Di Francesco Merlo
Sfiorisce l’eredità del leader tra le micro-fazioni del partito che si fanno la guerra. E anche il rito della visita in carcere del Ferragosto passa in sordina
Seguono ancora l’istinto pannelliano e, come le rondini che volano verso i paesi del Sud, i gruppuscoli radicali – almeno sette – nei lunghi e caldissimi giorni di Ferragosto, sono volati nelle carceri, ma senza comunicare tra loro, ciascuna frazione-fazione nel carcere suo: il Partito radicale a Rimini, Rita Bernardini a Regina Coeli, i Radicali italiani a Milano…
Il rito si è così moltiplicato almeno per sette, anche se quasi nessuno se n’è accorto – un servizio del Tg2 e uno del Tg5 – e non certo per censura, ma perché quella visita dei radicali ai detenuti non arriva più agli italiani come un rifugio del cuore e neppure come un rimprovero. Eppure, i numeri sono peggiori anche di quelli del 2013, quando l’Italia fu condannata dalla Corte europea per trattamenti inumani: oggi i detenuti sono 65136, più di un terzo tossicodipendenti, e i posti disponibili sono solo 46197.
E, tuttavia, si può dire che, non solo sui diritti civili, sulla libertà sessuale e sul fine vita, ma anche sul tema dell’emergenza carceraria è pannelliana la sinistra che finalmente usa e cita il rapporto di Antigone come bussola morale.
Ebbene, non lascia sgomenti che la sinistra non ammetta che Pannella le abbia ceduto il suo Pantheon, dai fratelli Rosselli al gigante del pensiero liberale Isaiah Berlin, da Ernesto Rossi che disprezzava il capitalismo assistito come gli avevano insegnato Gaetano Salvemini e Luigi Einaudi, a Piero Gobetti e Altiero Spinelli, e ancora Silone, Hannah Arendt e Arthur Koestler, e la genialità anticomunista di Albert Camus e dei grandi eredi del socialismo democratico di Filippo Turati, di cui Togliatti aveva scritto che era il più corrotto e il più opportunista.
Non stupisce insomma che Pannella sia ancora oggi il più disprezzato avversario che la sinistra si ritrova vivo senza averlo ancora risarcito, visto non c’è un luogo della politica dove non ci sia un suo segno, e non ci sarà mai un luogo della politica futura, in cui non ci sarà Pannella. È un dolore dirlo: Pannella fiorisce dovunque, ma sfiorisce nei pannelliani che lo santificano e che nelle liti in suo nome si immiseriscono e lo immiseriscono.
Quel che, insomma, lascia sgomenti è che gli eredi radicali di Pannella sprechino la sua eredità disputandosela. Leggete, adesso, questo scambio di battute, poco prima della sua morte: «Ci pensi mai ai radicali dopo di te?». «Sempre e mai». «I radicali finiranno con te?». «Confido molto nell’attività transnazionale». «E i leader del futuro?». Lui: «Ci sono. Lavoriamo dal Nepal a New York, da Bruxelles alla Birmania…». Sognava una storia che non finisse, ma non si fidava dell’Italia che «non è mai stata così corrotta, e non parlo del reato, ma del “cum rumpere”: guastare, disfare, decomporre».
A “cum rumpere” c’è il Partito radicale, che con lo slogan “o lo scegli e lo sciogli” raccolse diecimila iscritti. Adesso ne ha circa 500 ed è dominato da Maurizio Turco, una sorta di monaco laico, un solidissimo “quadro di partito”, formato fin da giovanissimo alla vecchia maniera degli uomini con il cervello “quadrato”, commercialisti dell’ideale.
Turco controlla la sede, il marchio, è l’editore di Radio radicale. Ha risanato i debiti di Pannella e poi ha via via litigato con tutti e cacciato tutti, cominciando con l’Associazione Coscioni e Marco Cappato che, inutile ricordarglielo, è un altro radicale che si è messo fisicamente a rischio e sta cambiato l’Italia. Grazie a lui infatti l’aiuto a morire è, in certi casi, un diritto, come il divorzio e l’aborto. E meno male che l’Italia finanzia l’Associazione Coscioni con il 5xmille e con i contributi volontari come accade, per esempio, con Telethon e la Lega del filo d’oro.
Ecco, tornando al Ferragosto, persino Rita Bernardini, la sacerdotessa laica delle carceri, è stata quasi completamente cancellata da Radio radicale. Non partecipa più a “Radio carcere”, ed era già stata espulsa dalla Fondazione Pannella perché – sentite questa – ha una condanna a due mesi e dieci giorni per una disobbedienza civile che è la più prestigiosa delle medaglie al valore: con Pannella aveva fumato in piazza uno spinello.
