Test di Italiano, ‘vogliamo delibera’
Gli imprenditori stranieri a Brescia potranno aprire un bar o un ristorante soltanto se saranno in grado di dimostrare di conoscere la lingua italiana. Questo è il cuore della proposta di modifica del regolamento cittadino "per il rilascio delle autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e bevande" che la Lega Nord farà pervenire nei prossimo giorni all’assessore Maurizio Margaroli. La proposta, quindi, non verrà discussa in consiglio comunale ma, se approvata, sarà oggetto di una delibera di giunta.
"Non è un provvedimento razzista, anzi è lungimirante per l’integrazione degli extracomunitari", ha detto Massimo Tacconi, presidente della Commissione commercio e fra i firmatari della proposta di modifica. "Non vogliamo limitare le aperture di esercizi commerciali da parte di stranieri, ma vogliamo che siano di qualità, e la conoscenza base della lingua italiana ci sembra una condizione imprescindibile".
Oggi chiunque voglia aprire, italiano o straniero, un ristorante, bar o un locale simile deve frequentare un corso di formazione professionale gestito dalla Regione. Quello che i leghisti vogliono cambiare è la possibilità per un dipendente extracomunitario, che abbia lavorato in uno di questi ambienti per due anni consecutivi, di aprire lui stesso un altro esercizio commerciale senza più l’obbligo della frequentazione del corso, perchè i due anni di lavoro fino a oggi valgono come "tirocinio di preparazione" all’attività.
Lo stesso vale per parenti del proprietario con qualifica di "coadiutore famigliare" che vogliano mettersi in proprio. "Se uno straniero consegue l’attestato con la Regione, si crede che almeno la base dell’italiano la conosca. Ma negli altri casi questo non è presumibile, perciò noi chiediamo soltanto che la conoscenza della lingua sia certificata", ha spiegato Nicola Gallizioli, capogruppo in Loggia per il partito del Carroccio.
Quindi, qualora la proposta di modifica del regolamento passasse, d’ora in poi gli extracomunitari che faranno domanda per ottenere l’autorizzazione per l’apertura di locali di questo genere dovranno allegare un certificato di conoscenza della lingua italiana. Fatta eccezione per chi ha conseguito in Italia un titolo di studio, in questo caso è sufficiente un’autodichiarazione.
"Crediamo comunque che tocchi al comune farsi carico dell’organizzazione di questi corsi", ha concluso Tacconi, "assumendosi il più possibile i costi di questa operazione".















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