Messa in latino: Deo gratias

Vaticano. Parla il Cardinal Medina

Torna la messa in latino? Deo gratias

di Paolo Rodari

“Ho sempre sostenuto” che l’eventuale concessione da parte del papa della possibilità di celebrare la messa in latino secondo il messale di san Pio V senza l’obbligo del previo permesso dei vescovi locali sarebbe cosa normale e giusta. Se Benedetto XVI si adopererà in questo senso avrà, ovviamente, la mia riconoscenza ma la decisione è in mano sua”.

A parlare al “Riformista” è l’ottantenne cardinale cileno Jorge Arturo Medina Estévez, prefetto emerito della congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, uno dei responsabili della curia romana il quale, poco prima di Natale, ha partecipato a un incontro della commissione Ecclesia Dei – un “ministero” del Vaticano incaricato di seguire gli scismatici lefebvriani – che aveva lo scopo di valutare la proposta del papa in merito alla messa tridentina. “So che il papa ha tanti impegni urgenti da sbrigare – ha confidato – e quindi non so dire con esattezza se e quando egli comunicherà l’eventuale “liberalizzazione” della messa in latino con l’antico rito. Da parte mia, comunque, sarei felice se avvenisse”.

Modina, oltre che fermo difensore del rigore in campo liturgico, è conosciuto dai fedeli perché fu lui, alle 18,45 del 19 aprile del 2005, ad affacciarsi dalla loggia centrale della basilica vaticana per comunicare al mondo che i cardinali riuniti in conclave avevano scelto il successore di Giovanni Paolo II. “Annuntio vobis gaudium magnum” – disse Medina – “Habemus papam”. Toccò a lui in quanto protodiacono – – il più anziano tra i cardinali diaconi -, precedere di qualche minuto Joseph Ratzinger per il bagno di folla in piazza San Pietro. Toccò a lui e ne fu contento, visto la stima e l’affetto che ha sempre nutrito per colui che fino a un anno e mezzo fa era, per decisione di Wojtyla, custode dell’ex Sant’Uffizio. La modalità con la quale Ratzinger intende “liberalizzare” la messa tridentina è quella del “Motu proprio” e cioè di un documento promosso di sua iniziativa da parte di chi ne ha facoltà.

Con l’uscita del “Motu proprio” quei sacerdoti che lo desiderano potranno celebrare – anche senza il previo permesso dei vescovi locali come accade ora – la messa in latino secondo il messale tridentino (quello di Sa Pio V) rivisto da papa Giovanni XXIII nel 1962. La messa tridentina introdotta dalla Chiesa nel Concilio di Trento (1545-1563), è stata in vigore fino al Concilio Vaticano II (1959-1965). Veniva celebrata dal sacerdote con le spalle rivolte ai fedeli ed era pronunciata interamente in latino, fatta eccezione per alcune parole in greco e in ebraico…

(Da Il Riformista, 17/1/2007).

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