L’italiano non ammutolisce

Il presidente della Dante Alighieri Bruno Bottai

“Tranquilli, l’inglese non ci può ammutolire”

“L’esclusione, a opera di Barroso, della traduzione in italiano e spagnolo in sede di Unione Europea? E’ una piccola cosa di cui si è parlato fin troppo, creando polemiche che non hanno solide basi su cui fondarsi”. Per Bruno Bottai – uomo di spicco della Farnesina, Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede e Presidente della Società Dante Alighieri, massimo ente di diffusione dell’italiano all’estero – le dispute di poco conto vanno messe da parte. Soprattutto se si parla di cultura. In realtà, l’italiano non è di certo messo in un angolo nel dibattito intellettuale internazionale. Anzi. La nostra antichissima lingua guarda al futuro – spiega Bottai – e oggi più che mai punta all’estero, proponendosi come veicolo di cultura e d’identità in ambito europeo. L’occasione per fare il punto sullo stato di salute della “dolce lingua” del Bel Paese è la presentazione, nella sede romana di Palazzo Firenze, delle attività della Dante Alighieri per il 2006. Con un dibattito sulle icone letterarie nazionali e le lingue d’Europa e la presentazione, oggi, del nuovo sito internet e dello spot che verrà trasmesso dalle emittenti nazionali: “Sapete immaginare un mondo senza l’Italiano?” Ospite d’onore Cesar Antonio Molina, direttore dell’Istituto Cervantes, ente vincitore del prestigioso premio Principe delle Asturie 2005 assieme ad altri sei grandi istituti europei tra cui la Dante Alighieri.

di Claudia Marin

Presidente Bottai, come valuta l’attuale stato di salute della lingua italiana?

“Nell’insieme positivamente. Perché è sempre vivo l’interesse che il nostro patrimonio culturale suscita nel mondo. A volte si fanno paragoni impietosi con la lingua inglese, una lingua parlata da tutti e che da molti decenni è diventata strumento di comunicazione internazionale. Ma dal primato della diffusione dell’inglese non deve derivare la deduzione totalmente fuori luogo, che l’italiano conti poco o che sia addirittura destinato a scomparire. La nostra lingua può e deve veicolare cultura; la domanda in questo senso non manca, anzi mi sembra in aumento”.

Che cosa vuol dire tutelare e diffondere l’italiano nel mondo?

“L’italiano non è prevalentemente una lingua di comunicazione. E’ e vuole restare, soprattutto una grande lingua di cultura e di arte, e in quanto tale non può che avere davanti a sé un avvenire ricco di prospettive. Ma il futuro va costruito. Gli stimoli vanno creati. E dunque l’esito dipende da noi italiani, che dobbiamo impegnarci anzitutto per continuare a creare cultura e arte. La domanda di italiano – inteso in senso lato, che comprende anche un modello di vita – è in crescita. Perché la nostra non è soltanto una lingua. E’ un patrimonio artistico e culturale senza pari, che comprende il nostro stile, i prodotti del nostro territorio e la creatività che ci contraddistingue. Non dimentichiamo che il continente europeo non è stato disegnato dalla geografia, ma dalla cultura, dalle arti e dalla religione”.

Comunicare cultura italiana comporta anzitutto insegnare la nostra lingua. Con che modalità deve essere fatto?

“Dopo oltre un secolo di attività, la Dante oggi si avvale di 500 Comitati, di cui oltre 400 all’estero, e molte migliaia di studenti in tutto il mondo. Per divulgare la lingua e la cultura bisogna agire su più fronti. Occorre promuovere iniziative in favore di giovani artisti, musicisti, studiosi e ricercatori. Organizzare corsi di lingua italiana per stranieri e immigrati extracomunitari. Intervenire presso gli industriali per incentivare la sottoscrizione di borse di studio, al fine di agevolare il trasferimento in tutta Italia di chi ne studia la lingua. Oggi ai lavoratori che emigrano dalle sponde meridionali del Mediterraneo verso le nostre coste e verso l’Europa si deve cercare di fornire almeno alcuni elementi della nostra lingua. La Dante vi concorre e intende concorrervi maggiormente. In quelle regioni, la conoscenza dell’italiano è ogni giorno più utile nel commercio, nell’industria e a chi opera nel turismo”.

Il Premio Principe delle Asturie è un incentivo importante per la vostra attività.

“E’ un incoraggiamento per il profondo rinnovamento in corso alla Dante Alighieri, che intende trarre dalla propria più che secolare tradizione una spinta decisiva per puntare all’insegnamento dell’italiano come una grande lingua di cultura e farne un obiettivo professionale dei propri corsi, redditizio per i giovani”.

Parliamo d’Europa. In che modo un valido impulso culturale e linguistico può contribuire a fondarne l’identità? “L’Europa è una grande potenza economica, che però fatica ad assumere pari statura in ambito politico. In questo delicato compito di costruzione deve poter puntare, tra l’altro, sugli Istituti di cultura che diffondono le grandi lingue europee. Perché assieme alle lingue, si trasmettono le tradizioni letterarie, artistiche e culturali dei paesi membri. E l’Europa è una realtà che, per andare avanti, ha bisogno di sentire, vicina e viva, la propria tradizione culturale”.

(Da La Nazione, 21/12/2005).

