Napolitano irritato con il ministro Sbagliato ipotizzare l`uscita dall`Ue

La Repubblica:

Napolitano irritato con il ministro
"Sbagliato ipotizzare l`uscita dall`Ue"

La linea del Colle: sciogliere i punti controversi di Schengen

UMBERTO ROSSO
PRAGA – Non piace al Quirinale questa minaccia di far saltare il tavolo europeo. E l`uscita di Maroni a Lussemburgo, che fa il bis con quella di Berlusconi a Lampedusa, preoccupa e irrita il Colle.
Che, alla vigilia del vertice europeo, aveva messo in guardia, nei colloqui privati e anche pubblicamente:
«Niente ritorsioni o addirittura separazioni in Europa.
Bisogna trovare elementi comuni anche sul terreno dell`immigrazione».
E invece Giorgio Napolitano si ritrova, dopo la bocciatura sui permessi temporanei, con l`Italia contro tutti e con il ministro dell`Interno che ignorai suoi appelli e ril ancia l a linea della rottura. Con dichiarazioni
di fuoco dopo la riunione, salvo invece, all`interno del vertice, firmare «con riserva» la risoluzione congiunta. Linea ondivaga, oscillante, ambigua e confusa per i nostri partner europei ma che decifrata con la lente della politica italiana è fonte di ulteriori preoccupazioni sul Colle: sulla vicenda drammatica dell`immigrazione si sta giocando la partita delle elezioni amministrative di maggio. Con la Lega in prima linea
nel mostrare la faccia dura ai propri elettori.
Il centrodestra all`inseguimento.
E il centrosinistra che risponde con le barricate. In questo clima, e il timore sul Colle, l`accordo del governo con Regioni e Comuni, e che lo stesso Napolitano aveva benedetto, rischia di far naufragio. Anche
perché di fronte alle porte chiuse dell`Europa i migranti finiranno per restare tutti quanti in Italia.
Ecco perché Giorgio Napolitano ha consigliato la linea della mediazione, del paziente confronto, dell`Europa che deve parlare «con una voce sola» e senza «meschinità nazionali e illusione di autosufficienza».
La linea del Quirinale perciò è la seguente: «Bisognava e bisogna andare avanti in questo modo, cercare in tutte le sedi europee di sciogliere i punti controversi nell`interpretazione del trattato di Schengen».
Ovvero esattamente il contrario delle minacce lanciate dal nostro governo ai partner europei: accettate le nostre decisioni o facciamo saltare tutto. Napolitano ne aveva già parlato con Frattini, con lo stesso Maroni, con Gianni Letta che lo ha riferito a Berlusconi. E dal Cavaliere, nelle ultime ore, sarebbe arrivata una mezza frenata rispetto agli ultimatum lanciati a Lampedusa. «Così l`Europa ci mette con le spalle al muro, ci lascia da soli nell`affrontare l`emergenza ed è inaccettabile – si è lamentato il premier in una telefonata con Maroni – ma certi toni della Lega non ci aiutano nella soluzione del problema».

Anche se deluso dal vertice, dal quale si aspettava l`apertura di un confronto, Napolitano continua a tessere nell`ambito delle sue competenze la tela in Europa. Ricomincia da oggi a Praga, dopo la tappa a
Budapest dove aveva avuto un colloquio con lo «scettico» presidente tedesco Wullf. Fronte dell`est apparentemente lontano dal versante caldo del Mediterraneo ma sono poi «voti» che pesano nelle decisioni
europee. Il capo dello Stato non si stanca di mettere in guardia dal pericolo di una perdita della «capacità di solidarietà» della comunità europea, dal rischio di un ritorno all`egoismo nazionale. Nessuno può farcela da solo nel mondo globalizzato, avverte il presidente della Repubblica, «l`Europa ha bisogno di più unità e integrazione».
Ma non si possono «improvvisare» risposte europee quando scoppiano delle crisi, «occorre un`analisi comune a monte».

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