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L'ERA comunica

Parli inglese ma non sei inglese? Niente lavoro! Ecco perché ci vuole subito la lingua federale.

Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto

 

Certo che leggere della Gran Bretagna che applica un sistema sociale discriminatorio nei confronti di 28.000 lavoratori e cittadini Ue non britannici, sconcerta. Ancor più il fatto che l’Ue, per questo, ha deciso ieri di portare gl’inglesi davanti alla Corte di giustizia europea.

Dati altrettanto gravi arrivano dal mondo dell’istruzione superiore, dove sono accertate discriminazioni nei confronti dei cittadini EU non inglesi per quanto riguarda l’accesso alle borse di studio per le università. Per esempio non è possibile accedere ad un PHD (dottorato) finanziato dalla NERC se non si è cittadini inglesi oppure EU ma residenti in UK da tre anni.  Ricorsi dovrebbero essere formalizzati al più presto presso la Corte di Giustizia europea e segnalati al Directorate-General for Education and Culture della Commissione.

Ma i casi più gravi rimangono proprio le assunzioni, in merito alle quali è purtroppo abituale sentirsi rispondere: “Il suo curriculum è eccellente, ma cerchiamo un madrelingua inglese”.

Dobbiamo però capire che la politica linguistica deve diventare un pilastro della costruzione federale europea. E’ infatti ovvio che cresca lo sdegno verso una nazione che, oltre a non essere una sorella affidabile nel processo di unificazione, essendosi piuttosto sempre comportata come una matrigna “sfascista” e subdola, non potrà che aumentare. Come si può pensare che la sua lingua diventi la nostra lingua?

Serve un progetto condiviso, una identità europea nuova e forte. Nessuno può unirsi sulla base di una lingua ingiusta, antidemocratica, non rappresentativa delle nazioni europee e il cui popolo continua a discriminarci in ogni occasione e ad indebolire la nostra necessità urgente ed assoluta di costruire un’Europa politica federale in tempi brevi.

La lingua federale è questione irrinunciabile e irrimandabile. Gli europei devono essere liberi dalla schiavitù linguistica verso qualsiasi popolo, altrimenti l’unione europea sarà sempre in pericolo e a rischio deflagrazione. L’identità linguistica federale è il vulnus del Manifesto di Ventotene. Spinelli ha sempre avuto timore d’affrontarlo e, anche quando ne parlavo con lui, tendeva sempre a scantonare ritenendo che affrontare la questione linguistica finisse per inibire fin dall’inizio il processo unificatore. Oggi, dopo l’Euro, però senz’altro non è più così, anzi, l’Esperanto rappresenta una lezione di libertà da parte del continente al mondo intero oltre che agli stessi inglesi.

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