Manifestazione nazionale
Per la democrazia linguistica, contro l’occupazione inglese dell’Italia e del mondo.
Roma, Via di Torre Argentina 76, Sabato 28 maggio 2011, ore 15.
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– L’anglicizzazione delle università che viene chiamata bugiardamente internazionalizzazione;
– l’obbligo della certificazione B2 di inglese per insegnare in Italia anche se educazione fisica o francese, spagnolo e tedesco;
– il CLIL che ha avuto l’86% di domande per l’inglese contro il 14% di francese, tedesco e spagnolo messe insieme;
Segnalano inequivocabilmente non solo l’ineluttabile fine della seconda lingua comunitaria ma, anche, la progressiva marginalizzazione del cemento linguistico del Paese: la lingua italiana. Partecipa alla manifestazione Per la democrazia linguistica, contro l’occupazione inglese dell’Italia e del mondo!
Comunica subito la tua partecipazione riempiendo il modulo qui:
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Ho assistito, per caso, ad una intervista televisiva di Stefania Giannini, Rettrice dell’Università di Perugia, e mi piacerebbe comprendere se possiamo fare qualcosa nell’ottica di illustrare e trasmettere la dimensione europea, comunitaria, istituzionale del plurilinguismo, non solo all’uomo della strada ma, anzitutto, a coloro che presiedono gli alti luoghi della Pubblica Istruzione, ai politici, ai giornalisti, agli improvvisatori televisivi del sapere.
Stefania Giannini ha parlato dell’apprendimento delle lingue privilegiando l’arabo, il cinese, il russo e, in primis, l’inevitabile inglese, ignorando totalmente l’importanza del tedesco, del francese, dello spagnolo e delle altre lingue europee. Ma, l’apprendimento delle lingue non è utile solo a coloro che intendono esercitare le professioni di traduttori o di interpreti, a concludere operazioni commerciali con altri Paesi o a comunicare alla spicciolata con gli stranieri e a girare il Mondo. Per gli Europei l’apprendimento delle lingue, nella sua dimensione scolastica, formativa e culturale, è indispensabile, anzitutto, per comprendersi reciprocamente e intelligentemente, per vivere insieme armoniosamente e per costruire, insieme, il loro destino comune.
I cittadini europei, nell’ambito del processo di integrazione in atto, non hanno bisogno di semplici lingue di comunicazione, di carattere commerciale o spicciolo, ma di lingue di riflessione, di concezione, di comunione. Gli Europei hanno bisogno di conoscere le lingue di cultura dell’Europa per costruire una Pubblica Amministrazione Europea degna di questo nome, democratica, rispettosa del loro modello di civiltà e dei loro valori, che non sia la brutta copia dell’organigramma di una multinazionale, hanno il compito e la necessità di conoscere le lingue europee per penetrarne la « forma mentis », per legiferare sul vivere insieme, per costruire una nuova civiltà europea che affondi le radici in una cultura condivisa e comune. Per gli Europei, l’apprendimento delle lingue europee, greco, latino, italiano, francese, tedesco, spagnolo, eccetera… è « condicio sine qua non » di piena e rigogliosa sopravvivenza.
Questi alcuni dei messaggi di sostegno e testimonianza tra più significativi pervenuti all’ERA dal mondo dei docenti.
1. Maria Paola Fregni – Docente di Francese, Modena:
Sono una docente di Francese in un Liceo della mia città, Modena. Da anni, da sempre, mi scontro e combatto con uno stato delle cose che vede l’anglofonia imperante e devastante nei confronti delle altre lingue e culture europee e non solo. L’inglese, nato come lingua di mercato e di mercanti, continua ad essere tale, spadroneggiando come non mai e favorendo un pensiero essenziale nel senso deteriore del termine, espressione di una ideologia mercantile/consumistica spesso priva di substantia… e, naturalmente, togliendo terreno culturale alle altre lingue, in primis, alla nostra.
2. Maria Cristina Papa e Massimo Tosi – Docente di Italiano, Ardea (Roma) :
Se vogliamo avere pari dignità in Europa dobbiamo tutti appoggiare una lingua comune non nazionale, come l’esperanto, introdurla nelle scuole dalle prime classi in tutti i paesi comunitari e gradualmente inserirla a livello istituzionale. Non ho nulla in particolare contro gli inglesi e la loro lingua, ma questa supremazia derivata da secoli di dominio coloniale, spesso male accettata, non aiuta l’unione tra i popoli che non si sentono motivati nell’imparare una lingua estranea. Una lingua europea, invece, molto più della moneta comune, può costituire un collante per questa fragile unione ora puramente economica, e gettare le basi per una futura lingua mondiale nella cui definizione si partirebbe ad armi pari nei confronti, ad esempio, dell’incombente “minaccia” cinese.
3. Luigi Vallebona – Docente Francese e Spagnolo, Agropoli (Salerno):
Aderisco con convinzione alla manifestazione, dopo aver partecipata a quella del 2009 per la difesa della seconda lingua comunitaria. L’imperialismo linguistico inglese sta distruggendo le basi del plurilinguismo, impoverendo l’offerta culturale e il diritto a studiare una seconda lingua comunitaria. Il governo Berlusconi e il ministro Gelmini sono totalmente proni a questa tendenza, imponendo l’inglese ovunque, anche a scapito della lingua italiana. Occorre una forte mobilitazione. Occorre pensare a forme di lotta adeguate e a far conoscere questi temi di cui nessuno purtroppo parla. Perché non pensare anche a una raccolta di firme fra i docenti per opporsi alla certificazione B2 di inglese, per difendere l’italiano e le seconde lingue comunitarie?
Buonasera sono contento di portare il saluto degli esperantisti italiani in questa manifestazione.Mi dispiace che l’Anils e gli altri si siano ritirati, noi esperantisti e la federazione esperantisti italiani ci occupiamo di esperanto, della diffusione, dello studio eccetera.La Gelmini non ci farebbe paura in se stessa perché nel corso della storia esperantista siamo stati abituati a tante battaglie; il primo che cominciò fu lo Zar disse: questa lingua di pace non serve a niente la vieto.
