
PER COMUNICARE ATTRAVERSO LE FRONTIERE E LE CULTURE UNA LINGUA INTERNAZIONALE
Nel villaggio globale delle telecomunicazioni si fa sempre più urgente l’esigenza di una lingua ausiliaria di comunicazione che abbia caratteristiche di universalità, di semplicità e facilità di apprendimento. Inoltre, dal punto di vista economico, i costi di traduzione e di interpretazione relativi agli organismi internazionali, alle sedute dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite o del Parlamento europeo, ma anche alla comunicazione interna, arrivano ad incidere fino al 30% del bilancio complessivo di queste organizzazioni. Ogni tentativo di semplificare la comunicazione linguistica adottando come lingua veicolare una o poche lingue tra quelle preesistenti si scontra con l’opposizione dei rappresentanti delle lingue escluse.
Il Partito Radicale individua nell’Esperanto una lingua con le caratteristiche adeguate a soddisfare le esigenze menzionate. Una campagna per la sperimentazione dell’Esperanto, condotta assieme alla “Esperanto-Radikala Asocio”, associazione radicale, ottiene già nel 1994 l’approvazione e il finanziamento parziale da parte dell’UNESCO di un progetto per l’insegnamento dell’Esperanto in un centinaio di scuole di oltre venti paesi.
Su iniziativa dell’ERA, la Commissione europea approva nel 1995 un Progetto di informazione sui costi della (non) comunicazione in Europa. Nel giugno 1996 il Partito Radicale richiede al Consiglio economico e sociale delle Nazioni unite (ECOSOC) l’adozione in sede ONU della lingua internazionale ausiliaria Esperanto. Il documento è al vaglio della Presidenza del Consiglio dell’ECOSOC che ne deve decidere l’eventuale inserimento in agenda.
Al Parlamento europeo viene depositata una proposta di raccomandazione che sollecita l’utilizzo dell’Esperanto come lingua ponte nei sistemi di traduzione e interpretazione e come lingua di riferimento giuridico; propone inoltre lo studio di fattibilità dell’insegnamento dell’Esperanto come “seconda lingua” in tutte le scuole dell’Unione.
Dopo aver superato non pochi ostacoli burocratici e resistenze politiche, un documento di lavoro redatto dai deputati radicali viene iscritto all’ordine del giorno della riunione del 19 gennaio 1998 della Commissione istituzionale del Parlamento europeo.










