai link qui sotto, e/o chiedermi direttamente, scrivendo al mio indirizzo di posta, di inviarvi – chiaramente del tutto agggratissse! – “Comunicazione Internazionale ed Esperanto”: una raccolta di 6 articoli di inerlinguisti, psicologi, esperti di politica linguistica che può permetterti di farti un'opinione personale informata, critica e fondata (non necessariamente positiva…) sull'intera faccenda.

§ Ecco gli accenni (che non posso sviluppare in questa sede):
– Quando l'Esperanto e l'Esperantismo nacquero, molti accademici (in generale la cultura storicistica, tanto idealistica quanto marxistica) bollarono l'intera cosa come IMPOSSIBILE. La scienza, così diceva ad esempio il giovane Gramsci, dimostrava che il progetto di una lingua pianificata era qualcosa di letteralmente irrealizzabile, utopistico e ideologico (nel senso marxista del termine).
Ebbene, 120 anni di storia hanno dimostrato l'esatto contrario:
*una letteratura fiorentissima (tra gli esperantisti – per inciso – figurano Verne, Tolstoj, il grandissimo italianista Bruno Migliorini e Tullio de Mauro): in particolare tra i migliori scrittori della letteratura esperanta emerge lo scozzese William Auld, che per la sua produzione poetica in Esperanto è stato ufficialmente candidato al Nobel per la Letteratura,
*un numero di parlanti di assoluto rilievo – le stime più credibili si aggirano attorno ai due milioni -, che è una cosa notevole se consideri che si tratta di una comunità disseminata nel mondo, senza stato, e i cui membri non sono pagati né sostenuti da nessuno,
*l'esistenza di migliaia di madrelingua (i figli di coppie esperantiste),
*l'applicazione della lingua a tutti i campi dello scibile e della produzione culturale, con numerose riviste specialistiche, stazioni radio e musica di tutti i generi,
*una vera e propria esplosione dell'esperantismo in rete (una sorta di “Linux delle lingue”): fai questo semplice esperimento: inserisci la parola “Esperanto” in un qualunque motore di ricerca, e guarda un po' quanti siti IN esperanto vengon fuori… Il risultato ti impressionerà!
*lo sviluppo di una lingua che, pur essendo nata dalla penna di un singolo, ha ben presto preso vita e s'è evoluta naturalmente attraverso il suo intenso uso sociale *l'insegnamento dell'Esperanto in molte università del mondo
*lo studio accademico del fenomeno “Esperanto”, con un fiorire di ricerche linguistiche, interlinguistiche, sociolinguistiche, psicolinguistiche, didattiche, politico-linguistiche ecc ecc…
Insomma, in breve: la (obsoleta) “scienza” di inizio '900 diceva “è impossibile!”; la scienza di inizio 2000 lo studia come un fenomeno di grande interesse, e da esso sta imparando un sacco di cose (tanto che l'Esperantologia è diventata un ramo ufficialmente riconosciuto dell'Interlinguistica).
Perché questa trasformazione di atteggiamento? Perché, come dicono gli inglesi (da sempre maestri di pragmatismo): “You can't fight against facts: they don't mind at all!”, e perché gli esperantisti di inizio '900 – con tutti i loro sogni e la loro speranza – han dimostrato NEI FATTI di averavuto fin da allora I PIEDI MOLTO MEGLIO PIANTATI A TERRA di chi, accusandoli di ideologia e utopismo, dichiarava apoditticamente che l'impresa di creare e render viva una lingua pianificata era indiscutibilemte impossibile.
– Mi chiedi: “perchè insistere su una lingua universale costruitaa tavolino quando oramai sta dilagando -per convenzione- come lingua universale l'inglese?”.
Anche qui la risposta potrebbe esser molto articolata, mi limito a dirti:
*Perché l'uso internazionale di una lingua ETNICA produce evidentissimi fenomeni (ormai ben conosciuti e studiati) di GLOTTOFAGIA (lingua forte che si mangia la lingua debole) ed ETNOLISI (scomparsa di intere culture). Due esempi del passato: il “greco ellenistico” (la “koiné dialektos”) ha distrutto del tutto la lingua e la cultura di una civiltà tanto ricca, anticae importante come quella egizia: se non ci fosse stata la Stele di Rosetta, noi oggi non sapremmo un tubo dell'Antico Egitto, una civiltà che risale al 5000 A.C.! Secondo esempio, su scala più piccola: il latino ha annientato la lingua, la cultura e la civiltà etrusca; qui l'equivalente della Stele di Rosetta non è ancora stato trovato.
Il ritmo dei processi etnolitici e glottofogici è ben studiato. Stime molto serie prevedono che ENTRO LA FINE DEL 21° SECOLO LA MAGGIOR PARTE DELLE LINGUE (E QUINDI ANCHE DELLE SPECIFICITA' CULTURALI) DEL PIANETA SI SARA' IRRIMEDIABILEMTE ESTINTA, E LINGUE COME L'ITALIANO SARANNO RIDOTTE A DIALETTI DELLA LINGUA EGEMONE (verosimilmente il Cinese Mandarino, piuttosto che l'Inglese).
NON C'E' PIU' TEMPO DA PERDERE, e l'unica soluzione CONCRETA, PRATICABILE e CON I PIEDI PER TERRA per affrontare questi problemiè il ricorso a una lingua NON ETNICA come l'Esperanto (non necessariamente l'Esperanto a tutti i costi).
*Perché i vantaggi politici, economici, strategici delle nazioni che parlano la lingua egemone di turno (oggi l'Inglese, ieri il Francese, l'altroieri il Latino, l'altroaltroieri il Greco, domani il Cinese) sono immorali, inaccettabili, smisurati
