L’Inglese guadagna terreno, in India.

Paolo Gambi, Rinascimento poetico

Babele Indiana : via principesca per l’Inglese ?

Con più di 1600 lingue recensite, l’India è davvero un Paese multilingue. Ma i suoi idiomi minoritari sono minacciati d’estinzione, mentre l’Inglese guadagna terreno.

L’India, che conta circa un miliardo d’abitanti, è spesso considerata come un modello di coesistenza linguistica. La federazione Indiana ha due lingue ufficiali (l’Hindi e l’Inglese) e la Costituzione ne riconosce 18 nei suoi Stati. In totale, 418 lingue (parlate da più di 10 000 persone) sono ufficialmente repertoriate in India. La radio All-India trasmette in 24 lingue e 146 dialetti; i giornali sono pubblicati in 34 lingue almeno, 67 lingue sono insegnate nelle elementari e 80 nei corsi d’alfabetizzazione. La Costituzione garantisce ai cittadini il diritto di “conservare” la propria lingua e tutte le minoranze religiose o linguistiche hanno il diritto di amministrare delle istituzioni scolastiche.
La tradizione del multilinguismo sarà pure risalente a migliaia di anni fa, ma non è sempre facile prolungarla. La Repubblica federale Indiana comprende oggi 26 Stati e sei Territori, di cui alcuni sono stati costituiti in 1956 sulla base d’un’unica lingua. Ciò nonostante, le lingue ufficiali adottate dagli Stati o dai Territori non per forza sono parlate da tutte le popolazioni in questione, di cui nessuna delle loro comunità è totalmente multilingue.

Rigorosa gerarchia ufficiale delle lingue

In tale contesto, alcune lingue si sono diffuse a discapito delle altre. Poiché l’India conta di fatto più di 1600 lingue dette “madrelingua”, di cui il maggior numero è privo di statuto ufficiale e dunque di protezione. La situazione è ancora più complicata per via del fatto che ogni lingua ha almeno tre varianti. L’Hindi ne possiede non meno di 48. In India, dove il concetto di nazione è recente, la lingua è diventata una posta cruciale. Le politiche linguistiche danno da sempre luogo a dibattiti e controversie tra politici, insegnanti e pianificatori.
Una rigorosa gerarchia ufficiale delle lingue è stata istituita. Al vertice figurano l’Hindi e l’Inglese. Poi vengono le lingue ufficiali degli Stati e dei Territori, seguite dagli idiomi che, senza essere utilizzati nell’amministrazione, sono parlati da più d’un milione di persone. Altre centinaia si trovano in basso nella scala, sotto la guida d’un commissario delle comunità linguistiche. Il suo ruolo è consultivo: non può quindi vincolare i governi degli Stati a seguire le proprie raccomandazioni. Tra questi, certi sperano che le lingue minoritarie dei loro amministrati saranno scomparse prima d’aver mai potuto essere state insegnate…
Durante questo tempo, l’Inglese guadagna terreno. In 1949, la Costituzione aveva previsto che dopo un periodo di 15 anni, dove l’Hindi e l’Inglese saranno utilizzati in Parlamento, l’Hindi diverrà la sola lingua dei dibattiti parlamentari. Ma, al termine di questo lasso di tempo, l’Hindi è rimasto, tanto quanto l’Inglese, una lingua straniera per i due terzi della popolazione. Considerata come una lingua “neutra” che permette di comunicare con un più ampio numero di persone, l’Inglese è visto come la lingua della tecnologia, della modernità e dello sviluppo. E’ anche il simbolo d’un certo status sociale. L’anglomania che ne consegue porta pregiudizio al rigoglio delle lingue Indiane ma anche all’evoluzione “normale” della società. Questo fenomeno raggiunge a volte delle proporzioni grottesche. Così alcuni uomini politici che denigrano l’uso dell’Inglese inviano i propri figli nelle migliori scuole… anglofone.
E’ peculiarità delle élites intellettuali (spesso bilingui, vedi trilingui) delle comunità minoritarie il promuovere la loro madrelingua. Devono trovare il mezzo di respingere l’”invasore” neocoloniale e dare nuovo slancio alle lingue in declino per adattarle al mondo moderno.
[addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00