Il Parlamento europeo impone di rivolgersi alle donne senza usare appellativi che ne indichino lo stato civile Bruxelles cancella anche tutte le parole con riferimenti al sesso. Addio, dunque, ai “firemen” e ai “policemen”
La Ue azzera signore e signorine e la lingua diventa senza genere
di Enrico Franceschini
Non si può più dire “signora” e “signorina”, nelle varie lingue dell’unione Europea: dunque basta mrs e miss, madame e madamoiselle, senora e senorita, frau e fraulein. Così ordina, o perlomeno esorta, un pamphlet introdotto dal parlamento della Ue sul modo corretto di rivolgersi pubblicamente, a voce o per iscritto, a una donna, in particolare se onorevole- nel senso di deputata, non della sua vita privata.
L’auspicio fa parte di un codice sul linguaggio “sessualmente neutro” da utilizzare nelle conversazioni e pubblicazioni ufficiali: un dibattito in aula, un convegno, un documento. L’uso di “signora” e “signorina”, in qualunque lingua, sarebbe discriminatorio nei confronti delle medesime, insomma delle – come chiamarle? – persone di sesso femminile, le quali andrebbero viceversa chiamate o descritte soltanto per cognome.
Per lo stesso motivo, il libretto con le nuove regole mette al bando anche tutte le parole che contengono un riferimento al sesso: invece di dire per esempio sport- smen, alla lettera “uomini sportivi”, andrà usato “atleti”; invece di statesmen, ossia “uomini statisti”, meglio dire “leader politici”. Sarà inoltre vietato, nei corridoi della Ue e, per estensione, in tutti i corridoi politici dei 27 paesi membri che vorranno adeguarsi allo stesso regolamento, dire man made, cioè “fatto dall’uomo”: lasciamo stare il sesso di chi l’ ha fatto, e se non è stata madre natura, d’ora in poi sarà corretto dire che è “sintetico, artificiale”.
Finiscono fuori legge, perlomeno nelle lingue che li contemplano, anche quei vocaboli che aggiungono il suffisso men, uomini, a una professione: come firemen, pompieri, policemen, poliziotti, salesmen, venditori. La notizia è finita sulla prima pagina del Daily Telegraph, il più diffuso quotidiano di qualità britannico, e non è difficile capire perché: in un paese fortemente euroscettico, era una notizia troppo bella per essere liquidata come una delle tante normative un po’astruse emanate da Bruxelles. E infatti gli inglesi non si fanno scappare l’occasione per ridere alle spalle del resto dell’Europa, cioè alle nostre: notando che, fortunatamente, i dittatori della Ue hanno deciso di consentire di dire ancora “cameriere” e “cameriera”, quando uno si trova al ristorante, perché non è stata inventata una forma alternativa di chiamarlo al proprio tavolo. Si vede che gli inglesi in questione non sono mai stati a Mosca ai tempi dell’Urss comunista, quando, se dovevi richiamare l’attenzione di qualcuno di cui non conoscevi il nome, andavi per le spicce chiamandolo semplicemente “mushina” o “genshena”, uomo o donna, formula un po’ brutale, ma precisa e non sessualmente discriminatoria, altro che “compagno ” o “compagna”. «Le istituzioni della Ue hanno provato a vietare le cornamuse e a imporci la forma che dovrebbero avere le banane – si arrabbia Struan Stevenson, deputato conservatore europeo – ma adesso vorrebbero addirittura decidere in che modo dobbiamo parlare». E il Telegraph, in un editoriale intitolato, in francese, “Vive la différence”, denuncia la misura come la fine della civiltà: «Senza il ‘madame’ davanti ironizza il quotidiano londinese – Emma Bovary sarebbe stata un’altra». Comunque, se i sudditi di Sua Maestà inorridiscono all’idea che in futuro, al di là della Manica, le donne verranno chiamate solo per cognome, basta che vengano a trovarci in Italia, dove saranno sommersi non tanto da un’ondata di “signori” e “signore” ma da un’abbuffata di “dottori”e “dottoresse”. Potrebbero presto rimpiangere di essersi fatti beffe delle norme di Bruxelles.
(Da La Repubblica, 17/3/2009).
