MESSAGGIO DI CAPODANNO DEL PRESIDENTE DELL’UEA Kep Enderby

MESSAGGIO DI CAPODANNO DEL PRESIDENTE DELL’UEA Kep Enderby

COMUNICATO DELL’UEA N-o 65 del 20-12-1999

L’anno 2000, simbolicamente e emotivamente importante, soglia del nuovo millennio, dà a molti uomini – significativamente più degli altri capodanni – la voglia di contemplare il passato così come si guarda al futuro. Cedendo a questa stessa tendenza in un’occasione così storica, colgo l’occasione di parlare – spero non troppo filosoficamente – di alcuni aspetti del nostro movimento, della nostra comunità e dell’UEA stessa, secondo le mie esperienze e osservazioni fatte durante il tempo della mia presidenza dell’UEA.

Alla fine del 20.o secolo, anche se i sogni dei nostri pionieri per una rapida Fina Venko (vittoria finale) non si sono ancora realizzati, si ha il diritto di dire, onestamente e con fiducia, che il fenomeno esperanto è indubbiamente riuscito a mantenersi in vita e a progredire durante questo tumultuoso secolo, le cui congiunture certamente non hanno aiutato a prosperare le idee simili alla nostra.

Ascolto spesso domande di accusa: perché‚ non abbiamo ottenuto di più? perché‚ l’entusiasmo e l’ottimismo dei nostri pionieri si sono in gran parte sbiaditi? Io perciò
rispondo con una domanda: dovevamo davvero aspettarci di più di quello che abbiamo raggiunto? Se noi guardiamo indietro alla nostra storia, la risposta onesta deve essere: no; aspettarci di più sarebbe stato utopistico e troppo ottimistico.

Nonostante questo, credo fortemente che noi abbiamo il diritto di entrare nel nuovo millennio con ottimismo e con coraggio, magari non con la speranza di raggiungere gli stessi obiettivi, almeno non alla stessa maniera di come li volevano i pionieri, perché‚ i loro scopi, probabilmente, non sono più attuali nel mondo odierno, così diverso dal loro. Noi, esperantisti di oggi, ci troviamo di fronte una situazione assolutamente diversa. In conformità, anche noi stessi, le nostre organizzazioni, i nostri atteggiamenti e strutture dovranno cambiare. Infatti, nel nostro mondo, in così rapido cambiamento, tutti gli organismi che vogliano servirlo in qualche modo, debbono costantemente riformarsi.

Non si addice ad un messaggio di nuovo anno trattare approfonditamente quali cambiamenti politici, tattici o strategici siano opportuni, ad esempio, per l’UEA. Nel corso del prossimo anno farò in modo di dare alcuni suggerimenti pubblici. Critiche e idee relative, da parte di tutti gli interessati, saranno le benvenute.

Tuttavia, sintetizzando in breve: quali sono i problemi di questo tipo che io intravedo? Fondamentalmente è importante il fatto che durante gli ultimi anni il pubblico, specialmente i giovani, non si interessa molto all’esperanto. Questo è il risultato della costante inondazione delle cosiddette novità e delle accattivanti distrazioni commerciali che raggiungono continuamente tutto il pubblico del mondo, inducendolo ad un atteggiamento spesso definito come apatia. L’esperanto da tempo non si qualifica come una novità interessante, e ancor meno, come un’attrattiva commerciale. E’ chiaro che nel mondo moderno il nostro idealismo non è, da solo, più sufficiente.

Dobbiamo anche aggiungere al conto, che i pregiudizi e lo scetticismo di molte ‚lites contro di noi, permangono ancora.

Malgrado questo, la nostra vita culturale esperantista (unica) si arricchisce costantemente e innalza il suo livello. Un solo esempio: vengono continuamente pubblicati testi letterari di rilevante qualità, traduzioni e opere originali.

Per far progredire la nostra causa, ognuno si domanda, cosa dobbiamo fare? Il mio primo e generale suggerimento è di cercare di accrescere il nostro sentimento internazionale di coerenza, ma non in spirito settario, intollerante o offensivo per gli altri, siano esperantisti oppure no.

In secondo luogo, per una associazione sociale che vuole agire efficacemente, è evidentemente assai importante la propria struttura. Strutturalmente l’UEA, così come ogni altra organizzazione internazionale, ha molti problemi già per il fatto stesso che si debba lavorare internazionalmente. I consiglieri e i dirigenti dell’UEA, anche se secondo lo statuto avrebbero il superiore ruolo di guida nelle cose dell’UEA, appaiono inevitabilmente più deboli e un po’ più amatoriali rispetto ai professionisti dell’Ufficio Centrale, perché‚ i primi lavorano nel loro tempo libero, qua e là per il mondo. Questa situazione contraddittoria è origine di importanti problemi, come in qualsiasi altra associazione dove si operi, efficacemente e democraticamente, per l’accordo fra una guida efficace e gli effettivi, giusti e democratici principi di responsabilità Purtroppo non è facile trovare soluzioni accettabili.

Allora, ancora una volta, cosa fare?

Io suggerisco che, continuando a diffondere l’uso dell’esperanto con i nostri metodi tradizionali, noi ci attiviamo di più negli altri campi consentiti dallo statuto, ad esempio lavorando a favore dei diritti umani in generale.

Anche se, su alcuni temi, ci troviamo legati statutariamente da una opportuna neutralità, lo statuto ci permette di fare ciò, in effetti addirittura ci incoraggia. Nei nostri sforzi su questo terreno dobbiamo riuscire a diminuire la distanza fra le scuole di pensiero "a favore dell’esperanto" e "per mezzo dell’esperanto" [esistenti] in tutto il nostro movimento e comunità ed avvicinarci di più alla visione "per mezzo dell’esperanto".

Senza prescindere dalla richiesta di neutralità, decidere per le migliori, sagge e prudenti prese di posizione su molte brucianti questioni, resterà sempre un problema. Io credo che, dopo più di cento anni, noi siamo abbastanza maturi per prendere decisioni adeguate.

Dobbiamo anche tutti farci più tolleranti verso le molte diverse opinioni e tendenze in tutti i settori della nostra comunità ed ascoltare attentamente coloro che ci criticano.

L’UEA non è, e non vuole essere, la fonte di ogni saggezza sui modi migliori per far progredire l’esperanto e su come, per mezzo dell’esperanto, aiutare il benessere del mondo. Allargamento, accettazione e tolleranza verso tutte le correnti di opinione, deve essere il nostro imperativo.

Amici, non intendo farvi una predica. Orgogliosamente, fiduciosamente, qualsiasi sia la propria tendenza, marciamo insieme.

Auspico che abbiate tutti un felice nuovo anno.

Traduzione in italiano di Edo Taddei

Giorgio Kadmo Pagano
ARTISTA dal 1977 TEORICO dell'ARTE e ARCHITETTO dal 1985 GIORNALISTA dal 1993, ESPERTO d'ECONOMIA LINGUISTICA dal 1997.

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