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L'ERA comunica

Al Ministro e coloro negano agli italiani il diritto allo studio nella loro lingua dico: non siate “gli abominevoli malvagi d’Italia”

Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto

«Mi piace cominciare questa mia dichiarazione con il Dante del Convivio che recita ‘A perpetuale infamia e depressione de li malvagi uomini d’Italia, che commendano lo volgare altrui e lo loro proprio dispregiano, dico che la loro mossa (spinta a far questo) viene da cinque abominevoli cagioni.
La prima è cechitade di discrezione (incapacità di discernimento);
la seconda, maliziata escusazione (scusa addotta in malafede);
la terza, cupidità di vanagloria;
la quarta, argomento d’invidia (ragionamento suggerito dalla invidia);
la quinta e ultima, viltà d’animo, cioè pusillanimità.
E ciascuna di queste retadi ha sì grande setta che pochi sono quelli che siano da esse liberi […] molti per questa viltade dispregiano lo proprio volgare, e l’altrui pregiano: e tutti questi cotali sono li abominevoli cattivi d’Italia che hanno a vile questo prezioso volgare, lo quale, s’è vile in alcuna [cosa], non è s
e non in quanto elli suona ne la bocca meretrice di questi adulteri’.

Cito Dante proprio a proposito della lingua italiana e di quella altrui perché lascia senza parole l’uscita della neoministra dell’istruzione Carrozza a sostegno del rettore del Politecnico di Milano Azzone e contro la sentenza del Tar Lombardia. Non tanto o comunque non solo per il fatto di essere entrata di forza in merito ad una sentenza di tribunale, ma per non aver nemmeno letto le 17 pagine prodotte dal Tar, di rara chiarezza ed efficacia, fornendo al pubblico una visione distorta del concetto di internazionalizzazione.

In primo luogo bisogna ristabilire la verità dei fatti. Al Politecnico percorsi di laurea, soprattutto per il ciclo magistrale, puramente in inglese esistono già e sono disponibili sia per gli stranieri (per i quali nemmeno è richiesta una certificazione minima di italiano, sovente contro il loro stesso desiderio ed interesse) che per gli italiani.

Il punto è capire se gli studenti italiani hanno diritto a formarsi in lingua italiana o no nel proprio Paese. In tal senso appare incredibile l’affermazione del ministro Carrozza, secondo cui “si presuppone che la lingua italiana sia già ben conosciuta all’università”. Da quando i corsi universitari si tengono per insegnare una lingua, invece che per trasmettere la conoscenza nella lingua che meglio è capace di incarnarla? Inoltre è ovvio che l’inglese non è affatto, come sostiene una vulgata ridicola e falsa, un passe-partout valido per ogni paese. Un architetto che dovesse lavorare in sud America ha bisogno dello spagnolo, uno che è diretto in Cina del cinese (l’hanno ben capito i paesi scandinavi dove è iniziata l’offerta di corsi in questa lingua).

La verità è che l’internazionalizzazione è un processo complesso e stratificato, che l’Italia può vincere solo puntando ad una valorizzazione, ad un aggiornamento, ad una ottimizzazione ed eccellenza della docenza nella nostra lingua, soprattutto in quei settori che storicamente parlano italiano, tanto da impiegare termini tecnici che tutti studiano in questa lingua.

Il problema è che i nostri rettori, le menti a capo dei nostri settori produttivi, i nostri ministri, i nostri giornalisti, intellettuali e studenti, quasi tutti insomma, non hanno la capacità e il coraggio di proseguire su questa strada e preferiscono assoggettarsi a una forma di neocolonialismo linguistico di matrice angloamericana ormai asfittico e vetusto, indicando questo suicidio linguistico-culturale come la presunta via del futuro. Ma il nostro futuro sono le Nazioni Unite d’Europa e una lingua federale giusta che si chiama Esperanto».

 

 

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