Per cacciare Bernardini e “Nessuno tocchi Caino” dalla sede di via di Torre Argentina, Turco sequestrò la chiave del bagno che possedeva come Mastro don Gesualdo possedeva la roba: chi aveva bisogno doveva ottenere il permesso. Inutile dire che non somiglia alle storiche vittorie radicali l’avere costretto ad andarsene in nome della libertà di pipì Bernardini e Nessuno tocchi Caino, che è un’altra eccellenza radicale, l’organizzazione internazionale contro la pena di morte e la tortura alla quale sono iscritti in tanti, dal Pd a sino a Mollicone e Alemanno. La guida Sergio D’Elia, un ex terrorista che aveva scontato 12 anni per banda armata e concorso morale in omicidio e si era dissociato. La sua storia piacerebbe a Beppe Fenoglio perché è “una questione privata” e dunque politica: D’Elia si legò infatti alla vicesegretaria radicale Maria Teresa Di Lascia che divenne sua moglie. Insieme, nel 1993 hanno fondato “Nessuno tocchi Caino”. Scrittrice, lei morì di tumore nel 1994 a soli 40 anni. Vinse il Premio Strega postumo nel 1995 con Passaggio in ombra: “Ho scritto questo romanzo per essere amata da chi mi leggerà”. È la più amata delle streghe radicali, che hanno in Emma Bonino il loro archetipo.
E si comincia a capire perché, moltiplicata dalle liti e da questo incredibile spreco, sia ormai diventata un’unica stanca monotonia quella civilissima diavoleria di Pannella che passava in galera anche tutti i Natale. Si rifugiava in prigione anche durante le grandi partite di pallone quando gli italiani si imprigionavano davanti alla tv. Sempre accolto come una star era l’unico leader che con Rita Bernardini e l’Associazione Antigone si batteva per i loro diritti. Non solo digiunava per la giustizia e per l’amnistia, ma nell’ingiusto e
nel disumano delle prigioni, nel bugliolo, nella puzza e nelle violenze dell’universo concentrazionario scopriva l’umanità dell’Italia.
Si sa che si può vincere anche perdendo. Anzi, la storia d’Italia è piena di sconfitti di successo al punto che l’aristocrazia dei perdenti è forse la sola nobiltà prodotta dalla classe dirigente e sto parlando di Falcone e Borsellino, ma anche, più modestamente, dei vari Segni, Martinazzoli, Occhetto, che hanno “rivoluzionato civilmente” il sistema e i partiti, e nel caso di Pannella e Bonino, hanno cambiato la civiltà dei diritti pur essendo sempre stati sotto lo zero virgola. Insomma questi perdenti sono, per merito e grandezza personali, l’unica realtà blasonata, visto che l’Italia vincente, pur con qualche ragguardevole eccezione, non è riuscita a produrre vere leadership e ora neppure un’alternativa legittimata e sicura al governo della destra.
Una volta le liti radicali, spesso furibonde – «il carattere radicale è incazzoso» disse Pannella a Bordin in uno dei loro incazzosi corpo a corpo – liberavano personalità. Persino i traditori, come Pannella giudicava Capezzone, iniziavano nuove storie da protagonisti. Adesso invece le liti dentro +Europa hanno portato sia alla scissione di Europa radicale, un gruppo neonato di radicali ignoti che presto a sua volta si scinderà, e sia al veto di Benedetto Della Vedova a Riccardo Magi, un giovane talentaccio che qualche volta è riuscito a riprodurre un po’ dell’esprit de finesse di Pannella con il bavaglio e il lenzuolo bianco del fantasma, e ora vorrebbe presentarsi alle primarie del campo largo.
In ognuna di queste follie c’è una logica, anche nell’opposizione a Alessandro Barbano al quale Giovanna Reanda, la direttrice di Radio radicale ha affidato la conduzione di “Stampa e regime”. Bordin è morto nel 2019 e “Stampa e regime” prova a superare il “complesso Bordin” tornando a identificarsi con una forte personalità radicale, una sola. E Barbano è così radicale che da direttore del Messaggero venne licenziato dall’editore Caltagirone perché si rifiutava di scrivere sotto dettatura. A Barbano è stata affidata la ricerca di uno sponsor. E di nuovo ci sono i pensieri finali di Pannella: «Ormai ci arriva pochissimo per Radio Radicale». Gli chiesi: «È molto ascoltata e Massimo Bordin è “la voce” della politica. Perché non ne fai una radio commerciale?». «Gli editori ci sarebbero, ma hanno paura del nome “radicale” che – dicono – li schiaccerebbe». Non è più così? Forza Turco, ripercorra la strada al contrario. Di notte agli ascoltatori di Radio Radicale capita d’imbattersi in Marco
Pannella e di riconoscerne subito la voce, ma di faticare a comprendere il discorso. Domenica, un profetico Pannella “voce e notte”, diventato chiaro solo oggi, diceva a Bordin che «andare a marcia indietro in autostrada è una cosa che non si fa. A meno che non ci sia una situazione d’emergenza, e valga la pena correre il rischio». Ci provi, caro Turco, a riportarli tutti a casa, senza chiedere scusa ma con quell’amore che per Pannella era un vincolo ben superiore alla lotta di classe, il vero motore della storia: «L’amore come armonia con il mondo» è l’insegnamento che aveva raccolto dalla madre.
La Repubblica | 18.08.2026