Poi venne la Francia, si discusse dell’esperanto della società e delle nazioni nel 1922, e la Francia disse io metto il veto perché il francese è la lingua internazionale nel 22’, quindi quest’esperanto mi da fastidio. Poi proseguì Hitler, mandò tutti nei campi di concentramento, proseguì Stalin questi rapporti internazionali. Dopo la seconda guerra mondiale tutto il mondo anglosassone, l’impero americano se vogliamo ha proseguito in questa linea e già ci stiamo preparando alla battaglia futura contro il cinese, perché tutta questa gente dice non siamo tutti uguali; c’è uno importante che comanda e noi vogliamo studiare la lingua di quello, mentre noi esperantisti diciamo esattamente il contrario: siamo tutti uguali eccetera…
Adesso il problema grosso in Italia, la Gelmini di cui dicevo che non ci farebbe paura, ci fa più paura perché siamo in una situazione in cui tutti sono convinti, che studiare l’inglese sia una cosa buona,una cosa neutrale in fondo. Se andiamo fuori da questa stanza e parliamo di colonizzazione tutti si mettono a ridere, ma quale colonizzazione!!Noi vogliamo studiare l’inglese perché siamo moderni, giovani, anche in televisione dicono sempre le cose in inglese, e in questo stato di cose è difficile portare avanti la battaglia che L’ ERA e Giorgio portano avanti, perché si tratta di svegliare tutta questa massa di schiavi, perché si ribellino ma è proprio una cosa molto difficile. Gandhi girò tutta l’ India per far capire che in fondo la dominazione inglese non era una cosa buona, noi se giriamo tutta l’Italia raccogliamo più insulti che accettazioni però bisogna farla questa battaglia perché siamo in una situazione molto al di là di quello che era il libro “1984”, vi ricordate il Grande Fratello eccetera?Adesso è molto peggio, adesso dice noi bombardiamo in Afghanistan: “ma state facendo la guerra? dice no si chiama fare la pace…”. Però non solo c’è qualcuno che lo dice, ma tutti ci credono, la televisione lo ripete e in questo clima generale l’inglese passa perché deve passare, perché tutti noi lo vogliamo, noi nel senso la grande massa della gente, quindi è una lotta proprio dura…Auguri all’ERA e a noi tutti..!!!
Sono lieto di essere qui con voi. Il mio nome è Robert Phillipson, e come probabilmente saprete sono l’autore del libro “L’imperialismo linguistico continua”. Sono estremamente grato all’associazione radicale per essersi presi la briga di tradurre il libro in italiano, il che è una magnifica notizia. Avevo già scritto un libro, dal titolo “Imperialismo linguistico”, vent’anni fa, che ha fatto arrabbiare un sacco di persone che nel mio paese, l’Inghilterra, stanno cercando di buon grado di promuovere l’inglese in tutto il mondo, per rafforzare gli interessi, gli investimenti e l’influenza inglese nel mondo. Essi pensavano che la mia analisi era sbagliata e che il libro sarebbe semplicemente scomparso nel nulla. Fortunatamente questo non è successo. In realtà è stato pubblicato in Cina e in India e ha avuto una grande influenza sulla professione dell’insegnamento di inglese nel mondo, sono felice di affermare. è stato tradotto anche in arabo. Il nuovo libro ovviamente cerca di proseguire su questa via, perché sono successe un sacco di cose negli ultimi venti anni. L’inglese è stato rafforzato in molti paesi del mondo, specialmente nelle ex-colonie, ma anche, in misura crescente, nell’Europa continentale. E questo perché l’espansione dell’inglese è strettamente legata ad interessi economici, commerciali, al neoliberismo. Effettivamente se si guarda attentamente a qual è la politica che sta dietro all’inglese, essa ha a che fare con gli Stati Uniti, che hanno l’intenzione di dominare il mondo, o se preferite l’impero USA nel mondo, e ciò vuol dire un impero che guarda caso utilizza l’inglese e difatti gli americani sono anche stati molto impegnati nel sostenere l’idea della formazione dell’Unione Europea, ovviamente anche molti europei furono coinvolti, ma ad esempio i soldi dietro al piano Marshall non ci sarebbero mai stati se gli americani non avessero obbligato gli europei a integrare le loro economie, e c’è stata una espansione sempre maggiore dell’influenza dell’Unione Europea da quel momento in poi.
Gli Stati Uniti sono un paese estremamente multilingue, sia per i nativi americani sopravvissuti, le popolazioni originarie del nordamerica, sia tutti i moltissimi immigrati, ma ci sono molte persone che cercano di rendere il paese monolingue, e ovviamente utilizzare una sola lingua per tutti gli ambiti ufficiali è il tipo di idea che le persone che parlano una sola lingua pensano sia la migliore per occuparsi di essa. Ci sono forze così potenti dietro agli interessi politici ed economici legati a questa espansione dell’inglese, che ovviamente occorre che la politica linguistica vengano presa sul serio.
Questo perché c’è tanta spazzatura, tante insensatezze dette in relazione alla promozione dell’inglese, e cerco di spiegarne alcune nel libro. Per esempio un sacco di persone parlano di inglese “globale”, come se in realtà ognuno usasse l’inglese, capisca la lingua e se si promuove l’inglese come una cosiddetta lingua franca ciò significherebbe che poi ognuno sarebbe in grado di parlare in modo semplice gli uni con gli altri. e questo ovviamente non è vero. L’inglese globale non esiste. Meno di un terzo della popolazione mondiale ha in realtà ogni competenza in inglese e sono piuttosto dubbioso riguardo alla possibilità da parte di un terzo della popolazione italiana di utilizzare l’inglese, per esempio, per scopi molto complessi, quali i negoziati all’interno dell’Unione Europea, ma anche per insegnare attraverso il medium dell’inglese.
