Merkel: Su euro e Grecia ho vinto io gli aiuti solo in cambio di vere riforme

Merkel: Su euro e Grecia ho vinto io gli aiuti solo in cambio di vere riforme
La Repubblica 18 agosto 2013 — pagina 6 sezione: economia.

BERLINO – «L' eurocrisi non è ancora finita, ma dalla crisi l' Ue uscirà più forte». A condizione che il suo destino non sia affidato solo «ai bassi tassi», una «cosa ingannevole» (e qui la critica sembra rivolta alla Bce di Mario Draghi). E ancora: «Noi aiutiamo i Paesi in difficoltà, e dobbiamo tornare locomotiva. Ma è giusto avere in cambio l' impegno a riforme anche dure». Così parla la donna più potente del mondo, la cancelliera federale Angela Merkel, in quest' intervista alla Frankfurter Allgemeine (copyright in Italia per la Repubblica) a poco più di un mese dalle Politiche del 22 settembre, in cui tenterà di conquistare un terzo mandato. Rigore, crisi e ripresa, futuro dell' euro, ma anche timori e speranze per il dopo-voto, tragedia egiziana, scontro con gli Usa sul Datagate: "Angie" parla su tutto. La Germania, sottolinea, è stata la prima a varare dure riforme, quindi oggi può tornare àncora di stabilità per l' Europa. L' euro è il simbolo della unificazione europea e insieme uno scudo prezioso nell' èra della globalizzazione. E proprio una nazione esportatrice come la Germania ne ha bisogno. Merkel propone, poi, che l' Europa si doti di tecnologie elettroniche superiori, per affrontare la sfida anche spionistica dell' America e della Cina. In giornata, mentre prepara la visita al campo di concentramento di Dachau martedì, Merkel avverte: «La destra estremista non è sconfitta». Signora Merkel, a che punto è l' eurocrisi? «Non è ancora superata. L' Europa attraversa tuttora un momento incerto. Ma dalla crisi uscirà più forte, su questo occorre parlare chiaro, come facemmo al momento dell' uscita dall' atomo decisa dopo la catastrofe di Fukushima». Sull' eurocrisi, pensa di aver fatto sempre le scelte giuste? «Oggi vediamo quanto la nostra linea, il mix di responsabilità di ognuno e di solidarietà, sia stato giusto. E lo è tuttora. Le riforme cominciano a funzionare, a produrre effetti positivi». Ma la crisi greca sarebbe stata meno drammatica se gli aiuti fossero stati più veloci. E' d' accordo? «Alla solidarietà europea appartiene anche il principio degli sforzi da compiere da parte di chi viene aiutato. Mettere semplicemente soldi a disposizione, senza la disponibilità a riforme di fondo dall' altra parte, è una soluzione che giudico sbagliata fin all' inizio della crisi. Sono felice che siamo riusciti a convincere a imboccare un' altra via. Così la Grecia e gli altri Paesi colpiti hanno dovuto intraprendere importanti riforme. Inoltre ho sempre ritenuto importante che la Trojka – con Bce, Commissione europea e Fondo monetario – guidasse ogni intesa. E' stato necessario accettarlo, e ha dato i suoi frutti». Dopo le elezioni tedesche, vede un "hair cut" o nuovi aiuti per Atene? «No, non vedo alle porte un taglio dei debiti per la Grecia. Mi meraviglio di quanto se ne parli in modo irresponsabile. Una simile decisione potrebbe causare insicurezze in altre parti dell' Europa. Abbiamo convenuto di riesaminare la situazione greca a fine 2014 o inizio 2015. Dovremmo seguire questa tabella di marcia, invece di ricominciare a speculare ogni giorno». Quanto la preoccupa che anche la Spagna, l' Italia e persino la Francia siano in sofferenza economica? «L' Europa attraversa senza dubbio un' èra difficile. Alla fine, però, sarà più forte di prima della crisi. Noi tedeschi fummo costretti presto, poco dopo l' entrata nell' euro, a varare profonde riforme, come l' agenda 2010 ( ndr, le riforme di Gerhard Schroeder, cancelliere riformista Spd, predecessore di Merkel): allora affrontavamo un' altissima disoccupazione. Oggi la Germania torna motore di crescita e àncora di stabilità. Altri Paesi dopo l' introduzione dell' euro ebbero una boccata d' aria con i tassi in calo. Come sappiamo, ciò fu illusorio, ingannevole». Nel suo partito, la Cdu, si discute con passione sul salvataggio dell' euro. Ma adesso i critici tacciono: perché? «Il fatto che noi abbiamo sempre discusso con passione su questa sfida centrale degli ultimi anni è giustificato dal tema. Ulteriori discussioni verranno. Io chiarirò che l' euro è molto più di una valuta. E' simbolo dell' unificazione europea, ed è un progetto per il futuro nell'era della globalizzazione. Proprio una nazione esportatrice come la Germania ha bisogno dell' euro». Come giudica la tragedia egiziana, a poche ore dal consulto europeo? «Siamo molto preoccupati e restiamo convinti che l' Egitto potrà superare la crisi solo attraverso un processo politico pacifico, aperto a tutte le forze politiche nessuna esclusa. Lanciamo in modo energico questo messaggio ai nostri partner egiziani». Gli europei non avrebbero dovuto intervenire prima, politicamente, nei Paesi della Primavera araba? «La Ue lo ha fatto fin dall'inizio. Ma dobbiamo essere realistici e ricordare che i cambiamenti procedono sempre lentamente. Possiamo aiutare i Paesi della regione, ma quelle società possono trovare la via giusta soltanto da sole». Il Datagate ha creato tensioni Usa-Europa e grandi dibattiti. «Libertà e sicurezza sono sempre in conflitto tra loro. Ogni intervento nella libertà in nome della sicurezza deve restare entro i limiti di scelte moderate». Ma gli americani dominano tecnicamente in quel campo… «E' vero, e siamo amici e stretti partner degli Usa. Ma anche la Cina può molto. Quanto ai "router" per esempio, ci sono due grossi provider mondiali: uno cinese e uno americano. Nessuno europeo. Per questo noi europei dobbiamo lavorare insieme per superare la nostra dipendenza da America e Cina, così da offrire noi stessi forti, moderne tecnologie». Dopo le elezioni, potrà scegliere tra più formule di coalizione «Io vorrei proseguire la coalizione cristiano-liberale. Il suo bilancio è sotto gli occhi di tutti. Tra Cdu-Csu e Fdp ci sono i maggiori punti di convergenza rispetto a tutte le altre costellazioni pensabili. Lavoriamo molto bene insieme, anche se all' inizio della legislatura era difficile. Adesso abbiamo le migliori chance di conseguire il nostro obiettivo, intendo la prosecuzione della coalizione attuale. Ma è anche vero che il risultato magari sarà sul filo del rasoio, come spesso nelle elezioni federali». Ma se scegliesse subito una coalizione con la Spd non dovrebbe temere una maggioranza risicata. «Via, in verità nessuno punta davvero a una Grosse Koalition». Questa sarebbe per lei solo una soluzione d' emergenza? «Una volta ho guidato una Grosse Koalition, quindi sarei non credibile se la escludessi. Ma non c' è dubbio che per i cittadini sarebbe meglio proseguire la coalizione cristiano-liberale». Se verrà rieletta, quando cederà il passo a un successore? «Io mi candido per l' intera legislatura. Tutti i miei pensieri ora sono su come potrò dare forma alle mie idee, in senso politico, nei prossimi quattro anni».

Frankfurter Allgemeine Zeitung – JOHANNES LEITHÄUSER, ECKART LOHSE

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