Lo scrittore anglo-indiano

E’ nato a Delhi e ha studiato nel Rajasthan; si è laureato in letteratura inglese a Los Angeles, ha vissuto a New York, Bombay e Houston, insieme alla moglie ebrea americana, oggi si divide fra Berkeley, dove insegna scrittura creativa. A 46 anni Vikram Chandra ha un’invidiabile stratificazione di esperienze, un lungo curriculum da migrante che ha raffinato la sua lingua e conferito originalità alla sua visione del mondo fino a renderlo uno degli scrittori anglo-indiani più affermati. Il suo ultimo romanzo “Giochi sacri” …è l’esempio perfetto di una narrativa cosmopolita e transculturale che gli autori di origine indiana sanno esprimere al meglio. E su questi temi abbiamo intervistato Chandra…

Non si sente in colpa a usare la lingua dei coloni? Sebbene nel suo romanzo ci siano anche molte espressioni delle lingue dell’India: per dare un “tocco di colore”?

“Perché dovrei sentirmi in colpa a usare una lingua che ho imparato da bambino a casa e a scuola? Per noi l’inglese è una delle tante lingue usate spontaneamente. Pur consapevoli che fosse un retaggio coloniale, l’abbiamo percepita come nostra e piegata ai nostri bisogni espressivi. Ed è così che la usiamo oggi: è il mio inglese, una lingua che cambia di continuo, parlata da milioni di persone nel Subcontinente. Ma io mi sento uno scrittore indiano, parte della tradizione letteraria, con radici in un passato in cui ci sono sempre state molte lingue: l’urdu, il persiano, il sanscrito e il pali. Il mio inglese si inserisce in questo contesto poliglotta, è inframmezzato di espressioni da dialetti e lingue locali, è spurio. Parliamo tutti così”….

(Da “Sono globalizzato e multiculturale. E me ne vanto”, Grazia n. 16 Aprile-2007).

[addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00