Cosicché quando i miei amici italiani mi hanno detto che ora ci sono leggi, cambiamenti che vengono attuati nell’istruzione italiana, secondo i quali tutti gli insegnanti devono avere un certo livello di competenza in inglese, e poi forse addirittura insegnare le loro materie attraverso l’inglese, trovo che questo sia molto scioccante. Trovo che sia un’idea molto molto strana che non è basata su ciò che dovrebbe accadere all’interno di un paese, di uno stato. E ciò significa in qualche modo che ciò che sta accadendo a livello scolastico in alcune parti d’Europa, ma credo che l’idea italiana sia più estrema che in ogni altro paese europeo che io abbia sentito, sta accadendo molto nelle ex-colonie di tutto il mondo, nelle élite in India, o nelle ex-colonie africane dove essi istruiscono adesso i loro figli esclusivamente in inglese, e ciò vuol dire che li stanno separato, stanno tagliando loro i legami con i valori e la tradizione della loro cultura locale, mentre le masse non hanno alcuna competenza in inglese. Questo è lo sviluppo molto preoccupante che ha a che fare con l’imperialismo linguistico delle colonie tradizionali e ora con il neoimperialismo neoliberista che pure rafforza l’inglese.
Quando dico che ciò che accade nelle scuole è simile a ciò che accade nelle università, è perché c’è stato un piano negli ultimi venti anni per integrare tutte le università europee, chiamato di fatto Programma di Bologna, concordato dai ministri dell’istruzione europei a Bologna, ed effettivamente se si guarda con attenzione a ciò che succede lì, l’internazionalizzazione significa istruzione superiore tramite il medium dell’inglese, e molto pochi governi sembrano essere consapevoli di ciò che sta accadendo e quali sono le conseguenze per il francese, l’italiano, il tedesco e così via, sebbene in realtà molti governi si stanno svegliando riguardo ai pericoli che ciò rappresenta.
Ma vorrei fare un paio di conclusioni riguardo a ciò che ho detto finora. Una è: gli insegnanti di lingua sono estremamente importanti quando si tratta del modo in cui, qualunque cosa il governo italiano stia cercando di attuare, esse funzionano. Ogni lingua, inglese, italiano o qualunque altra lingua, può essere usata per buoni propositi, e ovviamente l’inglese serve molte persone per molti fini utili; ugualmente ogni lingua può essere usata per fini negativi, o malvagi, e quando c’è disuguaglianza, discriminazione sulla base della lingua, discriminazione verso le minoranze o verso persone che usano l’inglese come lingua straniera, con difficoltà, con i parlanti madrelingua inglese questa è una situazione ingiusta, e ciò potrebbe accadere anche negli standard di riuscita nell’istruzione nelle scuole, se l’inglese viene introdotto con il cosiddetto metodo CLIL (Apprendimento integrato di lingua e contenuti, Content and language integrated learning), e se le competenze dell’insegnante non sono ideali, e ciò vuol dire che non comprendono le tradizioni locali a livello educativo e i valori culturali, e competenza nella lingua, e quindi importare centinaia di insegnanti di inglese dal Regno Unito sarebbe ridicolo, e ci sono prove molto chiare che governi che hanno fatto esattamente questo, con migliaia di madrelingua inglesi, non è servito ai valori o agli interessi educativi in maniera positiva. Perciò la professione di insegnante di inglese è estremamente importante nella posizione e nel modo con cui l’inglese si sta espandendo nel mondo.
Il mio secondo punto è: ciò che i governi dovrebbero fare è una politica linguistica complessiva più esplicita, ci dovrebbero essere programmi linguistici nazionali. Ciò dovrebbe riguardare il modo con cui viene mantenuta una lingua dominante, nel caso del vostro paese l’italiano, per tutti gli scopi sociali. Se tutta la ricerca ora viene scritta in inglese e non in tedesco, o francese, o italiano, ciò non contribuirà a creare un pubblico generale istruito. Ovviamente l’informazione riguardo agli sviluppi più recenti nelle scienze naturali, o in ecologia, o in cultura, o qualsiasi cosa, dovrebbe essere trasmessa alla massa della popolazione italiana non in inglese, ma in italiano, che è ciò che essi sono stati finora. Perciò dovrebbero esserci piani nazionali per la lingua nazionale, per le lingue internazionali e non solo per l’inglese, anche per altre lingue, altre lingue europee, e asiatiche. Dovrebbero esserci anche piani per i gruppi di lingue minoritarie, che esistono in italia, come essi possono salvaguardare la loro lingua, e se viene loro insegnato attraverso il medium di altre lingue essi miglioreranno il loro uso dell’italiano e dell’inglese per altri fini. Dove accadono cose di questo genere?
Io vivo in Danimarca, e i governi di questo paese, e di Norvegia, Svezia e Finlandia, hanno ora piani linguistici per garantire che ci sia un sano equilibrio tra l’uso in aumento dell’inglese e la lingua nazionale che continua a servire agli stessi scopi come ha fatto negli ultimi secoli. Quindi se l’inglese viene appreso in aggiunta alle competenze nella lingua nazionale, o nella lingua minoritaria e nella lingua nazionale, ciò è additivo al repertorio linguistico; se l’inglese viene appreso a spese delle altre lingue, questo è un processo sottrattivo, e ciò è molto molto dannoso. E penso che l’idea che in qualche modo gli educatori italiani possano passare all’inglese è un malinteso, e forse è più un’indicazione del trauma, della mancanza di successo che i vostri politici hanno provato quando hanno imparato, o quando non sono riusciti ad imparare le lingue straniere a scuola piuttosto che riferirsi alle esperienze educative in ogni parte del mondo. Per esempio l’idea che prima si comincia ad imparare l’inglese e meglio s’impara, cominciare l’inglese all’età di 10 , 8 o 6 anni, credo che se non si hanno degli insegnanti altamente qualificati, se non hai una strategia su come la lingua si inserisce all’interno delle altre lingue, e direttamente all’interno del sistema educativo, materiale didattico che sia rilevante a livello locale, e non solo populista tramite la cultura di consumo americana, che è ciò che probabilmente accade se si prendono libri di testo americani o del regno unito, ecco ciò non avrà successo. è più importante avere insegnanti altamente qualificati che quasi ogni altra cosa. C’è questo impegno, come ho detto, in questa parte d’Europa, non tutta Europa, a limitare l’imperialismo linguistico nelle sue forme nuove e a mantenere un equilibrio sano tra le lingue. E l’istruzione dovrebbe servire a questi scopi. Dovrebbe essere un’istruzione al pensiero critico, per essere istruiti, per poter capire come il mondo funziona.
