Per non dimenticare il vernacolo

I termini spiegati e messi insieme dal Pirro Giacchi nel 1878. Oggi un libro prezioso

Per non dimenticare il vernacolo nasce un dizionario

di Titti Giuliani Foti

L’idea venne a Pirro Giacchi nel lontano 1878. Oggi la casa editrice Nerbini presenta al grande pubblico la preziosa raccolta di termini fiorentini al quale l’autore volle aggiungere delle “voci simboliche, metaforiche e sincopate dei pubblici venditori”. Si chiama “Dizionario del vernacolo fiorentino” un libro molto curioso. Sottotitolo dell’agile dizionarietto è: “Etimologico, storico, aneddotico, artistico”. Scorrendo le pagine si vede bene che mantiene fede alla sua presentazione di approfondimento, appunto, del vernacolo fiorentino, che rischia purtroppo di perdere la originaria coloritura. Seppure per molti ancora vivo in alcune commedie teatrali e utilizzato in certa letteratura regionale. Molti dei vocaboli sono entrati a far parte della lingua italiana, altri invece vanno scomparendo, o almeno perdendo la propria originale vivacità. Questo piccolo “Dizionario” è sicuramente il modo più piacevole per recuperarli. Un volume che si inserisce nella fortunata collana “Scrittori toscani”. Dunque Firenze e il suo dialetto: seppure qui sembra non sia mai esistito un vero e proprio dialetto è pure vero che un “forastiero” come lo chiamerebbe il Giacchi, avrebbe avuto difficoltà, nell’Ottocento, a comprendere alcuni vocaboli particolari usati da un popolo decisamente fantasioso e, in certi casi, addirittura geniale nel coniare espressioni colorite del tipo – farò un solo esempio – “Mangerebbe il Domo e Santa Croce”, per indicare qualcuno di particolare appetito.

(Da La Nazione, 21/12/2005).

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