*Perché il multilinguismo NON FUNZIONA, semplicemente NON FUNZIONA, e tantomeno funziona – al di là delle considerazioni politiche ed etiche sopra accennate – il ricorso ad un'unica lingua ETNICA come medium comune per la comunicazione internazionale: non esiste istituzione internazionale di una certa importanza dove non si sia COSTRETTI a ricorrere a COSTOSISSIMI SERVIZI I TRADUZIONESIMULTANEA, nonostante il livello culturale spesso moltoalto e i moltissimi anni dedicati allo studio delle lingueda parte dei membri di tali istituzioni. I FATTI dimostrano che queste due soluzioni (multilinguismo, monolinguismo ETNICO) non ottengono il loro scopo.
*Perché le somme di denaro spese per affrontare (in modo piuttosto INEFFICACE) il problemi della comunicazione internazionale sono, semplicemente, MOSTRUOSE.
Nelle istituzioni europee, ad esempio, i servizi di interpretariato son di gran, gran lunga la principale voce di spesa. Enormi sono anche gli investimenti di ogni singolo stato per l'insegnamento di lingue etniche. Considerevoli sono le perdite economiche determinate dall'inefficienza linguistica dell'intero sistema economico-politico internazionale.
Tutte queste spaventose spese (recentemente calcolate -su scala europea- in un famoso documento: “il rapporto grin”) verrebbero annullate se si ricorresse a una lingua pianificata e costruita in modo da essere estremamente facile da usare e parecchio espressiva (l'Esperanto possiede entrambe queste caratteristiche – proprio perché è stato espressamente creato per questi usi -, ma andrebbe bene anche un'altra lingua pianificata che fosse ALMENO ALTRETTANTO semplice ed espressiva).
*Che l'Ingelse si stia diffondendo “per convenzione” è semplicemente una percezione estremamenre diffusa ma assolutamente falsa. Tutti i fatti e i documenti a disposizione (davvero illuminanti sono quelli del British Council) dimostrano l'esatto contrario: governi ed istiuzionidei paesi anglofoni (UK e USA in testa) agiscono politicamente in modo esplicito, scientifico, consapevole, concreto, strategico per CAUSARE tale diffusione e goderne gli smisurati vantaggi, investendo molto denaro e istituendo organismi e organizzando meccanismi economico-politici esplicitamente finalizzati a questoscopo.
Rinuncio a dimostrarlo o anche solo ad argomentarlo qua. E' tutto molto ben documentato dagli archivi stessi delle istituzioni anglofone che hanno il compito istituzionale di diffondere l'Inglese.
Se mi chiedi chiarimenti, posso inviarti un articolo illuminante e ricco di prove, scritto da un ex-dipendente del British Council, pofessore universitario di lingua inglese e interlinguista.
– Infine il Latino.
Sì, il Latino sarebbe una soluzione NEUTRA (perché gli Antichi Romani non esistono più…) che eviterebbe la glottofagia e l'etnolisi; però sarebbe una soluzione elitaria.
Io lo conosco bene, e ti assicuro che è assolutamente impossibileun paragone tra le non indifferenti difficoltà di apprendimento del Latino e le difficoltà davero irrisorie dell'apprendimento dell'Esperanto.
E' stato sperimentalmente verificato che l'Esperanto, grazie alle sue caratteristiche grammaticali (è una lingua senza nessuna eccezione grammaticale, è agglutinante e isolativa, è improntata a un'estrema logicicità nella costruzione della frase, ha un'ortofonia e un'ortografia semplici e che si rispecchiano fedelmente l'un l'altra) non solo è enormemente più facile da apprendere delle lingue ETNICHE (10 volte più facile dell'Inglese, 20 volte più facile del Russo), ma consente a chi lo apprende di sviluppare capacità tali da permettergli poi di studiare qualsiasialtra lingua in tempi molto più ridotti).
La conseguenza è che l'Esperanto è (a tutt'oggi)la soluzione PIU'DEMOCRATICA, non solo perché mette sullo stesso piano le diverse nazioni, ma anche le diverse classi sociali, garantendo a tutti il diritto alla comunicazione internazionale.
DA QUESTO PUNTO DI VISTA E' ANCHE LA SOLUZIONE IDEALE PER LA COMUNICAZIONE ALL'INTERNO DEI MOVIMENTI (politici, religiosi, culturali, d'opinione) INTERNAZIONALI, E QUINDI ANCHE PER MOVIMENTI COME “RIENTRO DOLCE”…
§ Ecco i collegamenti:
Lernu Esperanton!
Imparate l'Esperanto!
http://www.kurso.com.br/
Spektu la unuan televidkanalon tute en Esperanto!
Guardate il primo canale
televisivo interamente in Esperanto!
http://internacia.tv/
Sekvu la eksterordinaran piedvojagon de Italio al Japanio,lau la SilkVojo, de la itala esperantisto Marino Curnis!
Seguite lo straordinario viaggio a piedi dall'Italia al Giappone, lungo la Via della Seta, dell'esperantista italianoMarino Curnis!
http://www.eurasiapc.com/
http://epc.vagabondo.net/
Esperanto en Italio:
L'Esperanto in Italia:
http://www.esperanto.it/
Esperanto en la Mondo:
L'Esperanto nel Mondo:
http://www.esperanto.net/
http://www.uea.org/

Amike,

Ancjo (Andrea Fontana)

Questo messaggio è stato modificato da: oltremare, 30 Dic 2005 – 19:06 [addsig]

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