Politica e lingue

Lingua romanì e lingua romena

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Il docente

«Rom e romeni Lingue diverse e pregiudizi»

di Fabrizio Caccia

Il professor Lorenzo Tomasin, linguista di fama, docente all’università Ca’ Foscari di Venezia e alla Bocconi di Milano, non ha dubbi: «In questa babele di lingue l’assonanza spesso genera equivoci, dagli equivoci derivano incomprensioni e pregiudizi. L’abbiamo visto. La storia delle parole Rom e Romeno è emblematica». Ci spieghi, professore. «Tipico esempio di illusione ottica: la somiglianza tra le due parole, unita al fatto che molti dei Rom oggi presenti in Italia provengono dalla Romania, dove sono quasi due milioni, alimentano la convinzione diffusa che i Rom si chiamino così perché romeni. Ma non è vero». Cioè? «Il nome Romania deriva da Roma, perché quella regione anticamente fu occupata dai Romani e così, semplificando, nei secoli divenne un’isola neolatina circondata da territori di lingua e cultura slave. La parola romeno insomma deriva da romanus. Semplice, no? Rom invece significa uomo nella lingua romanì, lingua di origine indiana, simile al sanscrito, che le popolazioni nomadi degli zingari portarono in Europa nel Medioevo». La lingua romanì e la lingua romena, dunque, sono diverse tra loro… «Diversissime, direi, a tal punto da risultare mutualmente incomprensibili. Così, faccio un esempio, Gigio Artemio Giancarli, autore teatrale veneziano del Cinquecento, volendo far parlare una zingara in una sua opera s’inventò quasi a tavolino una lingua a base araba. L’importante era che risultasse incomprensibile al pubblico. E invece, suppongo, se avesse parlato romeno, la zingara di Giancarli sarebbe apparsa ai suoi spettatori assai più familiare». Morale? «Non tutti i Rom sono romeni, non tutti i romeni sono Rom».
(Dal Corriere della Sera, 19/9/2010).

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