"LINGUA RICCA E CHE SI EVOLVE, ECCO LA PROVA" (Il Corriere della Sera)

ROMA – L`italiano non sta morendo, ma anzi diventa quasi ogni giorno più ricco di parole. Vocaboli complessi, che richiedono tempo per la lettura e attenzione per la comprensione (bipartisanismo, leadercrazia, omoaffettività, intersemiotico: e sono solo alcuni esempi). Nulla che ricordi, nemmeno da lontano, le fortunate sintesi della lingua inglese che spesso sforna nuove parole pronte a diventare slogan internazionali. Perché? Risponde Luca Serianni, docente di Storia della lingua italiana all`Università La Sapienza, accademico della Crusca e dei Lincei: «C`è prima di tutto un aspetto legato alla tipologia della lingua. L`inglese è strutturato con parole molto brevi, monosillabiche, con un forte accento che ha fatto cadere le sillabe atone. Nell`italiano accade esattamente il contrario, pensiamo alla grande abbondanza di suffissi. Per di più l`inglese ha una morfologia notevolmente ridotta: una stessa parola può essere un vocabolo o un verbo, non c`è distinzione di genere per gli aggettivi». Di qui l`intrinseca facilità dell`inglese a produrre parole secche e brevi. E poi, sottolinea Serianni, c`è una motivazione extra-linguistica: «Qualsiasi lingua ha la possibilità di imporsi quando ha alle spalle un forte sistema culturale e politico di riferimento, come avviene nel caso del mondo anglo-americano. L`inglese insomma non ha vinto la battaglia planetaria dell`uso comune per una sua capacità intrinseca. Anzi, spesso si tratta di una lingua non semplice. Gli esperantisti si sono divertiti a raccogliere la quantità di incidenti aerei provocati dai fraintendimenti tra piloti e personale di terra proprio a causa dell`inglese. Molte frasi idiomatiche si possono interpretare in vario modo. E, per una lingua, si tratta di un grande limite» P. Co.

Questo messaggio è stato modificato da: Myrtle, 02 Feb 2009 – 10:50 [addsig]

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