Lingua nonviolenta > DCNAN, SCN e la nonviolenza.

Da sempre abbiamo sostenuto la scelta nonviolenta della comunicazione transnazionale esperantista per 2 fondamentali motivi:
1) il suo essere semplice: da' fondamento alla democrazia linguistica transnazionale senza ceti che, economicamente avvantaggiati, possono spendere più tempo e danaro per apprenderla.
2) il suo non essere etnica: non crea privilegi per popoli lingua madre e non mina alle fondamenta le pari opportunità, fondamento d'ogni democrazia compresa quella internazionale.
Entrambi questi fattori garantiscono la conseguente salvaguardia delle lingue e delle culture del mondo…
In questo contesto nonviolento e nonassassino delle lingue (quale, al contrario, si sta realizzando attraverso l'imposizione dell'inglese al mondo) è sempre importante seguire cosa avviene sul fronte nonviolento in altri ambiti e quanto esso possa essere partecipe invece di aspetti violenti dal punto di vista della comunicazione transnazionale.
Da tempo, come radicali, seguiamo certe “derive” nonviolente a sinistra è il caso di Rifondazione comunista ma non solo: si pensi al Comitato di consulenza per la Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta e al Servizio Civile Nazionale che ha assicurato il passaggio degli obiettori in servizio civile ai volontari in servizio civile e che, oggi, ha messo la questione della nonviolenza tra le “materie” da trattare nelle 30 ore di formazione generica che va fatta a tutti i volontari in SC.
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2 commenti

  • Da sempre abbiamo sostenuto la scelta nonviolenta della comunicazione transnazionale esperantista per 2 fondamentali motivi:
    1) il suo essere semplice: da' fondamento alla democrazia linguistica transnazionale senza ceti che, economicamente avvantaggiati, possono spendere più tempo e danaro per apprenderla.
    2) il suo non essere etnica: non crea privilegi per popoli lingua madre e non mina alle fondamenta le pari opportunità, fondamento d'ogni democrazia compresa quella internazionale.
    Entrambi questi fattori garantiscono la conseguente salvaguardia delle lingue e delle culture del mondo…
    In questo contesto nonviolento e nonassassino delle lingue (quale, al contrario, si sta realizzando attraverso l'imposizione dell'inglese al mondo) è sempre importante seguire cosa avviene sul fronte nonviolento in altri ambiti e quanto esso possa essere partecipe invece di aspetti violenti dal punto di vista della comunicazione transnazionale.
    Da tempo, come radicali, seguiamo certe “derive” nonviolente a sinistra è il caso di Rifondazione comunista ma non solo: si pensi al Comitato di consulenza per la Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta e al Servizio Civile Nazionale che ha assicurato il passaggio degli obiettori in servizio civile ai volontari in servizio civile e che, oggi, ha messo la questione della nonviolenza tra le “materie” da trattare nelle 30 ore di formazione generica che va fatta a tutti i volontari in SC.

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  • Da sempre abbiamo sostenuto la scelta nonviolenta della comunicazione transnazionale esperantista per 2 fondamentali motivi:
    1) il suo essere semplice: da' fondamento alla democrazia linguistica transnazionale senza ceti che, economicamente avvantaggiati, possono spendere più tempo e danaro per apprenderla.
    2) il suo non essere etnica: non crea privilegi per popoli lingua madre e non mina alle fondamenta le pari opportunità, fondamento d'ogni democrazia compresa quella internazionale.
    Entrambi questi fattori garantiscono la conseguente salvaguardia delle lingue e delle culture del mondo…
    In questo contesto nonviolento e nonassassino delle lingue (quale, al contrario, si sta realizzando attraverso l'imposizione dell'inglese al mondo) è sempre importante seguire cosa avviene sul fronte nonviolento in altri ambiti e quanto esso possa essere partecipe invece di aspetti violenti dal punto di vista della comunicazione transnazionale.
    Da tempo, come radicali, seguiamo certe “derive” nonviolente a sinistra è il caso di Rifondazione comunista ma non solo: si pensi al Comitato di consulenza per la Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta e al Servizio Civile Nazionale che ha assicurato il passaggio degli obiettori in servizio civile ai volontari in servizio civile e che, oggi, ha messo la questione della nonviolenza tra le “materie” da trattare nelle 30 ore di formazione generica che va fatta a tutti i volontari in SC.

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