L’orrore della "soldata". La lingua bombardata

Il malparlare non orripila più nessuno perché una Autorità linguistica in grado di correggere, fermare, riformare non esiste più. E’ già molto se ci lasciano deplorare in pubblico lo stravizio fabulatorio infettivo senza dover pagare ammende per recidiva. Ma i bravi Sabatini, Beccaria, De Mauro, dove sono? Perché così tristemente muti? E perché in parlamento tutti golosi di vomitare, di pieno accordo, locuzioni da torcere i visceri di Geremia? Di recente una voce alla radio (preciso: alla Radio 24, oggi ascoltatissima) ha detto, di un’arruolata, recluta o veterana di qualche esercito: una soldata.

Lo riscrivo in maiuscolo: SOLDATA!!! Soldata è angioletto dei corpi militari destinati a fare i missionari di pace in aeternum anche dove perfino i padri comboniani sono costretti ad esercitarsi col mitra; la soldata è il ventre molle, tra il genus muliebre e la trans che sbaglia gabinetti, degli eserciti occidentali preferiti dall’immaginario dei pacifisti assoluti, ventre bianco, rosato e sospetto, perforabile all’occhio, si risparmia in bazooka. Dunque c’è, nell’ingiurioso soldata, una vaga stratificazione di pensierino politico: se il termine fosse classificabile come puramente offensivo, la sua bruttura avrebbe almeno un perché. Ma perché soldatessa è caduto? Troppo puzzolente di scatenato Marte? Guerrafondaio da fischi e pugni? Andiamo tra i ministri e qui abbiamo dell’insolubile.

Ormai ha preso piede (un piede irrespirabile) ministra. L’affinità di suono con minestra riporta, dopo tanti sforzi per disfarsene, il povero ministro emancipato-emancipatore in cucina. -Ti è piaciuta la ministra?- -Un brodo unico!- D’altra parte neppure un pitbull balbuziente oserebbe inoculare nel linguaggio ministressa. E il ministro Abelarda o Carmelina è peggio di una gogna per l’appellata. Che fare? Frugo in quel che mi resta di cerebro e non trovo nulla di proponibile – nulla! Intanto alla Camera e nelle interviste i cecchini linguistici sparano dei «signora ministro» della grossezza di un pugno.

Ci sarebbe una soluzione drasticissima, chirurgica, amputatoria: rinunciare, pur apprezzandone i meriti, alla presenza nel governo di ministri di accertato sesso femminile. Oppure chiamare commissarie del popolo le signore ministri (o ministre). E’ repertorio archeologico, tuttavia, a qualcuno… Non ho finito, ma non voglio usurpare spazio. Chi avrà voglia di pentirsi e parlare un po’ meglio, non sia lento a farlo.

di GUIDO CERONETTI (La Stampa)

28/4/2007
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