Linguaggio fascista cultura comunista

Flores e Travaglio Linguaggio fascista cultura stalinista

di Piero Sansonetti

Un paio di giorni fa Paolo Flores D’Arcais ha scritto un editoriale per il Fatto nel quale diceva che il «paese è in mano alle troie». Non è una mia forzatura, ha scritto proprio così: «troie». Si riferiva prima di tutto a Ruby e poi ad altre donne non ben specificate. Non era solo una frase, era la sostanza dell’articolo, la tesi di fondo.
Il motivo per il quale – spiegava Flores – siamo di fronte a una emergenza nazionale e dobbiamo ricorrere a metodi emergenziali di lotta politica è questo: le troie.
Nello stesso articolo parlava di Berlusconi come di una persona psichiatricamente disturbata. Usava una formula semiscientifica: «borderline».
A fianco dell’articolo di Flores c’era il tradizionale editoriale di Marco Travaglio, che
definiva Berlusconi lo «psiconano». Non è la prima volta che Travaglio adopera questo neologismo, alludendo al fatto che Berlusconi è troppo basso e – di nuovo – alludendo a disturbi psichiatrici. Il giorno precedente invece Travaglio aveva definito Berlusconi un «Latrin Lover», paragonandolo a un cesso pubblico.
Ci ho pensato un po’a questo linguaggio. Lasciamo stare la sostanza dei ragionamenti
di Travaglio o di Flores o di altri editorialisti del Fatto (ma anche di altri giornali di
sinistra). Proviamo a riflettere un momento solo sul linguaggio.
Non riesco a ricordare, nella storia della polemica politica italiana, nient’altro che
assomigli a questo linguaggio se non quello usato da alcuni ambienti fascisti soprattutto
agli albori del regime. Badate, la mia è solo una constatazione linguistica: non sto dicendo che Flores o Travaglio sono fascisti, è chiaro che non lo sono e soprattutto e
chiaro che oggi l’accostamento di qualsiasi fenomeno politico al fascismo è del tutto insensato e illegittimo. Dico solo che il loro linguaggio (troie, latrine, psiconani) ha precedenti solo molto antichi e che coincidono con la cultura fascista.
I riferimenti alla pazzia di Berlusconi hanno invece precedenti diversi. Quella di confondere gli avversari politici con persone bisognose di cure psichiatriche, e quindi internarli in manicomio, è un vezzo comunista: stalinista e brezneviano.
Così come è stalinista il vezzo di definire «traditori» gli ex amici con i quali si ha un dissenso (e l’invettiva contro i traditori è la conclusione del succitato articolo di Flores).
Diciamo che ci troviamo di fronte a un bel mix: linguaggio fascista e cultura stalinista.
L’altra sera, sempre sul Fatto, nell’edizione ori line, è comparsa la notizia dello sfratto deciso dall’amministratore del condominio di via Olgettina nei confronti di 14 ragazze. Buttate per strada perché «recano danno al decoro del palazzo».
Quanto tempo che non sentivo una espressione del genere: «Recano danno al decoro del
palazzo»! Credevo che fossero espressioni che si usavano negli anni Trenta, forse nei Quaranta, durante il regime fascista. Poi basta. Invece tornano attuali. Bene, la notizia, sul Fatto, è stata subito commentata dai lettori. Dei primi dieci commenti ve ne trascrivo cinque, i più significativi, ma gli altri sono dello stesso tono:
«Da Santoro perché invitano la Santachè? Ho vomitato tutta la sera, dal condominio Annozero devono sfrattare anche "la signora"».
«Ah ah ah vadano nel loro posto di lavoro naturale: SULLA STRADA».
«Fin quando non vedo calci in kulo dico che ancora dorme!».
«Lasciate perdere Berlusconi (gli ci vorrebbe un supplizio amo di bunga bunga da parte di un bel maschione nero)… è il sistema che lo ha espresso che fa paura e va osteggiato…».
«Povere… finiranno sulla… strada! (forse è la volta buona che torna loro la memoria).
«Ehhhhh, chi di topa ferisce, di topa…».
Ecco, neanche un commento che mostra una qualche disapprovazione per il comportamento arrogante, reazionario e antifemminista dell’amministratore del condominio.
Solo applausi per lui, tranne quel ragazzo che protesta perché oltre a cacciarle
non le ha prese anche a calci in culo.
Il linguaggio, lo avrete notato, è molto simile a quello che pare usassero i poliziotti di
Bolzaneto, dieci anni fa, mentre torturavano i ragazzi arrestati a Genova durante le manifestazioni del G8.
Eppure gli autori di questo linguaggio sono giornalisti e lettori del giornale di sinistra più venduto in Italia in questo momento. Io non credo che chi ha ancora un pochino di sale in zucca possa restare fermo e sconsolato a ciondolare la testa in segno di disapprovazione e rassegnazione. Se non c’è una reazione, una protesta, contro questo imbarbarimento della sinistra italiana, tra molto poco tempo il danno sarà irreparabile. E la sinistra avrà largamente scavalcato a destra la destra più becera e volgare.
P.S. Leggendo quell’articolo di Flores del quale vi parlavo, all’improvviso ho avuto come una visione. Mi è apparso il volto di Franco Basagalia. Ho cercato di immaginare cosa avrebbe potuto pensare se si fosse trovato, improvvisamente, di, fronte ai migliori intellettuali della sinistra italiana che scrivono troia, psiconano, traditore, latrin lover.. Basaglia è morto trent’anni fa. E noi invece di andare trent’anni avanti siamo
andati trecento anni indietro, ai tempi della caccia alle streghe.
(Da Il Riformista, 22/1/2011).

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