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Europa e oltre

L’Europa si allinea dalla parte palestinese della barriera d’Israele

AUTO D'EPOCA p.6

22.07.2004

L'Europa si allinea dalla parte palestinese della barriera d'Israele

Dopo il parere della Corte internazionale dell'Aia, anche l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato l'illegalità della barriera difensiva israeliana, sottoscrivendo le tesi palestinesi: Israele deve smantellare la barriera e pagare i danni. La risoluzione equivale a quella del 1975, che paragonava il sionismo al razzismo. Sostenuta da tutti i venticinque membri dell'Unione europea, riflette le reazioni di 29 anni fa: dietro l'ambiguità diplomatica emerge un sostegno incondizionato alla risoluzione odierna come alla vile equazione di allora.Quando la questione fu posta all'Aia, l'Europa si oppose al dibattimento, ritenendo che spettasse ai vertici politici risolvere il contenzioso. Ma dopo il parere, l'Europa ne sottoscrive le conclusioni senza remore, quasi le avesse sostenute fin dall'inizio. La diplomazia europea, tradotta in venti lingue e nel consenso di venticinque governi, ha un comune denominatore molto basso. E Israele ha già dichiarato che non terrà conto né del parere né della risoluzione. Ma al di là delle piroette diplomatiche, c'è ora la sanzione ufficiale di un pericoloso cambiamento di corso. Parere e risoluzione infatti sposano le tesi palestinesi sul conflitto, allineando l'Europa a una delle parti in causa e privandola di ogni residua velleità d'imparzialità.

I due documenti imputano la responsabilità del conflitto a Israele soltanto, opinione largamente condivisa dagli europei, che vedono il presidente palestinese Yasser Arafat come genuinamente dedito alla pace e si schierano, due a uno, a favore dei palestinesi. Pur condannando il terrorismo, la maggioranza degli europei vede gli attacchi suicidi come una conseguenza delle politiche del primo ministro israeliano Ariel Sharon: per l'Europa, Israele è colpevole delle proprie sofferenze. Ritenendo che la diplomazia sia ancora possibile, l'Unione ha votato ieri per condannare quello che considera una violazione del diritto internazionale, quindi un ostacolo al ritorno della diplomazia e un impedimento a una risoluzione ragionevole del conflitto. Per l'Europa la pace sfuggì per un soffio nel 2001: se Israele e palestinesi avessero avuto più tempo a disposizione per trattare, e se Israele avesse fatto ulteriori concessioni, sarebbe stata raggiunta, risparmiando a entrambi le successive sofferenze. La colpa ricade quindi su Sharon e sulle sue politiche, tra cui la barriera difensiva. Il terrorismo diventa una conseguenza, l'efficacia preventiva della barriera e il rifiuto di negoziati con Arafat l'ostacolo alla pace.Non stupisce dunque che gli europei accolgano con favore il parere dell'Aia e votino in blocco con i palestinesi alle nazioni Unite. L'Europa vorrebbe che Israele abbandonasse il suo progetto di difesa – la barriera e le altre azioni antiterroristiche – per cedere a tutte le pretese dei palestinesi, perché in fondo l'Europa vorrebbe vedere Israele perdere. Parere e risoluzione avallano quindi la visione palestinese del conflitto, contenendo in più tre elementi sovversivi del diritto, compreso quello d'Israele alla difesa: il primo sminuisce la minaccia terroristica palestinese negando l'efficacia della barriera come strumento difensivo. Il secondo riconosce il diritto d'Israele all'autodifesa soltanto contro Stati. non contro attori come il terrorismo palestinese, che diventa quindi legittimo. Il terzo definisce i territori come palestinesi, trasformando la linea verde da linea provvisoria di cessate il fuoco a confine internazionale sacro e inviolabile. Il problema non è il terrorismo, ma l'occupazione; tutto il territorio, nonostante la risoluzione 242 dica il contrario, sarebbe palestinese; la barriera non è uno strumento di difesa ma di annessione di terra non più oggetto di contesa, ma aggiudicata, senza tenere in considerazione la 242, ai palestinesi. Israele perde qualsiasi rivendicazione e dovrebbe ritirarsi. I negoziati servono a regolare il ritiro israeliano, null'altro. Questo il significato dei due documenti e la natura della posizione dell'Unione europea. Quando le politiche di Sharon stanno dando i loro frutti e la strategia palestinese è a un passo dal collasso, la Corte internazionale e l'Assemblea generale offrono all'Europa una scusa per impedire a Israele di vincere la guerra scatenata dai palestinesi, dandogli la sola opzione possibile di capitolazione e resa incondizionata.

Emanuele Ottolenghi.

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