L`Europa in briciole

GLI SCENARI DELLA CRISI
L`Europa in briciole

di ANDRÉ GLUCKSMANN
La crisi di oggi non è solo una crisi esistenziale per decine di milioni di abitanti del nostro Pianeta gettati senza risorse per strada, è anche un momento di verità che prima o poi ciascuno deve affrontare. Essa manifesta pulsioni millenarie e millenariste mal sopite, rivela sinergie sottovalutate per decenni, scopre ferite non suturate da uno o due secoli. E gioco forza inscrivere la crisi in tre lunghe costanti geopolitiche.
1) I pronostici apocalittici ricominciano a fiorire. L`anticapitalismo ha il vento in poppa. «Un giorno ci sarà un dies irae come non abbiamo mai visto: tutta l`industria europea andrà in malora, tutti i mercati saranno intasati, tutte le classi abbienti cadranno in dissesto, la borghesia farà fallimento completo, la guerra e la depravazione si propagheranno ovunque». La profezia non è di Olivier Besancenot né dell`ultrasinistra contemporanea, non è di ieri ma del 26 settembre 1856. Engels scriveva all`amico Marx e concludeva la lettera con le seguenti parole: «Credo, anch`io, che tutto questo si verificherà nel 1857». Nulla quindi di nuovo nella condanna urbi et orbi del «regno del denaro»: da sempre religiosi e rivoluzionari folgorano il vitello d`oro e Babilonia, scacciano i mercanti dal tempio, scomunicano l`usura, il profitto, il mercanteggiare e così via. Il XIX secolo ha semplicemente trasformato questi vituperi vecchi come il mondo in strategie politiche, che nel XX secolo portarono buona parte dell`umanità all`inferno. L`ossessione della tabula rasa fu comune ai nichilismi rossi – si vedano Lenin e successori – e neri; si ascolti Goebbels quando, a pochi giorni dalla fine, esulta sotto le bombe: «Gli ultimi ostacoli al compimento della nostra missione rivoluzionaria crollano nello stesso momento in cui crollano i monumenti della civiltà. Ora che tutto è in rovina, siamo costretti a ricostruire l`Europa. In passato, la proprietà privata ci ha imposto restrizioni borghesi». Era vicinissimo a Trotzkj, che si augurava l`estinzione del sole affinché non brillasse per i profittatori. Simile politica del «tanto peggio» non è estranea alla gioia di un Bin Laden che tele-contempla la caduta delle Torri Gemelle, fiore all`occhiel-lo del capitalismo realizzato. Se l`Unione europea, con sindacati, destre e sinistre riunite, sembra poco incline a distruggere tanto per distruggere, altrove le strategie desiderose di nuocere abbondano, e non solo in Mugabe a Chavez! Le recenti dichiarazioni bellicose del duetto Medvedev-Putin non lasciano presagire la solidarietà
dei «Grandi».
2) Molto diversa è l`opzione di Pechino.
La coppia Cina-Usa dirige insieme le attuali strategie anti-crisi così come, senza saperlo, ne ha preparato l`emergenza da tre decenni. Quando Deng Xiao Ping, a partire dal 1979, lanciò un miliardo dei suoi cittadini nella mondializzazione, si cominciò a stringere un`alleanza di fatto sempre più consapevole e organizzata: gli Stati Uniti sono i primi compratori di prodotti cinesi, la Cina è diventata il creditore numero uno del debito americano. La dipendenza è reciproca. La crisi ha rafforzato il legame. Pechino capitalizza i buoni del Tesoro americano; Washington evita una chiusura protezionistica e lascia che i capitali cinesi si introducano in Sud America e in Africa. La complicità è tale che Hillary Clinton smarrisce il suo abituale vocabolario di libertà e non spende più una parola per i diritti dell`uomo; il che non rende servizio a una società cinese esposta a una
corruzione che non è moderata da alcun contro-potere, fosse pure dalla semplice informazione. Salvo un`imprevista sorpresa «tossica» o un`insurrezione dei senza lavoro respinti nelle campagne cinesi, l`alleanza, stabilizzata in un buon rapporto, fra il principale Paese – continente – emergente e il numero uno finanziario del Pianeta dovrebbe sfociare in un dominio a due del dopo crisi: la Cina ha tutto da guadagnare e diventerà la prima economia del mondo,
gli Stati Uniti non hanno niente da perdere, vista la loro attuale precarietà.
3) L`Unione europea è all`abbandono, i suoi principali protagonisti frenano i piani di rilancio per paura di aiutare i vicini più che se stessi; il «ciascuno per sé» sembra spuntarla sui sorrisi di circostanza. B
tandem franco-tedesco fatica visibilmente a tenere il ruolo di locomotiva. Come testimonia l`imbroglio, recentissimo ma già rimosso, dell`azienda Areva (nucleare) abbandonata dalla tedesca Siemens che, senza troppo pensarci, si è gettata fra le braccia della concorrente russa Ro- satom. I contrasti di ieri fra i manager di Eads (Airbus) furono riaccomodati alla
meglio sotto la tutela dei due governi, ma non questa volta. Come se non si trattasse di un mercato del futuro (sono in gioco mille miliardi di euro). Come se le 400 centrali nucleari da costruire in un prossimo
avvenire non costituissero una prospettiva favolosamente più gigantesca del commercio di aerei per collegamenti di lungo raggio. Come se il nuovo consorzio russo-tedesco non compromettesse il primato di Areva e l`equilibrio europeo.
Ogni volta che vende un Airbus, la Francia grida vittoria, ogni volta che una centrale nucleare viene rifiutata a vantaggio di Rosatom-Siemens, saranno guai per l`ex coppia che guidava l`Ue. La vicenda Areva indica una deriva di lunga durata. Quando il cancelliere Schroeder tagliò fuori Ucraina, Polonia e Paesi Baltici optando (con grandi spese) per un gasdotto diretto Russia-Germania sotto il Mar Baltico, quando un mese dopo aver lasciato la Cancelleria egli fece la sua ascesa nel direttorio di Gazprom, né i suoi concittadini né gli altri europei si scomposero. Indifferenza? Vigliaccheria? Stanchezza? Solo una deputata verde osò un salutare «C`è puzza di bruciato». I miei amici Joschka Fischer e Daniel Cohn-Bendit, una volta cavalieri della contestazione su tutti i fronti, non hanno fiatato di fronte a questo
exploit di corruzione strisciante. Né per il gas, né per il petrolio, né per il nucleare ci sarà una «comunità» europea. Al diavolo l`autonomia energetica dell`Europa! L`alleanza Berlino-Mosca si rinsalda, la preferenza russa lavora sul lungo termine, per quanto riguarda l`industria come l`opinione pubblica. L`uscita dalla crisi progettata oltre Reno è la modernizzazione economica della Grande Russia attraverso la Grande Germania. È la ripresa degli sforzi di razionalizzazione dell`impero zarista condotti nel XIX secolo sotto la direttiva germanica? Riderà bene chi riderà ultimo. Più cinici che mai, i capi del Cremlino strumentalizzano e manipolano «lo spirito di precisione ossessiva», la famosa Griindlichkeit, e le aspirazioni nostalgiche o neocolonialiste tedesche. La crisi è un rivelatore; è finita l`epoca di Adenauer-de Gaulle, Mitterrand-Kohl. Dietro alla simpatica Angela Merkel è inevitabile scoprire una Germania furiosamente ambivalente. E intanto, l`Unione europea si sbriciola.

traduzione di Daniela Maggioni


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