Per un uso non sessista della lingua italiana

La lingua delle donne

Jill Abramson del “New York Times” è il direttore, la direttrice o la direttora?
Quello delle cariche o professioni declinate al femminile è una questione dibattuta e assai spinosa (oltreché relativamente recente) e carica di eccezioni. Ma procediamo con ordine: in italiano tutti i nomi si dividono in due generi, il maschile e il femminile (non c’è il genere neutro del latino e del greco antico dove erano convogliati i termini sessualmente non connotati).
I nomi di cosa hanno un genere solo, quello convenzionale e fissato dalla tradizione della nostra lingua.
Casa è un sostantivo femminile e non può avere logicamente una forma maschile.
Però la maggior parte dei nomi che si riferiscono a persone o ad animali hanno una forma particolare per il maschile e un’altra per il femminile. Questi sostantivi si dicono nomi mobili(fanciullo-fanciulla).
Ordinariamente si ottiene la forma femminile mutando la desinenza del maschile (o, e, i) in -a (maestro-maestra, signore-signora, Giovanni-Giovanna).
I sostantivi in -tore hanno il femminile in -trice (imprenditore-imprenditrice, lettore-lettrice, direttore-direttrice, senatore-senatrice). Alcuni di questi nomi in -tore hanno anche una forma da considerare del linguaggio popolare in -tora (traditore-traditrice-traditora).
Alcuni sostantivi, specialmente quelli che indicano una professione, carica politica o sono titoli di nobiltà, formano il femminile in -essa (presidente-presidentessa, poeta-poetessa, conte-contessa).
Per quanto riguarda quest’ultima categoria, si è da tempo diffuso l’uso di servirsi del maschile: il medico Signora… l’ambasciatore Signora… Il segretario di Stato Signora…, il Cancelliere Signora… tanto più che nomi quali medichessa, avvocata, ministra, sindaca, ingegnera hanno senso scherzoso, quando non addirittura ironico; ambasciatrice poi è da riservarsi alla consorte dell’ambasciatore o da usarsi al di fuori del campo diplomatico (ambasciatrice Onu ecc.).
In realtà dal punto di vista grammaticale è del tutto corretto e legittimo usare il sostantivo che indica una professione o carica nella sua forma al femminile, è solo al nostro orecchio che suona strano.
Già nel 1987 Alma Sabatini nel suo “Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana” invitava a non farci condizionare da un uso convenzionale “al maschile” della nostra lingua.
Questa direzione è seguita anche dalla Rei, Rete per l’eccellenza dell’italiano istituzionale.
Nell’uso quotidiano noi potremmo iniziare a declinare al femminile le professioni più diffuse (a proposito, possiamo dire che la Abramson è la nuova direttrice del “New York Times”).
In attesa di poter avere (e chiamare) una prima ministra e una presidentessa della Repubblica.
(http://blog.vanityfair.it/, 22/6/2011).

1 commento

  • Per favore

    di Federico Roncoroni

    Per favore La lingua, si sa, è maschilista. Perciò, per favore, gentili amiche, fate tutto quello che potete per salvare il pronome personale femminile singolare le. Il suo parente maschio, il pronome gli, lo vuole eliminare dall’italiano. Vuole tutto il potere: «Ho incontrato Laura e gli ho detto tutto». No, per favore. Laura è una donna: come tale ha sempre avuto il suo bel pronome personale e merita di continuare ad averlo. Dunque, per favore, dite e scrivete: «Ho incontrato Laura e le ho detto tutto». Ditele quello che volete, ma ditelo a lei. Federico Roncoroni froncoroni@corriere.it
    (Dal Corriere della Sera, 24/6/2011).

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