è vero che l’inglese gioca un ruolo molto importante nel mondo moderno, ma diventare competenti in inglese non deve essere a spese dei principi generali dell’istruzione o a spese di altre lingue.
E ci sono esempi positivi. Per esempio molti accademici che insegnano, se sono svedesi, finlandesi o norvegesi attraverso il mezzo dell’inglese possono farlo perché è un linguaggio accademico con cui hanno già lavorato per venti o trenta anni, e al quale le generazioni più giovani sono già state esposte. e le lingue di Danimarca, svezia Norvegia o germania sono della stessa famiglia dell’inglese, mentre l’italiano no, è una lingua romanza, è un obiettivo di apprendimento molto più difficile che per persone di altre parti del mondo.
[justify]Ascoltando l' ultimo intervento, penso al fatto che molti nostri compagni radicali sono russofoni loro malgrado: sono ceceni, sono altra roba, possiamo arrivare fino quasi al Giappone, insomma, tenendo presente quanti appunto conoscono o dovrebbero conoscere il russo. Il multilinguismo, come diceva Annamaria Capogrande, certo è auspicabile, io apprezzo quello che si sta facendo qui come ERA e soprattutto quando illustriamo problemi precisi, avanziamo cifre, stime, capisco che molto spesso sono stime piuttosto che cifre esatte, ma non è questo…
Però tutto questo sta diventando un grosso problema sociale, perchè non c'è il problema economico da sottolineare e l'intervento che ho sentito poco fa mi pare questo dimostrava, cioè in termini di accesso al lavoro, ovviamente, ci veniamo a sempre più a trovare, probabilmente, in situazioni che si avvicinano ad essere di massa critica a livello di impegno anche sociale, diciamo sindacale in qualche misura. E mi ha dato un tantino fastidio, lo sa Giorgio, lo sapete, qualche anno fa o qualche semestre fa, quando insomma dicevo: "Va be', ho capito, c'è già Ciampi che ci vuole far parlare per forza l'italiano del nostro Inno Nazionale, insomma come concetti non mi sembrano tra i più esaltanti, ma che noi ora dobbiamo cantare il Piave, noi contro l'invasore britannico, forse non mi pare che sia la miglior cosa!". Forse ho problemi di sensibilità, e ognuno ha la sua, ma ho sempre tenuto in tutte le cose che abbiamo fatto ad accumulare la difesa del pro per colpire i contro nei quali ci muoviamo; perchè è indubbio, io sono perfino disposto a ritenere, dopo trent'anni che sono andato a Bruxelles e via dicendo, che perfino il fiammingo può essere una lingua bella. Nel senso che io, in teoria, dico: non c'è lingua che non sia tale che attraversi la storia di un territorio, o anche di popoli nomadi, che hanno la loro grande nobiltà, non dobbiamo dimenticarlo.
Noi dobbiamo muoverci sempre – direi sempre di più, e mi pare che si stia andando approfondendo le contraddizioni contro la loro legge, di quelli che difendono stati di fatto come legge, come legalità. E allora, per esempio, un lavoro che dovremmo fare un pò con il Partito (ma in questo momento molte energie non ne abbiamo, in quanto Partito), ma attraverso l'ERA in modo particolare, appunto – per esempio visto che siamo stati espulsi dal Parlamento Europeo come presenza per la prima volta dopo trent'anni – dovremmo fare un lavoro di incalzare: già lo abbiamo fatto un passo, ma le contraddizioni, o addirittura le violazioni aperte in Parlamento, contro le norme dei trattati costitutivi del Parlamento, proprio per l'uso delle lingue! La prospettiva era multilinguista.
Va be', ma insomma, io mi chiedo spesso con un tantino di rabbia, anche per motivi miei egoistici, questa immensa organizzazione della francofonia? Poi magari sono contento di andare nei posti più strani e trovare “diversanque” o cose di questo genere, ma non mi pare per esempio che nel Parlamento Europeo… nel Parlamento Europeo l'ultima persona che ho sentito, come su per altre cose inaudite, era davvero convinto che bisognava difendere la lettera dei trattati e delle norme costitutive e anche direi delle norme scritte tuttora del Parlamento Europeo.
Poi bisogna guardare un po' anche il Consiglio di Strasburgo. Il Consiglio d'Europa può essere forse anche più interessante e contestarlo a livello giuridico – cioè ancora una volta per la difesa del diritto del lavoro, la difesa di quelli che sono elementi costitutivi comunque della legalità; il diritto al lavoro è un diritto multinazionale e internazionale, seppur in un modo diverso, e soprattutto corrisponde al vissuto di popoli, al vissuto di categorie ed altro.
Quindi questa piccola insistenza: dobbiamo a mio avviso cercare di colpire l'anglomania ma anche l'anglonecessità, non dimentichiamo appunto che, dico, sono disposto a ritenere che perfino il fiammingo potrebbe essere una bella lingua. Devo dire nel mio vissuto non sono mai riuscito a – come dire? – avere empatia per questa lingua o vera curiosità; ma la mia storia, per esempio… Non so se è del tutto o per caso che io ho perso l'inglese, perché – sarà contenta se parlo di canti, di canzoni -perchè nel '43, a 13, 14, 15 anni, appena si poteva avere un po' di musica jazz, di canzoni o altre cose del genere, amandola per diversi anni imparavo qualche centinaio di parole, di termini inglesi che avevo accumulato: li ho persi. Sono partito forse con poco sforzo: approfondendo la conoscenza dell'inglese, l'ho persa.
