Non entra chi non parla tedesco

Proposta in Austria

“Non entra chi non parla tedesco”

Niente permesso di soggiorno in Austria se gli immigrati non parlano tedesco. Senza di loro il settore turistico potrebbe chiudere e la popolazione diminuirebbe anno dopo anno. Eppure in Austria, in vista delle elezioni politiche del prossimo ottobre, i partiti liberali stanno cercando delle regole più rigide per ostacolare l’ingresso degli immigrati, dopo che il governo di centrodestra ha già avviato un giro di vite negli ultimi quattro anni. L’immigrazione è ormai un flusso costante, che ha fatto dell’Austria il quarto Paese in Europa per numero di immigrati sul totale della popolazione, giunto al 9,8%. Meglio fanno soltanto il Lussemburgo (38,6% nel 2004), la Lettonia e l’Estonia (in cui un quinto della popolazione è costituito da immigrati russi). Per fare un raffronto, in proporzione il totale degli immigrati sulla popolazione complessiva in Austria è più del doppio dell’Italia. Nel nostro Paese, infatti, nel 2004 la quota di immigrati era pari al 4,1% (4,5 nel 2005, secondo le stime Istat). Senza immigrati, l’Austria avrebbe serie difficoltà in alcuni settori vitali come il turismo, l’agricoltura o l’edilizia. L’ 11,6% del totale dei lavoratori è ormai composto da immigrati. E il trend sembra mostrare una crescita: negli ultimi due anni il saldo migratorio, cioè la differenza tra chi lascia un Paese e chi vi emigra, è in positivo, con oltre cinquantamila immigrati in più degli emigranti. Questo è, tra l’altro, l’unico motivo per cui l’Austria, come diversi altri Paesi europei, tra cui l’Italia, mostra un aumento della sua popolazione (+0,7% nel 2005). Da alcuni anni, però, l’interesse della politica verso gli immigrati sembra cambiare. La coalizione di governo, composta dai popolari del cancelliere Wolfgang Schuessel e dai liberali, ha prolungato al 2009 il divieto di ingresso per i lavoratori provenienti dai nuovi Paesi Ue (eccettuati Cipro e Malta). La coalizione di Schuessel ha poi lanciato lo slogan “Integrazione prima dell’immigrazione”.

(Da La Stampa, 18/8/2006).

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