
Ora l’Europa teme di finire sepolta sotto le urne. Dal clima alla Nato: ecco i nodi aperti con gli Usa.
Tra referendum italiano ed elezioni in Germania, Olanda e Francia
cresce il timore di un’ulteriore avanzata dei populisti. Tusk e Juncker
scrivono a Trump: ora un summit Usa-Ue.
di Marco Bresolin.
«Una grande sveglia per l’Europa». Per l’ex premier italiano Enrico
Letta la vittoria di Donald Trump è «la più grande rottura politica
dalla caduta del muro di Berlino» e un segnale di allarme per il
Vecchio Continente. Il secondo in poco più di quattro mesi, visto che a
Bruxelles il cambio alla Casa Bianca è visto da tutti come «la seconda
rivoluzione del 2016, questa volta più grande della Brexit», per citare
il leader britannico dello Ukip Nigel Farage. «È stato un voto di
protesta, come per la Brexit» ha detto il presidente dell’
Europarlamento Martin Schulz, «sorpreso e deluso» per l’esito delle
presidenziali americane.
Il peso delle urne
Con queste premesse e ben cinque appuntamenti elettorali-chiave alle
porte (dal referendum italiano al voto in Germania del prossimo
autunno, passando per le elezioni in Austria, Olanda e Francia), l’Ue
teme di finire sepolta sotto le urne. «Il loro mondo sta sprofondando,
il nostro si sta costruendo» ha twittato questa mattina Florian
Philippot, vicepresidente del Front National, pubblicando una foto di
Marine Le Pen. La leader dell’ultradestra francese è stata tra i primi
a congratularsi con Trump e con «il popolo Usa, libero», insieme con l’
euroscettico olandese Geert Wilders («la tua vittoria è storica per
tutti noi»). L’intensità dei timori in Francia è tutta racchiusa nel
tweet scritto e poi cancellato da Gerard Araud, ambasciatore francese
negli Usa: «Dopo la Brexit e il voto americano tutto è possibile. Il
mondo collassa sotto i nostri occhi». Non proprio un capolavoro di
diplomazia.
I rapporti transatlantici
Al di là delle preoccupazioni interne sul futuro prossimo dell’Europa,
c’è però una grande incognita sui rapporti nell’immediato. Come e in
cosa cambieranno le relazioni tra Usa e Ue? «I nostri legami sono più
forti dei cambiamenti politici – ha detto Federica Mogherini, Alto
Rappresentante per la politica estera e vicepresidente della
Commissione -. Continueremo a lavorare insieme riscoprendo la forza
dell’Europa». Al di là del comprensibile ottimismo esibito, nei palazzi
di Bruxelles la preoccupazione è forte. Tra le prime “vittime” dell’
ascesa di Trump alla Casa Bianca potrebbe esserci il Ttip, il trattato
commerciale tra Usa e Ue che ha già molti “nemici” in Europa e i cui
negoziati rischiano uno stop definitivo. C’è un grosso timore anche per
l’accordo sul Clima di Parigi, entrato ufficialmente in vigore pochi
giorni fa, che Trump sembra intenzionato a stracciare. E poi ci sono le
incognite sul futuro della Nato, sempre più grandi anche in vista di un
riavvicinamento tra la Casa Bianca e Putin. Idem per i rapporti con la
Turchia.
Non sarà facile per Bruxelles conservare il dialogo con Washington,
visto che Trump non riconosce molta autorità alle istituzioni
comunitarie e probabilmente preferirà avere come interlocutori gli
Stati nazionali. Del resto i due presidenti Jean-Claude Juncker
(Commissione) e Donald Tusk (Consiglio Europeo) – che questa mattina
hanno invitato a Donald Trump una lettera congiunta per congratularsi
del risultato e invitarlo a Bruxelles per un summit Usa-Ue – non
avevano nascosto il loro sostegno per Hillary Clinton, pur senza dirlo
esplicitamente. Juncker si era limitato ad ammettere di avere “una
preferenza di genere”, mentre l’ultimo tweet sul profilo di Tusk risale
a cinque giorni fa: “Mia moglie mi ha detto che un Donald è più che
sufficiente”.
(Da lastampa.it, 9/11/2016).
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