LEZIONI PRECEDENTI: unu LECIONO DU LA PRONUNCIA DELL’ESPERANTO E’ FACILISSIMA.
Queste poche righe vi metteranno in grado di pronunciare qualunque testo in esperanto: Tutte le parole in esperanto hanno l'accento sulla penultima sillaba, tenendo presente che la semivocale j (si legge i) non fa sillaba. Quindi amikojn ha l'accento sulla i, e cosi pure miajn… Per quanto riguarda i testi poetici: DATE ORA UN’OCCHIATA AI PRIMI VERSI DELLA BELLA TRADUZIONE IN ESPERANTO DELLA DIVINA COMMEDIA: En mezo de l’ vojagh’ de nia vivo Scriverò sempre u, sia che si tratti di vocale sia che di semivocale, perché quasi sempre si capisce quale è l’una e qual è l’altra. Juna=giovane Nei casi in cui non è chiaro, metterò il cappelletto: Bedaŭro=rimpianto andrà dunque letto con l’accento sulla “a” NOTE SUI VERSI CITATI VOJAGHO=VIAGGIO -IS è la desinenza del passato DUNQUE: -AS è il presente -U è l’imperativo/volitivo (esempio:Kisu min=baciami) ARBAREGO Questa parola ha due suffissi: arb-ar-eg-o Il suffisso –ar indica una moltitudine: ARO DE SHAFOJ o SHAFARO=gregge di pecore -EG indica accrescimento BELEGA=bellissimo |











LECIONO DU
Prima di tutto dovete sapere che in esperanto alcune lettere possono avere una sorta di cappelletto. Dal momento che la tastiera del computer non permette di mettere tale copricapo sopra una lettera, si risolve il problema o aggiungendo una x alla lettera che porta il cappelletto, oppure aggiungendo una h (è il sistema che io e Sara prediligiamo), oppure si mette il simbolo ^ dopo la lettera.
Queste poche righe vi metteranno in grado di pronunciare qualunque testo in esperanto:
Tutte le parole in esperanto hanno l'accento sulla penultima sillaba, tenendo presente che la semivocale j (si legge i) non fa sillaba. Quindi amikojn ha l'accento sulla i, e cosi pure miajn…
Stesso discorso per la semivocale u^ (io la indicherò semplicemente come u, tranne nei casi in cui la retta pronuncia non è intutitiva).
La g^ si legge come la g di gelato, mentre la g come quella di gambero, anche se è seguita da e o i.
La c^ si legge come la c di cena, la c si legge come la z di azione
La z si legge come la s di rosa.
Come già detto, j si legge i, mentre j^ si legge come la j di jour in francese.
Per quanto riguarda i testi poetici:
Il segno ' indica che è stata omessa la vocale finale (in poesia si puo fare).
DATE ORA UN’OCCHIATA AI PRIMI VERSI DELLA BELLA TRADUZIONE IN ESPERANTO DELLA DIVINA COMMEDIA:
Link
Per esemplificarvi il tipo di notazione che userò, riscrivo i primi 3 versi:
En mezo de l’ vojagh’ de nia vivo
En arbareg’ malluma mi trovighis
Char mi de l’ rekta vojo forvojighis
Scriverò sempre u, sia che si tratti di vocale sia che di semivocale, perché quasi sempre si capisce quale è l’una e qual è l’altra.
Ad esempio: europa
Qua è chiaramente semivocale: l’accento va sulla o
Juna=giovane
Qua è vocale
Nei casi in cui non è chiaro, metterò il cappelletto:
Bedaŭro=rimpianto andrà dunque letto con l’accento sulla “a”
NOTE SUI VERSI CITATI
VOJAGHO=VIAGGIO
-IS è la desinenza del passato
DUNQUE:
-AS è il presente
-IS è il passato
-OS è il futuro
-US è il congiuntivo/condizionale (ad esempio: Se la mamoj de mia edzino estus grandaj, mi amorus kun shi pli ofte=Se le tette di mia moglie fossero grandi, farei l’amore con lei più spesso)
-U è l’imperativo/volitivo (esempio:Kisu min=baciami)
ARBAREGO
Questa parola ha due suffissi: arb-ar-eg-o
Il suffisso –ar indica una moltitudine:
ARO DE SHAFOJ o SHAFARO=gregge di pecore
KULARO=nugolo di zanzare
Shiparo=flotta
-EG indica accrescimento
BELEGA=bellissimo
BONEGE=benissimo
EGA HOMO (HOMEGO)=uomo enorme
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