Lo metto un po' sullo stesso piano, in fondo forse d'inconscio, ma non del tutto: io non ho mai preso la patente di guida e ho abbandonato quel po' che sapevo di inglese, pur diciamo in questo modo handicappandomi notoriamente. La mia idea, appunto: la Lingua Internazionale. Credo che la battaglia la dobbiamo fare e più che mai. Per esempio, anche rispetto al Parlamento, dove ci sono partiti, ci sono parlamentari, se non li scopri anche lì…? E quindi preparare un documento. che poi con Emma, con altri… un documento proprio che sottolinei l'illegalità direi prevalente.
Dicevo prima: avevo l'ultima persona che su questo era sensibile. Era Otto d'Asburgo, un personaggio straordinario davvero, e quando mi sono trovato i primi due anni, con tigna – ché ha un po' il mio carattere – a sottolineare, e sottolineavo anche i problemi delle altre lingue: italiana, ma in particolare quella francese. Con un esempio: non ho trovato mai molti francesi, anzi non ricordo un solo francese che ci seguisse nel porre questi problemi di legalità prima ancora che di diritto specifico della lingua francese o dei francesi.
E quindi penso però una cosa, da diverso tempo: se noi tornassimo, con capacità di stringatezza e anche con astuzia, a proporre i motivi a favore della Lingua Internazionale (poi è l'Esperanto o non lo è, è una scelta che abbiamo fatto)… ma della Lingua Internazionale anche ricordo quella sorta di sondaggi che erano stati fatti, cioè per quel che riguarda l'Esperanto: tempi di apprendimento nel Terzo Mondo infinitamente minori, in apparenza, di quelli delle lingue. Potrei dire nell'Esperanto c'è indubbiamente un elemento di volontà, un elemento di costruzione, di invenzione, l' “invenio” delle lingue esistenti è “trovare” (“invenio” – trovo); tra l'altro inventare, che non è proprio invenire, inventare è certo storicamente qualcosa di molto più ambizioso, ma necessario, cioè a mio avviso dovrebbe essere possibile che qualche Bill Gates, ma parlo tanto per fare un nome così, comprendesse l'interesse di puntare con gli strumenti attuali di comunicazione offline e online, puntare appunto tutto su un investimento ventennale, loro li fanno spesso di queste dimensioni, per fare appunto questa campagna di apprendimento, non di propaganda, ma di apprendimento.
La propaganda può venir fuori nella contestazione dell'attuale disordine acquisito: non c'è un ordine acquisito, in realtà è disordine che lascia andare avanti la logica delle cose e più che la logica delle persone, più che la logica degli uomini. Questo non lo ritroviamo solo per quel che riguarda le lingue, ma sicuramente in particolare per le lingue questo è presente, molto presente e determinante, per cui come Partito posso cercare di vedere una sorta di rilancio anche – come dire – un po' dei diritti del Partito, del lavoro del partito nella Galassia – quella di riassumere nuovamente, ripetendo ma per quanto possibile non ripetendo, la urgenza e la necessità.
Io provai perfino con George Soros, per via di suo padre, ecc., quindi penso che c'è un elemento di calcolo. I Verdi hanno trovato – o meglio un ricchissimo giapponese ha trovato i Verdi e sta pagando spesso a livello internazionale sulle stampe, anche americana, con costi enormi, pagine intere di pubblicità ecologista. Ora noi sappiamo che si può essere arrivati all'ecologismo da 50 anni, 70 diciamo: alla Lingua Internazionale si è giunti anche prima di questo e quindi l'obiettivo è vedere se uno non si possa stabilire, attraverso un obiettivo di 2, 3, 4, 5 anni, di ottenere attraverso l'ONU, così come si è stabilito ed è andata a finire male, anche se noi abbiamo, in fondo siamo riusciti e in parte per alcuni anni a modificare una tendenza suicida più che assassina, per quel che riguardava lo zero sette per cento, contro lo sterminio per fame nel mondo e per l'aiuto allo sviluppo.
Forse l'obiettivo potrebbe essere questo, perchè potremmo avere anche e offrire una cosa un po' nuova agli altri gruppi esperantisti dappertutto, nei loro Paesi rispetto ai loro Paesi, quello di arrivare ad avere un atto: guardate stiamo quasi scoprendo che sulla cosa “Era clib” 14.50 e via dicendo, possiamo attivare ormai un nuovo diritto che è costituzionalizzato, ma per informazione, nell'ONU ed è il diritto alla verità. Io ho un po' paura quando sento la verità; alle verità storiche, ma il diritto alle verità, il diritto forse al linguaggio della specie umana.
Un linguaggio comune mi sembra possa, in base all'ideologia prevalente oggi, ancora piena di contraddizioni… nell'ONU potremmo darci questo obiettivo, non solo come Partito. Quindi: irrobustire l'azione per la difesa di interessi non solo legittimi, ma naturali, e irrobustire la nostra polemica rispetto a quell'andamento illegale, perchè il Parlamento Europeo è sicuramente illegale e illegittimo rispetto agli atti fondamentali e costitutivi per adire alla giurisdizione.
Noi ce l'abbiamo fatta, Emma e altri, sul problema parità donne e uomini per quel che riguardava le pensioni, quella roba che ha suscitato molte polemiche, ma credo che dobbiamo aumentare la preoccupazione, la occupazione a difendere piuttosto che a fermare degli obiettivi, colpendo l'illegalità delle difficoltà che troviamo a tutti i livelli nazionali, fare degli esempi, appunto come italianofoni, in prospettiva minoranza, se non oppressa, minoranza depressa, se si accetta questa condizione.
Quindi volevo solo dirvi, per quando mi è stato possibile oggi arrivare – l'avevo detto a Giorgio: volevo venire, ma le difficoltà… e adesso devo andare via -avevo detto a Giorgio:"Ma non c'è nessuno del Partito che si metta a parlare? Be', allora ho due accenni da fare", che sono però relativi alle mie convinzioni profonde. E' una lotta che dobbiamo riuscire anche a far avvertire nella sua pregnanza umana alle tante, tante, tante minoranze che costituiscono nell'insieme una stragrande maggioranza assoluta di viventi e di territori che conosciamo, tutto qua.
