Meglio il cinese del latino?

Risponde il vicedirettore della Nazione

Piero Gherardeschi

Latino, sbaglia chi crede che studiarlo sia tempo perso

Cara Nazione, chi scrive è un’insegnante di liceo. Ho letto e sentito in questi giorni la polemica ripresa anche dal Financial Times sulla opportunità di insegnare o meno il latino. Magari a beneficio del cinese. La lettera inviata dal giovane studente voglio sperare sia solo una gratuita provocazione; in caso contrario ci sarebbe davvero da preoccuparsi. L’importanza del latino non sta a me sottolinearla: si parla, sbagliando, di lingua morta, perché è sufficiente chiedere a studenti che frequentano facoltà universitarie importanti per capire come sia fondamentale conoscere l’etimologia delle parole. Se davvero si crede che imparare il cinese sia fondamentale alla luce della nuova realtà che stiamo vivendo, va bene: lo si inserisca nei piani studenteschi. Ma non per questo si deve farlo penalizzando una lingua che solo forse chi ha poca dimestichezza con la cultura non riesce a capirne l’importanza. Anna53, Prato

Chi non è più giovane sa bene che mostrare di conoscere la lingua di Cicerone. Negli anni sessanta, equivaleva ad essere accreditato come studente modello, sicuramente degno di grande stima e attenzione. Ora tutto questo sembra cambiato e al latino si preferisce il cinese. Vista l’invasione permessa da governi di centrodestra e centrosinistra, senza muovere un dito, forse conoscere la lingua dei nostri nuovi vicini di casa venuti da lontano è certo meno nobile ma più vantaggiosa. Del resto in una realtà dove la fa da padrone la superficialità si può capire, ma non certo giustificare, la protesta del giovane studente, che il latino proprio non vuol saperne di studiare. Ma così va il mondo del terzo millennio. Anche se verrebbe da domandarsi cui prodest?

(Da La Nazione, 9/1/2007).

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