Europa e oltre

L’Europa entra nell’età adulta e può riempire il vuoto Usa

L’ago della bilancia

L’Europa entra nell’età adulta e può riempire il vuoto Usa

Mi è stato chiesto un giudizio sulla politica estera americana nell’epoca di Biden. Ma mentre cominciavo a riflettere sull’argomento il pensiero andava ai miei primi incontri con la diplomazia degli Stati Uniti. Accadde in Austria, negli anni Cinquanta del Novecento, in piena Guerra Fredda, a Salisburgo, dove i governi di Londra e Washington avevano acquistato la villa di un simpatico barone austriaco e ne avevano fatto un luogo di incontri politico- culturali per un gruppo di studiosi, giornalisti e diplomatici che venivano da molti Paesi che erano uniti dall’esistenza di un avversario comune: l’Unione Sovietica e i suoi satelliti. Mentre l’Unione Europea era ancora in fasce, la Russia era un potenziale nemico, Washington l’indiscussa capitale politica dell’Occidente. Molte cose sono cambiate. L’Unione Sovietica è scomparsa, la Nato esiste ancora, ma sembra essere diventata una palestra dove si fanno occasionali esercitazioni militari in un clima quasi sportivo. Il fatto che un Paese tradizionalmente neutrale come la Svezia abbia deciso di farne parte, dimostra che la Nato della Guerra Fredda sta scomparendo e sopravvive con altre occupazioni molto più pacifiche.

Privati della Guerra Fredda, gli americani conservano i loro rapporti con i vecchi amici ma sono anche alla ricerca di nuove amicizie. Il mondo per il loro segretario di Stato è alquanto diverso. Durante la Guerra Fredda veniva ricevuto ovunque come il rappresentate di un Paese da cui dipendeva la pace di tre continenti. Oggi è accolto con un calore che varia dal grado di utilità che il suo interlocutore spera di trarre dal loro rapporto. Supponiamo che occorra fare affari con i Paesi dell’Africa o dell’America Latina. In altri tempi, sarebbe stato indispensabile ricercare il consenso, l`approvazione preliminare di Washington, ovvero della potenza egemone fra gli Stati occidentali. Oggi non è più così, né la diplomazia statunitense riesce a dialogare su più tavoli con la medesima efficacia di allora. In questo progressivo vuoto di autorevolezza vi sarebbe spazio per l’Europa. Quest’ultima tuttavia dovrebbe superare la propria protratta crisi adolescenziale e ricordarsi, finalmente, di aver raggiunto l’età della ragione e delle decisioni adulte.

Sergio Romano |  Corriere della sera | 10.12.2023

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