No dell’Europa alla pena di morte in Iraq

Paolo Gambi, Rinascimento poetico

No dell'Europa alla pena di morte in Iraq


Il ministro degli Esteri iracheno in visita a Bruxelles la difende. Diplomatico pachistano nuovo inviato di Kofi Annan
«L'Ue riconferma la sua opposizione alla pena di morte in tutti i casi». Poche parole, ma chiare e inequivocabili, contenute nella dichiarazione sottoscritta ieri dai capi della diplomazia dei 25 paesi della famiglia europea, sono diventate il titolo di una giornata che doveva avere tutt'altro segno. A Bruxelles infatti è giunto ieri Hoshyar Zebari, ministro degli Esteri iracheno, volato in Europa per raccogliere sostegno politico, aiuti e riconoscimenti per il nuovo esecutivo ad interim. Ma la questione della pena di morte, che anche ieri è stata evocata dai capi iracheni, ha finito per dominare il pranzo di lavoro ed i successivi incontri.L'Ue ha infatti preso posizione ed il ministro iracheno, senza poter nascondere un certo imbarazzo, ha dovuto registrare che su questa importante e decisiva questione non vi era alcun accordo. «Capisco il messaggio che ci è stato trasmesso – ha dichiarato il capo della diplomazia irachena – il nuovo Iraq libero e democratico, che speriamo di creare, dovrebbe evitare di avere nelle propria normativa la pena di morte; noi però ci confrontiamo con terroristi che uccidono cittadini iracheni innocenti ed il governo deve essere più deciso ed agire con fermezza per controllare la situazione». Zebari ha insomma confermato che la pena capitale sarà reintrodotta, ma non ha rinunciato al tentativo di rafforzare le relazioni con la Ue aggiungendo che l'Iraq auspica una «maggiore visibilità politica dell'Ue» alludendo alla possibile apertura di una rappresentanza diplomatica unitaria a Baghdad. Quest'ipotesi, quella cioè di aprire un'ambasciata dell'Unione Europea nella capitale irachena, è stata al centro dei colloqui con l'ospite ed alcuni ministri, tra i quali l'italiano Franco Frattini, si sono detti favorevoli.
L'ipotesi resta allo studio, ma una decisione in tal senso non è stata presa e Zebari, ministro «in quota» curda già presente nel primo governo ad interim, ha dovuto insistere sulla necessità per l'Iraq di un «aiuto concreto» da parte dell'Ue e non solo di un «sostegno verbale». Al termine della giornata il consiglio dei ministri dell'Ue ha diffuso una nota nella quale si riafferma l'appoggio ad un governo iracheno «pienamente sovrano», ma si mette anche l'accento sullo «stato di diritto e la promozione dei diritti umani». L'Ue manderà una «missione esplorativa» a Baghdad.Sia la cronaca della giornata che le dichiarazioni dei dirigenti di Baghdad confermano però che la situazione nel paese mediorientale è ancora molto instabile e dominata dalla violenza. Il presidente, il sunnita Ghazi al-Yawar, parlando in occasione della cerimonia di fine corso delle reclute della Guardia Nazionale, ha confermato che «tra pochi giorni» sarà approvata l'amnistia avvertendo «i terroristi, chi sequestra le persone, chi ruba e chi uccide» che il provvedimento che sarà introdotto rappresenta d'ultima occasione». Allo scadere dell'amnistia il governo iracheno intende infatti adottare la mano pensante e «colpire con la spada» i criminali e i ribelli. Questi ultimi, cioè i miliziani in armi, sono infatti i veri destinatari dell'amnistia che appare appunto una prima iniziativa alla quale seguirà la reintroduzione della pena capitale. Intervistato dal Times e dal Financial Times il presidente iracheno ha infatti spiegato che Baghdad ha adottato la strategia del «bastone e della carota» che si basa appunto sull'amnistia e sul rafforza
mento dei poteri dell'esecutivo, anche con la reintroduzione della pena capitale. Per ora nel governo di Baghdad non emergono seri contrasti sulle decisioni che si annunciano. Proprio ieri, nel corso di una visita a Teheran, Abdul Aziz al Hakim, leader dello Sciri, la principale forza politica della comunità sciita, ha assicurato il «pieno sostegno» all'operato dell'esecutivo nella «lotta senza quartiere contro il terrorismo». Secondo fonti del palazzo di Vetro Kofi Annan ha intanto nominato il nuovo inviato a Baghdad. L'attuale ambasciatore del Pakistan a Washington, Ashraf Jehangir Qazi, prenderà il posto di Sergio Vieira de Mello, ucciso con altre 19 persone nell'attentato dell'agosto 2003. Le violenze intanto non calano di intensità. Guerriglieri hanno attaccato l'ospedale di Najaf. I poliziotti iracheni hanno ucciso quattro di loro e ne hanno ferito altri sei. In un villaggio a sud di Baghdad è stato assassinato un importante esponente sciita dello Sciri. I terroristi che hanno nelle loro mani il camionista filippino Angelo De La Cruz hanno intanto prorogato di altre 24 ore il loro ultimatum.
.

L'UNITA' p, 10
13.07.2004


[addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00