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  • Il presidente della Dante Alighieri Bruno Bottai

    “Tranquilli, l’inglese non ci può ammutolire”

    “L’esclusione, a opera di Barroso, della traduzione in italiano e spagnolo in sede di Unione Europea? E’ una piccola cosa di cui si è parlato fin troppo, creando polemiche che non hanno solide basi su cui fondarsi”. Per Bruno Bottai – uomo di spicco della Farnesina, Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede e Presidente della Società Dante Alighieri, massimo ente di diffusione dell’italiano all’estero – le dispute di poco conto vanno messe da parte. Soprattutto se si parla di cultura. In realtà, l’italiano non è di certo messo in un angolo nel dibattito intellettuale internazionale. Anzi. La nostra antichissima lingua guarda al futuro – spiega Bottai – e oggi più che mai punta all’estero, proponendosi come veicolo di cultura e d’identità in ambito europeo. L’occasione per fare il punto sullo stato di salute della “dolce lingua” del Bel Paese è la presentazione, nella sede romana di Palazzo Firenze, delle attività della Dante Alighieri per il 2006. Con un dibattito sulle icone letterarie nazionali e le lingue d’Europa e la presentazione, oggi, del nuovo sito internet e dello spot che verrà trasmesso dalle emittenti nazionali: “Sapete immaginare un mondo senza l’Italiano?” Ospite d’onore Cesar Antonio Molina, direttore dell’Istituto Cervantes, ente vincitore del prestigioso premio Principe delle Asturie 2005 assieme ad altri sei grandi istituti europei tra cui la Dante Alighieri.

    di Claudia Marin

    Presidente Bottai, come valuta l’attuale stato di salute della lingua italiana?

    “Nell’insieme positivamente. Perché è sempre vivo l’interesse che il nostro patrimonio culturale suscita nel mondo. A volte si fanno paragoni impietosi con la lingua inglese, una lingua parlata da tutti e che da molti decenni è diventata strumento di comunicazione internazionale. Ma dal primato della diffusione dell’inglese non deve derivare la deduzione totalmente fuori luogo, che l’italiano conti poco o che sia addirittura destinato a scomparire. La nostra lingua può e deve veicolare cultura; la domanda in questo senso non manca, anzi mi sembra in aumento”.

    Che cosa vuol dire tutelare e diffondere l’italiano nel mondo?

    “L’italiano non è prevalentemente una lingua di comunicazione. E’ e vuole restare, soprattutto una grande lingua di cultura e di arte, e in quanto tale non può che avere davanti a sé un avvenire ricco di prospettive. Ma il futuro va costruito. Gli stimoli vanno creati. E dunque l’esito dipende da noi italiani, che dobbiamo impegnarci anzitutto per continuare a creare cultura e arte. La domanda di italiano – inteso in senso lato, che comprende anche un modello di vita – è in crescita. Perché la nostra non è soltanto una lingua. E’ un patrimonio artistico e culturale senza pari, che comprende il nostro stile, i prodotti del nostro territorio e la creatività che ci contraddistingue. Non dimentichiamo che il continente europeo non è stato disegnato dalla geografia, ma dalla cultura, dalle arti e dalla religione”.

    Comunicare cultura italiana comporta anzitutto insegnare la nostra lingua. Con che modalità deve essere fatto?

    “Dopo oltre un secolo di attività, la Dante oggi si avvale di 500 Comitati, di cui oltre 400 all’estero, e molte migliaia di studenti in tutto il mondo. Per divulgare la lingua e la cultura bisogna agire su più fronti. Occorre promuovere iniziative in favore di giovani artisti, musicisti, studiosi e ricercatori. Organizzare corsi di lingua italiana per stranieri e immigrati extracomunitari. Intervenire presso gli industriali per incentivare la sottoscrizione di borse di studio, al fine di agevolare il trasferimento in tutta Italia di chi ne studia la lingua. Oggi ai lavoratori che emigrano dalle sponde meridionali del Mediterraneo verso le nostre coste e verso l’Europa si deve cercare di fornire almeno alcuni elementi della nostra lingua. La Dante vi concorre e intende concorrervi maggiormente. In quelle regioni, la conoscenza dell’italiano è ogni giorno più utile nel commercio, nell’industria e a chi opera nel turismo”.

    Il Premio Principe delle Asturie è un incentivo importante per la vostra attività.

    “E’ un incoraggiamento per il profondo rinnovamento in corso alla Dante Alighieri, che intende trarre dalla propria più che secolare tradizione una spinta decisiva per puntare all’insegnamento dell’italiano come una grande lingua di cultura e farne un obiettivo professionale dei propri corsi, redditizio per i giovani”.

    Parliamo d’Europa. In che modo un valido impulso culturale e linguistico può contribuire a fondarne l’identità? “L’Europa è una grande potenza economica, che però fatica ad assumere pari statura in ambito politico. In questo delicato compito di costruzione deve poter puntare, tra l’altro, sugli Istituti di cultura che diffondono le grandi lingue europee. Perché assieme alle lingue, si trasmettono le tradizioni letterarie, artistiche e culturali dei paesi membri. E l’Europa è una realtà che, per andare avanti, ha bisogno di sentire, vicina e viva, la propria tradizione culturale”.

    (Da La Nazione, 21/12/2005).

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