Politica e lingue

Niente carota nel didietro degli studenti italiani

L’Italia fa bene a non muoversi per riflesso dentro architetture di sicurezza costruite altrove

Niente carota nel di dietro degli studenti italiani.

Reazioni discordanti ai massimi livelli, in seguito alla sentenza del Tar nel ricorso tra i docenti del politecnico di Milano e il Senato accademico.
L’inettitudine di alcuni italiani emerge in modo totale, leggendo i commenti alla notizia sui principali quotidiani web. Per alcuni, rifiutare la colonizzazione inglese è sintomo del sentirsi un’Italietta, mentre invece accettare che un popolo venga a fare il padrone in casa nostra, è segnale di forza e di apertura verso il mondo. Niente di piu assurdo, dico io, visto che ritengo allucinante che un’università italiana pieghi la schiena a 90gradi per accogliere studenti stranieri, chiudendo le porte agli italiani,che se non hanno almeno il B2 di inglese non possono neanche iscriversi all’università, mentre io, studente italiano che va in UK a studiare, devo comunque piegare la schiena a 90 gradi per farmi capire. Esistono forse studenti di serie A e di serie B? oppure è il nostro paese che si abbassa da solo ad essere un Italietta? Se ricevo un amico americano a casa mia, per farlo sentire a casa, lo metto a suo agio parlandogli nella sua lingua, ma la logica imporrebbe che, nel mio ricambiargli la visita, lui faccia altrettanto. O viceversa, che sarebbe anche meglio. Tutte queste riflessioni, che a parer mio sembrano cosi ovvie e logiche, per Azzone e compagni (cosi come per certi, ma purtroppo tanti, servi della lingua inglese) sono fuori dal tempo, e sono sogni a partire dalla realta per cui, oggi “se non sai l’inglese non vai da nessuna parte”. Io l’inglese lo conosco, lo parlo, lo studio da anni, ma se vedo un annuncio di lavoro dove viene indicato che “la conoscenza della lingua inglese è un requisito imprescindibile”, passo oltre, e anzichè mandare il cv in risposta ad un annuncio da “project manager” preferisco candidarmi a fare l’allieva banconista al banco del pane. Sarò più povera, forse, ma sicuramente più libera.

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