Multiculturalismo

Cari Italians,
la parola «multiculturalismo» è nata in Canada negli anni Sessanta come evoluzione di «biculturalismo», espressione ottocentesca creata per sottolineare la possibilità offerta alla comunità di lingua francese di mantenere la sua lingua e le sue tradizioni. Nonostante il separatismo sempre vivo nel Quebec, l'esperimento è riuscito perché ai canadesi divisi dalla lingua è stata offerta una «narrativa comune», un insieme di simboli e di riferimenti alla patria canadese cementati dal comune impegno nelle guerre mondiali. Il successo del biculturalismo in Canada ha permesso nel XX secolo la sua trasformazione in «multiculturalismo», accogliendo anzitutto tre grandi comunità – cinese, italiana e giamaicana – che hanno mantenuto, molto più che negli Stati Uniti, la loro lingua e cultura.
I problemi sono nati quando una rivendicazione di autonomia è stata avanzata dai musulmani che, a differenza degli italiani, non sono un gruppo etnico ma religioso, le cui domande vanno ben al di là della preservazione di una lingua, di una musica o di una cucina e investono la sfera fondamentale dei rapporti di famiglia e dei diritti umani avanzando la pretesa di sostituire la Shari'a alla legge dello Stato ospitante. Questo equivoco, che confonde etnicità e religione, ha imbastardito il multiculturalismo, trasformandolo da rispetto per tradizioni culturali diverse che possono coesistere – all'interno, appunto, di una «narrativa comune» – in cedimento a pericolose pretese dei musulmani di organizzarsi separatamente quanto al diritto di famiglia e alla gestione dei quartieri dove sono maggioranza. L'Unione eEuropea rimane sempre l'esempio più grande di melting pot istituzionalizzato e gli Stati Uniti, dove il fatto di essere cittadino americano garantisce a tutti di essere parte di una grande nazione che mette da parte tutti i suoi colori, religioni e razze il giorno del «Turkey Day» o quando si ritrova a Ground Zero a cantare «United we stand». Ma penso, come ha ricordato più volte il Papa, che il multiculturalismo sia la faticosa costruzione di un equilibrio fra un'affermazione forte dell'identità e della storia della maggioranza – che in Europa, come in America del Nord, è cristiana – e una libertà religiosa offerta a chiunque rifiuti senza ambiguità la violenza e il terrorismo e accetti i valori fondamentali della società di cui entra a far parte.

di Riccardo Mancini

da Italians (Corriere della Sera)
[addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00