Quindi vi ringrazio, buon lavoro.[/justify]
[justify]Sono già venuta due anni fa e venni con piacere, ho ereditato dalla mia famiglia una certa empatia, una certa tendenza a immedesimarmi nelle sofferenze, per cui sono uscita dalla scuola, sono in pensione, però sento lo stress, l'ansia del giovane insegnante di francese: di questa lingua così bella che ha dietro questo mondo così bello perchè dietro una lingua c'è un mondo, c'è un modo di sentire, c'è una storia e quella francese è straordinaria. Non parliamo solo di posti di lavoro, parliamo di molto di più: parliamo di valori, valori grossi.
Io sono venuta qua per dirvi due esperienze che ho fatto. Io ero assistente di Macchia negli anni 60 ed ero molto scontenta, all'Università, del tipo di insegnamento che si faceva allora, molto distante dai giovani, molto accademico, e allora sono andata nella scuola normale, per esempio al Liceo Unitario Sperimentale di via della Bufalotta dove ti facevano sperimentare quello che volevi e io introdussi l'idea della canzone come strumento didattico nell'insegnamento della lingua. Dietro la canzone c'era appunto tutto questo. La cosa andava talmente bene che poi incontravo i ragazzi, cresciuti, che mi venivano incontro cantando La douce France. Poi scoprivo che erano andati a lavorare in Francia, che si erano sposati con una francese, che viaggiavano parecchio perchè la lingua li aveva aiutati. Avevano capito che una straniera in più significa il doppio dei rapporti affettivi che puoi avere, significa il doppio delle possibilità di lavoro che puoi avere. Ho ripetuto questo esperimento adesso con il Preside Montaigne, con Monsieur Veguer del Bureau Linguistique, di Coopération Linguistique dell'Ambasciata e ho ripetuto questa offerta (tutto volontario, naturalmente) di insegnare ai giovani insegnanti come si usa la canzone come strumento didattico per l'apprendimento della lingua e della civiltà, della civilisation.
E' andato pure molto bene. Vi racconto solo un piccolo particolare: prima ho proposto una canzone piccolissima, facilissima, la Tricòté, ché Tricòté non vuol dire solo fare a maglia, ma è un modo dei bambini di camminare incrociando, diverso da quello che fanno gli adulti e quindi per esempio incrociando, tutti lo abbiamo fatto, uno si e uno no, uno così.. Anche la lingua è diversa da quella degli adulti per affermare la propria autonomia rispetto all'adulto. Abbiamo insegnato questa lingua, come insegnare: gliela leggi, gliela traduci, insieme si traduce, poi si prende parola per parola e si vede il lessico, poi struttura per struttura e si vede la struttura, però appresso e soprattutto gli dici che quello per esempio è un modo dei bambini, gli parli intanto del grande momento umano perchè la canzone è la voce di chi non parla, è di quanto di più umano e di universale possiamo avere a disposizione a livello proprio popolare, che è il livello dove dobbiamo muoverci sempre, a livello reale.
E allora questa canzone per esempio era una bambina che la mattina se ne andava con la sua arpa verso il bosco, allora c'era il tema della solitudine del bambino per esempio, allora si diceva che Françoise Dolto, la grande psicanalista, dice che i bambini hanno bisogno di solitudine, perchè è solo così che il loro “io” (non è isolamento), solo così che il loro “io” si può affermare.
Poi c'era l'arpa, allora l'arpa strumento celtico e allora nozione di civilisation, che esistono i galli, che esistono i celti e che coabitano appure si sono battagliati oppure Cesare è andato lì a fare i disastri suoi, Asterix. E allora volevo vedere come andava e il giorno dopo, era un piccolo seminario, un insegnante mi ha detto che lei addirittura ha stimolato la sua fantasia, è entrata in classe gatton gattoni facendo la Tricòté, tutti i ragazzi si sono risvegliati, hanno imparato benissimo tutte le parole, tutte le strutture, la canzone, hanno cantato, l'importante è che bisogna mettere la gioia nella scuola, lo diceva Montaigne. Montaigne diceva che nella scuola ci dovevano entrare le Nove Muse, lo sapete? Avete letto Montaigne? No? Male. Dovete leggervi i saggi di Montaigne, Adelphi li ha pubblicati in ottima traduzione. Io ne ho fatta una piccola traduzione per il mini Bur ma purtroppo non c'è più, è finita. Diceva cose straordinarie sulla scuola Montaigne.
Tu dici: mi stai parlando di una piccola esperienza. E' un'esperienza importante, mi permetto di dirvi, di classificarla importante, perchè secondo me indica la strada che dobbiamo prendere per difendere i posti di lavoro, certamente, la possibilità, la pluralità dei punti di vista, bene, assoluto, il concetto che diversità è ricchezza; allora la strada che dobbiamo prendere è rendere attraenti, attraente il francese, come rendere attraente qualunque cosa, rendere attraente il senegalese, rendere attraente qualunque cosa, come si fa a rendere attraente? Be', gli presenti le cose più interessanti che ha prodotto quel paese, come fanno al Festival senegalese.[/justify]
[justify]Se si pronuncia la parola Collaborazionismo viene subito in mente La Repubblica di Vichy, Il termine infatti venne usato durante un discorso pronunciato alla radio il 30 ottobre 1940 da Philippe Pétain, in cui invitava i francesi a collaborare con i tedeschi votati alla realizzazione del pangermanismo che vedeva il conclamarsi dell’indiscussa leadership della nazione tedesca.
Vorrei focalizzare la vostra attenzione sulla definizione di collaborazionismo: cioè un fenomeno sociale e politico connesso alle vicende di governo di un paese occupato militarmente da una potenza straniera, che vi organizza una classe dirigente totalmente asservita ai propri interessi.
Decontestualizzando il termine dal suo primo significato legato alla seconda guerra mondiale ,(occupazione violenta e successiva repressione) e intendendolo nel senso di offerta stabile e consapevole di collaborazione con un soggetto extranazionale, che rappresenti i suoi interessi, a me viene subito in mente la colonizzazione che sta portando avanti la lingua inglese, ma soprattutto il rapporto che si è instaurato a partire dalla riforma Moratti e si è sempre più fortificato fino alla Riforma Gelmini tra la lingua inglese e la nostra scuola, comprendendo tutti i suoi gradi e stadi: dalla formazione degli insegnanti fino al possibile inserimento di una parte in inglese nella prova invalsi delle scuole secondarie di primo grado.
