“Ora basta punti esclamativi!”. Diktat di Londra, vietati a scuola.

“Ora basta punti esclamativi!”. Diktat di Londra, vietati a scuola.

di Deborah Bonetti.

Basta! È ora di finirla con l’abuso del punto esclamativo! Questo in sostanza il messaggio diramato – con tanto di manualetto esplicativo – dal ministero dell’istruzione a tutte lescuole elementari britanniche. Perché i bimbi del XXI secolo, cresciuti a messaggini e Whatsapp su smartphone e social media, ormai userebbero in eccesso quel delicato strumento grammaticale, il cui abuso è un oltraggio alla lingua e che crea solo fastidio esprimendo smisurata passionalità anche quando non ce ne sarebbe causa.
Nel libro-guida su come, da ora, si debba usare il punto esclamativo, distribuito in tempo per i test grammaticali in programma per l’estate, c’è una direttiva chiara: l’uso è ammesso solo in frasi che iniziano con how o what. Un esempio: «How exciting!» (com’è emozionante!) oppure «What a lovely day!» (che bella giornata!). Frasi leggiadre e cortesi che si usavano forse nel XIX secolo, ma che oggi sembrerebbero anacronistiche se scritte da bimbi di 7 anni. Eppure il ministro Nick Gibb ha giurato guerra a espressioni come «OMG!» (Oh my God), oppure «Shut Up!» (slang per ‘Ma dai!’) e vuole reintrodurre le buone maniere anche a partire dal linguaggio.

Il diktat non è stato però digerito favorevolmente da gran parte degli insegnanti, che ritengono le nuove norme «confuse e restrittive». John Sutherland, professore di letteratura moderna alla University College London e autore del libro How Good is Your Grammar? ha dichiarato: «Credo che le nuove linee guida siano ridicole e francamente impossibili da seguire. I punti esclamativi sono interpretativi e dipendono dalla situazione contestuale della frase. Uno come Boris Johnson (sindaco di Londra), per esempio, vive di punti esclamativi. Se li cancellassimo, il povero sindaco si affloscerebbe come un palloncino sgonfio.
Questo manualetto è una sciocchezza e non mi sorprende che gran parte dei prof si voglia strappare i capelli quando arrivano queste grandiose istruzioni da Whitehall». Alan Smithers, professore all’università di Birmingham, ha aggiunto: «La grammatica è in continua evoluzione, specialmente con il continuo scambio di formule linguistiche fra messaggini e prosa. I bimbi vedono punti esclamativi in gran parte di quello che leggono. Vietargliene l’uso è assurdo, proprio all’età in cui dovrebbero provare a sperimentare con la lingua scritta».

C’è anche chi è andato a esaminare i tweet del ministro stesso, scoprendo che anche Nick Gibb non segue le proprie regole. Con espressioni come «Wonderful!» (meraviglioso!) e mettendo punti esclamativi alla fine di diverse frasi che non iniziano né con how né con what, al ministro è stato dato un voto bassissimo. Nel dibattito è intervenuto anche il direttore del Sunday Times, Martin Ivens, che nell’editoriale consiglia di usare i punti esclamativi con parsimonia e conclude con una freddura tutta inglese: «Usatene sempre non più di uno e ricordate quello che disse l’autore Terry Pratchett di un personaggio che ne usava sempre almeno 5: indica di certo un qualcuno che preferisce mettersi le mutande in testa».
(Da quotidiano.net, 7/3/2016).

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