L’Ue – Un pericolo per le piccole nazioni?

Traduzione (tramite la versione esperanto) di un articolo pubblicato nel
quotidiano sloveno “Vec'er” il 20 dicembre 2004.

L'UE – UN PERICOLO PER LE PICCOLE NAZIONI?

Nei nuovi Paesi dell'UE spesso non si intende l'Unione Europea come qualcosa in cui noi partecipiamo d'ambo i lati, prevediamo di riceverne vantaggi ma anche contribuiamo al tutto, qualcosa che dovrebbe rappresentare per noi un tetto di sicurezza per tutti. L'incomprensione di una tale UE, una UE che ci appartiene, si manifesta a volte come diretta ostilità e persino come diretto appoggio a interessi USA contrari a quelli europei.

Dunque è necessario sostenere l'Unione Europea e comprendere che c'è molto maggior bene nello stare insieme rispetto a eventuali svantaggi. Spicca
tuttavia ancora un importante aspetto che l'UE non ha risolto. La parità di
diritti tra nazioni piccole e nazioni grandi non è stata assicurata, perché
esistono molti indizi di tendenze che potrebbero condurre alla scomparsa di
lingue minori e con ciò di culture minori.

Nell'UE è stata proclamata la parità di diritti delle lingue e si raccomanda
il plurilinguismo (ogni europeo dovrebbe sapere almeno due lingue straniere:
una “grande” e una “piccola”). In pratica, a motivo dei costi, sempre più si
usa solamente l'inglese o a volte assume il ruolo di lingua di lavoro anche
il francese o il tedesco. Nell'Europa che si va sviluppando le finalità
principali sono il flusso il più possibile libero del capitale, delle forze
di lavoro, delle merci e dei servizi. L'Europa deve diventare a poco a poco
lo Stato dei suoi cittadini, che potranno viaggiare liberamente e scegliere
il proprio luogo di lavoro e di residenza. Ciò significa che sempre più ci
saranno non sloveni in Slovenia e sempre più sloveni risiederanno fuori
dalla Slovenia. Quando avremo tedeschi, svedesi, polacchi, portoghesi che
lavoreranno a Lubiana, in quale lingua risolveremo i problemi di
comunicazione presso la polizia, nei tribunali, nelle istituzioni statali?
Possiamo obbligare quelle persone a imparare lo sloveno, se hanno la
prospettiva di restare in Slovenia solo per un certo tempo? Dovremo avere
dappertutto venti traduttori?

È chiaro che gli sloveni a Vienna o a Berlino non esiteranno a imparare il
tedesco, ma i tedeschi in Slovenia solo in casi eccezionali impareranno lo
sloveno – perché infatti i membri di grandi popoli non hanno mai imparato la
lingua dei piccoli. E questo dove porta? Per ogni persona che pensi
logicamente ciò porterà a una situazione in cui in Slovenia ci saranno
sempre meno sloveni e sempre più lingue diverse. Ma tale problema non è
solo sloveno. È un problema di tutti i popoli europei minori. Possiamo già
ora affermare con grande verosimiglianza che fra 100 anni quasi non
esisteranno più lingue come lo sloveno, il lettone, il maltese, il lituano,
l'estone… Perché tali popoli sono piccoli e perché hanno una bassa
natalità. C'è un modo per arrestare tale processo? Naturalmente sì. Ma i
politici non lo vogliono vedere, perché ad esso sono contrari i più forti –
gli USA, la Gran Bretagna e fra le altre nazionalità le élites che già sanno
l'inglese. La sola soluzione è accettare una lingua comune europea neutrale,
che metterà in posizione di reciproca uguaglianza di diritti le lingue
nazionali esistenti e renderà possibile un normale funzionamento linguistico
dell'UE come un tutto.

Una soluzione logica è l'esperanto. La lingua che tutti dovrebbero imparare,
allo stesso modo gli inglesi come gli sloveni, e così in tal senso gli uni e
gli altri sarebbero in pari posizione. Con ciò l'esperanto assumerebbe per
gli europei. non solo il ruolo di mezzo di comunicazione ma anche quello
identitario. Ognuno a scuola imparerebbe le due lingue identitarie: quella
nazionale e quella comune e ad ambedue sarebbe legato emotivamente,
affettivamente. Inoltre ciascuno parlerebbe anche il proprio dialetto, come
lingua identitaria a livello locale e regionale. Chi lo desidera può
imparare anche altre lingue nazionali – ma liberamente, per propria scelta –
come ora possono fare i britannici. In tal maniera nessuno avrebbe problemi
di lingua in qualsiasi parte dell'Unione, non dovrebbe imparare molte lingue
straniere impiegando per questo moltissimo tempo, che per esempio gli
americani non perdono, usandolo invece per imparare qualcosa di più utile.
La base dell'esperanto si può imparare in alcuni mesi, con all'incirca 100
ore di studio, mentre le lingue nazionali straniere le studiamo per 10-12
anni, con 150 – 200 ore all'anno nelle scuole e altrettante a casa, quindi
complessivamente per circa 3000 ore. Se non avessimo tale obbligo, potremmo utilizzare tali ore per procurarci altre conoscenze necessarie. Le piccole lingue non sarebbero messe in pericolo, perché ogni straniero che venisse in Slovenia parlerebbe la lingua comune e potrebbe comunicare con ogni sloveno.
E gli sloveni conserverebbero la lingua slovena, e potrebbero investire il
proprio denaro, secondo i propri desideri, nella cultura, nella storia,
nella letteratura, nei monumenti e nella lingua stessa del proprio popolo.
Certamente allora essi avrebbero molto più denaro da dedicare a ciò, e molto
più amore, perché nessuno più continuerebbe a fare dell'ironia su di loro
dicendo: ma perché mai insistete con tale piccola lingua senza prospettive?

Abbiamo un modo per richiedere qualcosa del genere? L'abbiamo. se accettiamo la Costituzione Europea, accettiamo il paragrafo che rende possibile il referendum europeo (occorre raccogliere un milione di firme). E questo è un potente strumento col quale i cittadini possono chiedere qualcosa che la élite politica non desidera, perché i membri di tale élite hanno l'interesse che lo stato delle cose resti immutato.

Zlatko Tis'ljar, Maribor, Slovenia
Segretario dell'Unione Esperantista Europea

[addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00