Perché già la Riforma Moratti, varata con legge 28 marzo 2003, oltre all'introduzione del cosiddetto "portfolio", e l’abolizione del tempo prolungato prevedeva nella scuola secondaria di primo grado la riduzione da tre a due le ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria (solitamente lingua francese);
E come ben sapete la situazione con la Riforma Gelmini non ha fatto altro che peggiorare: perché insieme al riordino dei Licei e degli istituti Tecnici con l’intensificazione dell’insegnamento della lingua inglese, in ogni istituto superiore l'insegnamento della lingua e letteratura inglese diventerà obbligatorio per tutto il quinquennio; e nella scuola secondaria di primo grado laddove desiderato, le famiglie potrebbero optare per un aumento di due ore settimanali per l'apprendimento di una lingua straniera: sarà possibile aumentare le ore settimanali di inglese (passando da 3 a 5).
A tutto ciò va aggiunto il CLIL (la possibilità di insegnare materie non linguistiche in lingua straniera) che ha avuto l'86% di domande per l'inglese contro il 14% di francese, tedesco e spagnolo messe insieme;
Inoltre, e questo sta toccando anche me che andrò ad ingrossare le fila degli aspiranti insegnanti, l'obbligo della certificazione B2 di inglese per insegnare in Italia qualsiasi materia, da educazione fisica a italiano o francese; che costituirà requisito essenziale per conseguire l’abilitazione, e ciò implica corsi di inglese e ovviamente esame tutto a mie spese. Al British Council un corso di 90 ore, se pagato in un’unica rata, costa 1.320 euro; se pagato in quattro rate, 1.420. A questa cifra bisogna sommare 100 euro per la tassa d’iscrizione e altri 170 euro per effettuare l’esame finale con il rilascio della certificazione riconosciuta a livello europeo, per un totale di 1.690 euro.
Di conseguenza dovremmo prendere tutti coscienza che dietro questo predominio culturale c’è inevitabilmente un predominio economico che l’Italia sta permettendo attraverso la propaganda e la diffusione dello studio della lingua inglese a scapito della nostra lingua ma anche delle altre lingue comunitarie.
E la cosa peggiore è che si pensa ancora che lo studio della lingua inglese sia una scelta personale e questo spinge ogni individuo a non combattere questa colonizzazione, perché vista come un’offerta del nostro stato democratico, invece questa maschera di democratizzazione è la più subdola che possa essere indossata perché illude e confonde e sta permettendo all’inglese di insinuarsi in ogni ambito della società, anzi come ben sappiamo ha già permesso di farlo e purtroppo se non facciamo qualcosa adesso, se non facciamo qualcosa Oggi l’Italia che da 150 anni sta cercando di “fare i suoi italiani” perderà il suo fattore di unificazione più importante, la sua lingua e con lei il suo patrimonio culturale e sociale.
Maria La Gamba[/justify]
A distanza di due giorni la manifestazione Per la democrazia linguistica, contro l’occupazione inglese dell’Italia e del mondo continua ad avere risonanza su internet dalle pagine del sito curato da Arnaldo Demetrio. La notizia su:
http://www.jadawin.info/index1.htm
[justify]Il 28 maggio presso la sede del Partito radicale si è tenuta l'assemblea a sostegno della Democrazia linguistica, contro l'occupazione inglese dell'Italia e del mondo.
Molto ricca e articolata è stata la campagna di comunicazione svolta dall'Era
ma non è stata accolta con l'attenzione che una manifestazione di questo tipo avrebbe meritato.
Sono stati contattati ben 15 istituti di cultura tra i più importanti al mondo: dal Goethe Instiut al centro culturale francese Saint Louis, dall'istituto Cervantes all'Istituto Giapponese di Cultura.
Abbiamo coinvolto anche il mondo politico inivando il comunicato alle 120 ambasciate con sede a Roma, e a più di 1000 tra senatori e deputati
La nostra attenzione si è concentrata anche sul mondo dei sindacati e delle associazioni di settore, 38 sono state contattate telefonicamente e ben 71 su facebook tramite la pubblicazione della locandina della manifestazione e un commento esplicativo.
La mobilitazione per la democrazia linguistica ha incassato adesioni eccellenti come quella di FLAICA-CUB (Confederazione Unitaria di Base dei lavoratori); UNIDAF (Unione Italiana Docenti Aggiornamento e Formazione), CIDI (Il Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) e ASILS (Associazione Scuole di Italiano come Lingua Seconda); probabile anche la partecipazione del LEND (Lingua E Nuova Didattica).
Anche la Federazione Italiana Scuola (F.I.S.) conferma il supporto alla manifestazione nazionale. Questo è un sostegno davvero importante dato che la F.I.S include la Federazione Nazionale Autonoma Scuola), il Sindacato Nazionale Autonomo Operatori Scuola) e il Sindacato Sociale Scuola.
Non poteva mancare il mondo della scuola, nel senso più stretto del termine: abbiamo informato ben 210 docenti per un totale di 630 chiamate e vari collettivi univerisitari che abbiamo contattato personalmente partecipando alle loro riunioni settimanali.
Hanno sposato la nostra causa il collettivo Resistenza Universitaria della Sapienza e il collettivo del DAMS dell'università di Roma 3.
Ancora una volta il mondo radiofonico universitario ha risposto positivamente alle iniziative dell'ERA. Radio Torvergata ha pubblicato la notizia della manifestazione sul sito.
Radio Luiss invece ha dato risalto alla manifestazione intervistando Giorgio Pagano, Segretario dell'Associazione Radicale Esperanto, il quale ai loro microfoni ha spiegato le motivazioni che stanno alla base di questa nuova mobilitazione.
Abbiamo diffuso la notizia della manifestazione per la democrazia linguistica anche attraverso i mezzi di comunicazione tradizionali.
