L’italiano banale della tv

La tv banalizza l’italiano? Assolutamente sì

di Giorgio Bocca

Capita di pensare che i leghisti, magari per caso, magari contro le loro intenzioni, la vedano giusta. Per esempio, sul ritorno ai dialetti, almeno come scampo alla lingua in uso alla tv, la brodaglia dei luoghi comuni, neologismi tecnici e stranieri che stanno seppellendo l’italiano come sotto una colla densa e opaca. Capita di rimpiangere Arlecchino, le maschere, il teatro dell’arte e le forme di espressione popolari ma vive, quando adesso si accende la televisione e ci cala addosso il nuovo italiano, da tutti, politici e plebei, colti e analfabeti, parlato con evidente compiacimento e sussiego.

Capita di paragonare questo nuovo italiano ai volgari messi assieme nei millenni e rimpiangerne il vigore, il sapore, la naturalezza. Nel bene e nel male la tv è dominante. Ma il suo potere di privare ogni lingua dei suoi sapori e delle sue invenzioni è impressionante.

Da ogni regione, da ogni classe sociale, di ogni età, l’italiano che arriva davanti all’occhio magico, qualsiasi sia la domanda, risponde «allora». E si compiace. Credevate di sorprendermi, di intimidirmi, e io senza un attimo di esitazione: «Allora». Poi, eccomi qui con tutte le parole imparate nei vostri quiz e nelle vostre interviste generiche e insignificanti, collaudate in milioni di trasmissioni. Mi chiedete cosa ne penso di mia moglie? Vi sparo subito un «solare», e di mio marito o figlio, senza esitazione, un «determinato».

Perbacco. Credevamo che questo fosse ancora il Paese spagnolesco del “servo vostro sior”, delle false modestie, delle prudenti esitazioni, e invece: solare, determinato. E perché l’intervistatore non abbia il minimo dubbio un «assolutamente sì». La tv ha finalmente cancellato dalla lingua e dal carattere italiano gli occhi abbassati di don Abbondio, gli «io non ho visto, non ho sentito» dell’omertà mafiosa.

Adesso non bastano i sì, ci vogliono gli assolutamente sì, per qualsiasi affermazione, dal totalmente e sistematicamente vago al sicuro, deciso assoluto.

Che poi dietro ci sia la stessa voglia di evitare ogni responsabilità non importa: la tv ha regalato a tutti il diritto di iperbole. A tutti i politici ha dato la preziosa licenza dell’autorevolezza da video: puoi dire le sciocchezze che vuoi, affermare tutto e smentire tutto, dalla crisi all’energia nucleare, alla sacralità della vita, perché, come insegna Silvio, le parole non contano, conta la faccia, purché appaia sulla lanterna magica.

(Da Il Venerdì di Repubblica, 20/3/2009).

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