Europa e oltre

L’offerta di Macron all’Europa: l’ombrello nucleare francese a protezione di tutti i ventisette

Trattato del Quirinale, Macron e Draghi

L’offerta di Macron all’Europa:  l’ombrello nucleare francese a protezione di tutti i ventisette

Sarà un tema chiave nei prossimi mesi. La spinta verso l’autonomia militare rispetto agli Stati Uniti continua ad aumentare e potrebbe diventare inevitabile se Donald Trump tornerà alla Casa Bianca, concretizzando il distacco americano dalla Nato e dall`impegno a proteggere l`altra sponda dell`Atlantico. E con la guerra in Ucraina non basta più forgiare una task force per interventi all`estero come previsto dall`Ue nel 2021: bisogna dotarsi di uno scudo contro gli attacchi missilistici e di un deterrente atomico. Ecco che laforce defrappe diventa l`unica risorsa del Continente, tanto più dopo la Brexit. Parigi oggi dispone di circa 290 testate: sono suoi 64 missili imbarcati su quattro sottomarini e su altri 54 destinati ai caccia Rafale. Un arsenale costosissimo – in media cinque miliardi di euro l`anno – e che viene tenuto sempre pronto all`azione: giovedì c`è stato il lancio di prova di un cruise Asmpa, con una portata di circa 500 chilometri. Questa falange di ordigni ha il compito di tutelare gli “interessi vitali” del Paese, declinati di volta in volta da ogni presidente: per Macron quelli della Francia coincidono con quelli dell`Europa. Lo ha dichiarato nel 2020, chiedendo un «dialogo strategico» sul «ruolo del nostro deterrente nella sicurezza collettiva dell`Unione». Lo ha ripetuto nel 2022, dopo l’aggressione russa all`Ucraina, e lo ha detto ancora più esplicitamente nel suo discorso alla Sorbona di fine aprile sulle priorità dell`Ue nei prossimi cinque anni, presentando la deterrenza nucleare francese come «elemento essenziale per la difesa del continente europeo». Una posizione apprezzata dai Baltici e dalla Polonia, che sentono il fiato sul collo delle testate russe schierate a Kaliningrad e in Bielorussia: pochi mesi fa Varsavia ha chiesto a Washington di ricevere ordigni americani per i suoi jet, presenti da mezzo secolo in Italia, Germania, Olanda, Belgio e Gran Bretagna. E che giovedì è stata valutata positivamente dal più importante dei partner: la Germania. «Non ci saranno armi nucleari della Ue – ha scritto Olaf Scholz sull’Economist – è semplicemente irrealistico. Non c’è neppure l’intenzione di mettere in discussione la sovranità della dissuasion nucléaire francese. Ma al tempo stesso – ha proseguito il cancelliere tedesco, alla vigilia dell’arrivo di Macron in Germania per una visita di Stato di tre giorni accolgo positivamente il fatto che il presidente francese abbia enfatizzato la dimensione europea della loro force defrappe. Dobbiamo discutere come ottenere il giusto mix di capacità per difendere l’Europa e avere un deterrente contro ogni aggressione». Quello di cui si sta parlando, quindi, è proprio un ombrello, in cui il manico resta saldamente in mano a Parigi mentre il parapioggia viene aperto sull’intera Unione. Armi, regole e decisioni rimangono appannaggio nazionale: agli ufficiali degli altri Paesi – stando a quanto dichiarato dal presidente nel 2020 – viene permesso solo di partecipare alle esercitazioni. È il punto chiave: la deterrenza mira a dissuadere un avversario dal compiere una mossa ostile, rendendo chiara quale sarebbe la ritorsione. Perché sia efficace, bisogna mostrarsi determinati, ossia senza remore nell’usare le testate. La prospettiva quindi è avere un’Europa che delega completamente le iniziative nucleari ai francesi? Sull’Ucraina Macron per la prima volta ha avviato un`autonoma dissuasione ipotizzando l’invio di truppe sul campo: una mossa a cui Putin ha reagito ordinando l’esercitazione delle atomiche tattiche. «Credo che in questi termini la proposta francese sia un atto di supponenza commenta Leonardo Tricarico, ex comandante dell`Aeronautica e presidente della Fondazione Icsa – . I Paesi Ue dovranno definire queste capacità insieme, non si può pensare che scelte così importanti vengano imposte da una sola nazione». E d’altronde, Macron deve fare i conti con la levata di scudi delle opposizioni contro “l’europeizzazione” della force de frappe. Marine Le Pen parla di «follia», il capolista alle europee dei Républicains denuncia un «attacco alla sovranità», la France Insoumise vede il rischio di una «rottura della dottrina della deterrenza». Macron ha ancora davanti tre anni all’Eliseo. Il dibattito è appena cominciato e l’avanzamento di questa proposta dipenderà anche dall’urgenza del contesto militare. Nel peggiore degli scenari, l’Ue potrebbe non avere molta scelta: creare uno strumento bellico dal nulla richiederebbe tra i dieci e i vent`anni.

Gianluca Di Feo,  Anais Ginori  |  La Repubblica | 25.5.2024

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