In una settimana di lavoro, sono stati contattati 315 media stranieri tra quotidiani, riviste, radio, tv e agenzie di stampa; con l'invio di 434 email a giornalisti professionisti e pubblicisti operanti su Roma e Milano, con rispettive chiamate a numeri fissi e telefoni mobili.
Per quanto riguarda le testate nazionali abbiamo informato: tra i giornali locali, Italia Sera , 19 quotidiani e 16 di stampo politico, 5 FREE PRESS, 23 emittenti radiofoniche e 21 testate televisive tra telegiornali e trasmissioni di approfondimento.
Inoltre, monitorando il web la notizia della Manifestazione è stata riportata da:
3 agenzie di stampa: Fidest Press Agency, Freelance International Press, GRTV (ag.di stampa per italiani all'estero)
dai radicali italiani
e da Francophonie Avenir, sito dell'associazione per la francofonia
Anche Federazione Italiana Scuole ha confermato il suo sostegno pubblicando il nostro comunicato sul sito.
La notizia è stata diffusa anche sul sito del consorzio Aetnanet, su sesta provincia pugliese.it, da galileonet.it, sul sito viva la tuscia, su manifestazioni.it. e sul blog Parrotized
Il comunicato dell'evento con una relativa discussione tematica è stato inserito su 22 forum, tra cui diverse reti di studenti ed insegnati, e su 15 siti di segnalazione d'eventi.
L'iniziativa è stata accolta con un certo entusiasmo anche su Facebook, dove oltre a numerosi aggionamenti quotidiani sulle nostre 6 pagine, e sui 71 profili delle associazioni di settore, è stato creato un evento con 1117 invitati.[/justify]
Cresce l’attenzione del mondo dei media nei confronti della manifestazione nazionale per la democrazia linguistica. Oggi la notizia è stata pubblicata su:
GRTV (Agenzia di stampa per italiani all’estero)
http://www.grtv.it/item.asp?idNews=30037
Freelance International Press
http://www.flipnews.org/flipnews/index. … Itemid=151
La sesta provincia pugliese
http://www.lasestaprovinciapugliese.it/ … 0ONLUS.htm
sul blog Parrotized
http://www.parrotized.it/attualita/scie … istica.htm
[justify]L'A.FR.AV (Association FRancophonie AVenir) si congratula con l'Era per la manifestazione a sostegno della democrazia linguistica.
Complimenti che si concretizzano con la diffusione dell'iniziativa sul proprio sito http://www.francophonie-avenir.com/
http://www.francophonieavenir.com/Index … i_2011.htm
L'A.FR.AV è molto conosciuta nel mondo della francofonia e da sempre si oppone alla colonizzazione angolofona e si batte come noi, per il rispetto del plurilinguismo.[/justify]
[justify]Alle già importanti adesioni, alla manifestazione del 28 maggio, della FLAICA-CUB (Confederazione Unitaria di Base dei lavoratori), della FIS (Federazione Italiana Scuola) e dell'UNIDAF (Unione Italiana Docenti Aggiornamento e Formazione), oggi si aggiunge quella del CIDI. Il Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti è una associazione di insegnanti di tutti gli ordini di scuola e di tutte le discipline, che ha la finalità di favorire l'affermarsi di una professionalità docente adeguata alle esigenze della scuola, alle riforme attuate e da attuare.
E’ attento a tutti i problemi della scuola senza voler essere sindacato o partito, senza voler invadere terreni non suoi: la sua unica forza è quella di avere radici reali nella scuola.
Definisce la propria iniziativa democratica perché è convinto che considerare la cultura uno strumento di emancipazione e di libertà sia un fatto democratico (art.3 della Costituzione).[/justify]
[justify]La Federazione Italiana Scuola (F.I.S.) conferma il supporto alla manifestazione nazionale per la democrazia linguistica, dandone notizia sul suo sito, sia con un richiamo in prima pagina, sia con un lungo articolo nella sezione scuola.
Questo è un sostegno davvero importante dato che la F.I.S include la FE.N.A.S. (Federazione Nazionale Autonoma Scuola), lo S.N.A.O.S. (Sindacato Nazionale Autonomo Operatori Scuola) e il S.S.S. (Sindacato Sociale Scuola).
http://www.federazioneitalianascuola.it … ?p=2&pid=1[/justify]
[justify]Il sostegno arriva anche da Fidest Press agency, un’agenzia giornalistica a diffusione internazionale e generalista, fondata a Roma nel 1989. Il suo scopo è quello di alimentare un secondo circuito informativo riprendendo le notizie dai comunicati stampa che pervengono direttamente alla redazione da tutte le parti del mondo sia in italiano sia in altre lingue (principalmente inglese, francese e spagnolo).
Oggi ha dato notizia della manifestazione sul loro sito
http://fidest.wordpress.com/2011/05/19/ … nguistica/[/justify]
[justify]Arrivano le prime importanti adesioni alla manifestazione del prossimo 28 maggio dal mondo dei sindacati e delle associazioni di settore. La mobilitazione per la democrazia linguistica incassa adesioni eccellenti come quella di FLAICA-CUB (Confederazione Unitaria di Base dei lavoratori); FIS (Federazione Italiana Scuola); e UNIDAF (Unione Italiana Docenti Aggiornamento e Formazione).[/justify]
[justify]Ancora una volta il mondo radiofonico universitario ha risposto positivamente alle iniziative dell'ERA! Radio Luiss ha dato risalto alla manifestazione del 28 maggio intervistando Giorgio Pagano, Segretario dell'Associazione Radicale Esperanto, il quale ai loro microfoni ha spiegato le motivazioni che stanno alla base di questa nuova mobilitazione invitando tutti a partecipare.
Radio Torvergata invece ha pubblicato la notizia della manifestazione sul suo sito.
A breve sarà disponibile sul forum anche l'audio l'integrale dell'intervista rilasciata a Radio Luiss, intanto ecco il link all'articolo completo pubblicato da Radio Tor Vergata
http://radio.torvergata.it/news/manifes … inguistica[/justify]