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Politica e lingue

Lingue minacciate dalla guerra delle parole

THE OBSERVER del 18.2.1995

Migliaia di lingue minacciate dall’estinzione nella guerra delle parole
Robin McKic, Atlanta
(Trad. Stefania Zaccagnini)

La novantenne Edna Guerrero è stata l’ultima parlante al mondo del Northern Pomo Indian. Tre anni fa è morta a Santa Rosa in California abbassando di una il numero delle lingue del pianeta. E’ una triste storia sebbene, apparentemente, non sia tragica: l’umanità possiede altre 6000 lingue. Ma la storia di Edna Guerrero si sta ripetendo per migliaia di volte da un capo all’altro del mondo. Il deposito linguistico del pianeta sta per essere distrutto ancora più rapidamente di quanto lo siano gli animali in via di estinzione. "Il mondo sta andando verso una lingua universale, e questa è l’inglese" ha detto il Dr Kimbrough Oller dell’Università di Miami all’American Association for the Advancement of Science ieri, in occasione del loro incontro annuale. Il Dr Michael Krauss, dell’Università dell’Alaska, ha aggiunto: "La metà delle lingue di questo pianeta non vengono più imparate dai figli dei parlanti nativi. Queste diverse lingue non possono dunque considerarsi in pericolo. Hanno già passato questa fase. Stanno per essere annientate".
La California è la patria di 50 delle 250 lingue indigene americane. Nessuna di queste è imparata dai bambini e per la maggior parte esse sono parlate solo da ultrasettantenni. La Hopa, il Mojave, lo Washo ed altre lingue stanno dunque per unirsi al Pomo di Edna Guerrero.
Il Dr Krauss ha detto che solo le lingue correntemente parlate da parecchie centinaia di migliaia di persone o più hanno probabilità di sopravvivere nel prossimo secolo. "Al massimo, entro un centinaio di anni, avremo solo circa 300 lingue effettivamente parlate. Siamo di fronte alla perdita del 95% delle nostre diverse forme linguistiche." Alla conferenza i ricercatori hanno mostrato come la perdita delle lingue abbia gravi implicazioni scientifiche. In molti casi l’uso potenziale di piante e di erbe curative, conosciuto solo da tribù indigene come quelle delle foreste amazzoniche, è messo in pericolo, essendo queste private del vocabolario per descrivere una tale flora.
Peggiore è l’impatto sui tentativi di capire come gli esseri umani pensano, secondo Kenneth Hale del Massachusetts Institute of Technology. "In molte lingue aborigene dell’Australia gli indigeni hanno elaborato complesse relazioni tra oggetti che sono di grande importanza intellettuale.
"Popoli diversi hanno modi diversi di dividere lo spazio ed il tempo ed i vari modi in cui parliamo ci illuminano sulla ricca diversità dei nostri modi di pensare. Se perdiamo una lingua perdiamo la tradizione e la cultura che essa contiene."
Il processo di logorio linguistico iniziò con i colonizzatori del West che iscrissero i bambini indigeni alle loro scuole punendo coloro che tentavano di parlare le proprie lingue native. Recentemente semplici motivi di economia hanno alimentato tali estinzioni. "La gente vuole parlare a lingue di prestigio, come lo spagnolo ed il portoghese perchè sono associate con l’opulenza", ha detto il Dr Hale.
Una volta perduta la varietà linguistica ci vorranno diverse migliaia di anni per restaurarla, ha aggiunto il Dr Krauss. "Solo circa una dozzina di lingue si sono evolute dal Latino negli scorsi 2000 anni".

Giorgio Kadmo Pagano
ARTISTA dal 1977 TEORICO dell'ARTE e ARCHITETTO dal 1985 GIORNALISTA dal 1993, ESPERTO d'ECONOMIA LINGUISTICA dal 1997.

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