Perché gli Stati Uniti d’Europa sono un’utopia.

PERCHÉ GLI STATI UNITI D’EUROPA SONO UN’UTOPIA.

di PIERO OTTONE.

LE ELEZIONI europee hanno confermato una convinzione ormai radicata in molti, specialmente al Nord del continente: gli Stati Uniti di Europa, a immagine e somiglianza degli Stati Uniti d’America, un progetto di per sé bellissimo, sono purtroppo un’utopia. Il progetto nacque come reazione agli orrori della guerra, quando uomini di nobili sentimenti pensarono che gli
Stati europei, invece di dilaniarsi uno contro l’altro, dovessero unirsi in una
grande federazione, per il bene dell’umanità. Ma la speranza della pace perpetua
in Europa, per nostra fortuna, è poi diventata realtà per altre vie: è cambiata la mentalità dei popoli europei che inseguono, Germania in testa, obiettivi diversi dalle glorie militari.
Oggi l’Europa è diventata una grande Svizzera, una Scandinavia se preferite,
a confini allargati, che aspira alla pace, alla dolce vita piuttosto che alle avventure imperiali. I popoli europei, d’altra parte, sono troppo diversi l’uno dall’altro, ciascuno con la
sua storia, la sua lingua, la sua mentalità, per unirsi in una federazione paragonabile
agli Stati Uniti d’America.
Gli Stati Uniti d’Europa non nasceranno mai. Invocarli fa solo danni, distoglie dagli obiettivi raggiungibili, e vediamo adesso le conseguenze negative di progetti che sono un’utopia.
Attraverso gli anni, i fautori della federazione europea hanno cercato di attuare l’unione politica, diciamo così, per vie traverse, una prima volta progettando una Comunità di difesa,
naufragata prima di nascere perché i francesi non vollero rinunciare al loro esercito nazionale; e poi con un altro progetto, sostituendo le monete nazionali con una moneta unica: cominciamo
con la moneta, si è detto, la politica seguirà. Poiché una moneta non può esistere, o avrà comunque vita grama, senza uno Stato alle spalle, facciamo la moneta e si sarà costretti a fare lo Stato. Così è nato l’euro. Le conseguenze non sono state tutte negative.
L’euro, nell’euforia della nascita, ha offerto vantaggi: soprattutto li ha offerti agli Stati gravati da un grosso debito, come il nostro. Ma l’anomalia di una moneta senza uno Stato in grado di governarla ha il suo costo.
Gli Stati ricchi non vogliono pagare i debiti degli Stati poveri, e impongono l’austerità. Tutte queste difficoltà sono all’origine delle spinte verso l’indipendenza nazionale che hanno contrassegnato le elezioni di fine maggio.
Che fare adesso? La creazione degli Stati Uniti d’Europa, a immagine e somiglianza degli Stati Uniti d’America, è un progetto splendido, ma inattuabile, e l’insistenza per attuare i
progetti inattuabili ha un prezzo, produce danni. Ma l’euro ormai esiste, e gli esperti sono dell’opinione che la sua abolizione sarebbe un altro errore.
Conviene dunque tenerlo in vita; e operare per una collaborazione europea meno ambiziosa di quella concepita all’origine, ma pur sempre benefica.
Quella collaborazione preferita dagli europei a nord delle Alpi, coi piedi per terra. Si possono rafforzare per esempio organi già esistenti, come la Banca centrale europea, che non è impegnativa come un governo, ma è più importante delle Banche nazionali, e già adesso assolve compiti supernazionali.
La Banca europea non ha forse salvato l’euro, di recente?
(Da La Repubblica, 3/6/2014).

 

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