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Lima, prima tesi di laurea sostenuta in quechua

2019 anno internazionale delle lingue indigene
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Lima, prima tesi di laurea sostenuta in quechua

Questa lingua incaica che si tramanda di generazione in generazione, che fu vietata dagli spagnoli, non era mai riuscita ad imporsi nel mondo accademico. L’esame sostenuto  è stato seguito con grande interesse in tutto il Perù, dove l’antico idioma è ancora parlato da quasi quattro milioni di persone.

Sebbene sia ufficialmente riconosciuta in Perù come lingua sin dal 1968, il quechua non è mai riuscito a imporsi nel mondo accademico e intellettuale. Eppure è uno dei 48 idiomi millenari parlato comunemente nelle regioni andine del paese. Era la lingua ufficiale dell’era incaica e si tramanda di generazione in generazione. La parlano comunemente in Bolivia, Ecuador, parte dell’Argentina e del Cile. E’ la più comune, seguita dall’aymara e dal guaraní.

Adesso, per la prima volta, il quechua ha fratto il suo ingresso nell’università. È stato usato per scrivere una tesi di laurea in Educazione nell’ateneo pubblico di San Marcos a Lima. L’autrice si chiama Roxana Quispe Collantes. E’ nata a Cusco, l’antica capitale dell’Impero incaico. Per presentare il suo lavoro, unico in 468 anni di vita della celebre università, Roxana ha voluto creato un ambiente che esprimeva riti e usanze legate alla lingua dei suoi antenati.

L’intera discussione si è svolta in quechua e la stessa laureanda, prima di iniziare l’esame, ha voluto compiere il pago, rito di ringraziamento alla Terra prima che iniziasse il processo di desertificazione. Tema molto attuale. Sollevando quattro foglie di coca ha salutato, sempre in quechua, gli apus, gli Dei che rappresentano i quattro punti cardinali dell’equilibrio del mondo. Poi ha messo le quattro foglie assieme ad altri fiori in un telo, lo ha ripiegato e quindi adagiato sopra il libro della tesi. “Il Perú”, ha ricordato la laureanda, già docente universitaria in linguistica presso la San Antonio Abad a Cusco, “ha 48 lingue originarie. Ognuna ha i propri legami di conoscenza e questo consente loro il diritto a partecipare alla vita scientifica e accademica. La vitalità o la morte di una lingua dipendono dai suoi abitanti. Il quechua per fortuna continua a sopravvivere grazie a quelli che lo parlano. Però è necessario andare oltre, bisogna sviluppare la sua scrittura per diffondere la sua conoscenza adeguata ai nostri tempi”.

L’appuntamento è stato un momento emozionante per l’intero Perú; è il primo spartiacque tra passato e futuro, tra il rifiuto di una lingua che gli spagnoli avevano bandito per imporre la prpria e il recupero di un’identità cui si riconoscono intere popolazioni del paese.

Nel 2017, 441 mila peruviani si dichiararono quechua praticanti. Oggi 3.805.531 cittadini la considerano la loro lingua madre. Un milione vive a San Juan de Lurigancho, il distretto più popoloso della capitale. Il ministero della Cultura ha già stanziato 300mila dollari per la formazione di personale medico, giuridico e scolastico in alcune delle 48 lingue riconosciute. Ci sono 1.773 impiegati e dirigenti pubblici che lavorano a Apurímac, Ayacucho e Cusco: una cifra risibile se si considera che in queste regioni 6 abitanti su 10 parlano solo quechua.

Daniele Mastrogiacomo | repubblica.it | 25.10.2019

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