Lingue e spionaggio in F1

Dossier illeciti

Ghioni: «Fallito lo spionaggio in F1 perché non capivamo il giapponese»

di Luigi Ferrarella

«Mi spiego meglio: allorquando venni sentito dalla Procura il 31 agosto 2006, avevo già elaborato in me la decisione di riferire quanto sto dicendo oggi, ma omissis insistettero perché non ne parlassi». Dal contesto dell’interrogatorio, parrebbe di capire che Fabio Ghioni, l’ex capo informatico della Security di Telecom, evochi dirigenti dell’azienda. Ma allo stato è impossibile sapere che cosa Ghioni stia «dicendo oggi» (che è in libertà) di diverso dal poco che aveva detto quand’era in carcere. La quantità di omissis apposta dai pm su due nuovi interrogatori del 14 e 15 novembre al Tribunale che riesamina l’arresto di Roberto Preatoni, segnala però un qualche interesse degli inquirenti. Molto più che su un accenno sportivo: un fallito spionaggio in Formula 1, par di capire nel 2004 o 2005. «Anche sui concorrenti di Pirelli – dice Ghioni in uno dei rari passi leggibili – furono richiesti attacchi informatici». Alcuni nomi sono già noti, come Michelin e Continental. Ma ora Ghioni aggiunge Bridgestone, l’azienda giapponese (fornitrice della Ferrari) di cui «dovevamo acquisire dati sulla componentistica del pneumatico destinato alle gare di Formula 1. In particolare Tavaroli, ordinandomi l’intrusione, mi domandò di accertare temperature e tempi di vulcanizzazione della mescola di quei pneumatici». Ma l’attacco informatico non andò in porto, perché «i dati erano elaborati in lingua giapponese, e per la barriera linguistica non fu possibile acquisire alcuna notizia».

(Dal Corriere della Sera, 27/11/2007).

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