[addsig]











Il Parlamento europeo impone di rivolgersi alle donne senza usare appellativi che ne indichino lo stato civile Bruxelles cancella anche tutte le parole con riferimenti al sesso. Addio, dunque, ai “firemen” e ai “policemen”
La Ue azzera signore e signorine e la lingua diventa senza genere
di Enrico Franceschini
Non si può più dire “signora” e “signorina”, nelle varie lingue dell’unione Europea: dunque basta mrs e miss, madame e madamoiselle, senora e senorita, frau e fraulein. Così ordina, o perlomeno esorta, un pamphlet introdotto dal parlamento della Ue sul modo corretto di rivolgersi pubblicamente, a voce o per iscritto, a una donna, in particolare se onorevole- nel senso di deputata, non della sua vita privata.
L’auspicio fa parte di un codice sul linguaggio “sessualmente neutro” da utilizzare nelle conversazioni e pubblicazioni ufficiali: un dibattito in aula, un convegno, un documento. L’uso di “signora” e “signorina”, in qualunque lingua, sarebbe discriminatorio nei confronti delle medesime, insomma delle – come chiamarle? – persone di sesso femminile, le quali andrebbero viceversa chiamate o descritte soltanto per cognome.
Per lo stesso motivo, il libretto con le nuove regole mette al bando anche tutte le parole che contengono un riferimento al sesso: invece di dire per esempio sport- smen, alla lettera “uomini sportivi”, andrà usato “atleti”; invece di statesmen, ossia “uomini statisti”, meglio dire “leader politici”. Sarà inoltre vietato, nei corridoi della Ue e, per estensione, in tutti i corridoi politici dei 27 paesi membri che vorranno adeguarsi allo stesso regolamento, dire man made, cioè “fatto dall’uomo”: lasciamo stare il sesso di chi l’ ha fatto, e se non è stata madre natura, d’ora in poi sarà corretto dire che è “sintetico, artificiale”.
Finiscono fuori legge, perlomeno nelle lingue che li contemplano, anche quei vocaboli che aggiungono il suffisso men, uomini, a una professione: come firemen, pompieri, policemen, poliziotti, salesmen, venditori. La notizia è finita sulla prima pagina del Daily Telegraph, il più diffuso quotidiano di qualità britannico, e non è difficile capire perché: in un paese fortemente euroscettico, era una notizia troppo bella per essere liquidata come una delle tante normative un po’astruse emanate da Bruxelles. E infatti gli inglesi non si fanno scappare l’occasione per ridere alle spalle del resto dell’Europa, cioè alle nostre: notando che, fortunatamente, i dittatori della Ue hanno deciso di consentire di dire ancora “cameriere” e “cameriera”, quando uno si trova al ristorante, perché non è stata inventata una forma alternativa di chiamarlo al proprio tavolo. Si vede che gli inglesi in questione non sono mai stati a Mosca ai tempi dell’Urss comunista, quando, se dovevi richiamare l’attenzione di qualcuno di cui non conoscevi il nome, andavi per le spicce chiamandolo semplicemente “mushina” o “genshena”, uomo o donna, formula un po’ brutale, ma precisa e non sessualmente discriminatoria, altro che “compagno ” o “compagna”. «Le istituzioni della Ue hanno provato a vietare le cornamuse e a imporci la forma che dovrebbero avere le banane – si arrabbia Struan Stevenson, deputato conservatore europeo – ma adesso vorrebbero addirittura decidere in che modo dobbiamo parlare». E il Telegraph, in un editoriale intitolato, in francese, “Vive la différence”, denuncia la misura come la fine della civiltà: «Senza il ‘madame’ davanti ironizza il quotidiano londinese – Emma Bovary sarebbe stata un’altra». Comunque, se i sudditi di Sua Maestà inorridiscono all’idea che in futuro, al di là della Manica, le donne verranno chiamate solo per cognome, basta che vengano a trovarci in Italia, dove saranno sommersi non tanto da un’ondata di “signori” e “signore” ma da un’abbuffata di “dottori”e “dottoresse”. Potrebbero presto rimpiangere di essersi fatti beffe delle norme di Bruxelles.
(Da La Repubblica, 17/3/2009).
[addsig]