L’Europa e il laicismo

la Repubblica, 29 dicembre 2004

> L'Europa e il laicismo

> di PREDRAG MATVEJEVIC'
>
> I termini della laicità e della tolleranza non hanno le
> stesse connotazioni in tutte le lingue europee. Il senso che
> dà all'idea di tolleranza un John Locke o un Voltaire o anche
> il modo in cui la concepisce un poeta cattolico come Paul
> Claudel – relegando la tolleranza “alla casa di tolleranza” –
> sono, evidentemente, differenti, talvolta anche contrastanti
> se non addirittura contradditori. Per quanto riguarda la
> laicità, la confusione è ancora più frequente. La parola
> proviene dal greco (laos – popolo) e passa per il latino
> medievale, per designare innanzitutto tutto ciò che non
> faceva parte di un ordine ecclesiastico, restando però legato
> alla vita della Chiesa. Il Secolo dei Lumi riprende il
> termine e ne modifica il significato. Voltaire parla di
> “missionari laici” e s'inserisce tra loro. La parola non è
> tuttavia spesso usata nei discorsi della Rivoluzione francese
> che conserva a suo modo il culto dell'Essere supremo con il
> suo Panteon, il suo martirologio, i suoi rituali. Non la si
> trova nemmeno nel testo della Dichiarazione dei diritti
> dell'uomo e del cittadino. Lo spirito laico trionferà nella
> famosa legge del 1905, preparata dalla politica di Jules
> Ferry, accentuata attraverso le posizioni contro il
> clericalismo, segnata dal finale drammatico dell'Affare Dreyfus.
> Questa legge, proclamando chiaramente “la separazione tra la
> Chiesa e lo Stato” fu preceduta da una serie di misure
> secolarizzanti: l'autorizzazione del divorzio (1884),
> l'apertura dei cimiteri ai cittadini di tutte le confessioni
> (1881), la soppressione del riposo domenicale obbligatorio
> (1879), l'estensione e la gratuità della scolarizzazione
> (1881), l'interdizione dell'insegnamento religioso nelle
> scuole elementari dello Stato (1880). Una parte importante
> dell'intellighenzia – «questa grande diocesi di spiriti
> emancipati», secondo la formula di Sainte-Beuve – accoglieva
> con entusiasmo simili innovazioni nella vita sociale e
> culturale. Gli emblemi religiosi nelle scuole pubbliche
> (crocifisso per tutti, effige della Vergine per le bambine)
> furono eliminati nella maggior parte dei dipartimenti
> francesi molto prima del 1905. «La scuola non deve essere né
> una cappella, né una tribuna, né un teatro», dichiarava Jules
> Ferry. Léon Gambetta vedeva l'insegnamento come «un seminario
> dell'avvenire».
> Il fronte radicale dei libres penseurs chiedeva «la
> diminuzione della malvagità
> (malfaisance) della Chiesa e delle religioni». Aristide
> Briand, da uomo politico, scelse una variante più moderata
> della laicità e le diede un quadro pratico e legale.
> Appoggiandosi a simili tradizioni, la Costituzione del
> 1946 definirà nel suo primo articolo la Francia come una
> repubblica “laica”.
> Questa «eccezione francese», come si direbbe oggi, provocava
> all'estero delle reazioni, talvolta violente, da parte
> soprattutto dei paesi cattolici.
> Il Belgio l'accettò più rapidamente e la seguì da più vicino
> al contrario della maggior parte degli altri paesi, ma non
> senza polemiche con il proprio episcopato. Nei paesi
> protestanti, dove il catechismo è presente in maniera diversa
> all'interno della vita quotidiana, le tensioni di questo tipo
> non furono troppo estese. Negli Stati Uniti, come evidenziato
> da alcuni testimoni, «non ci s'immaginava nemmeno che la
> lettura della Bibbia potesse essere un atto confessionale».
> Nella Russia, lo zar era chiamato ad un tempo «russo e
> ortodosso». I riferimenti a Dio o alla Trinità si sono
> conservati fino ai nostri giorni nelle costituzioni del Regno
> Unito o della Germania, e in modo particolare della Grecia o
> dell'Irlanda. Sarebbe interessante di fare un'analisi
> comparativa su queste differenze. Si tratta di stabilire un
> nuovo dialogo tra storia e memoria.
> Si ripete spesso, con più o meno delle riserve o dei
> rimproveri, che una laicità «identificata con l'esperienza
> storica francese e difficilmente traducibile, rinvia, nelle
> percezioni che si hanno degli altri paesi europei, a una
> neutralità piuttosto negativa nei confronti delle religioni».
> Sarebbe forse utile distinguere innanzitutto la laicità della
> nozione di culto da quella di cultura. Quest'ultima
> s'identifica nella maggior parte dei casi con la
> secolarizzazione. Nell'uso corrente s'incontrano e si
> confrontano le attitudini dei credenti con quelle di chi
> rifiuta di credere. Sarebbe comunque un errore ridurre la
> connotazione laica al solo agnosticismo o all'ateismo.
> Dieci anni fa, appena trasferito in Italia, fui sorpreso di
> leggere il sottotitolo di una rivista abbastanza conosciuta:
> Rivista per il dialogo fra credenti e laici. Si deve in ogni
> caso opporre i credenti ai laici? Non si potrebbe ammettere
> allo stesso modo una laicità della fede ossia un
> atteggiamento dei laici credenti? Ciò sembra oggi meno
> difficile che nel passato. Nikolaï Berdiaev, pensatore
> spirituale scomunicato dalla Chiesa ortodossa russa prima
> della Rivoluzione e esiliato in seguito dall'Unione
> Sovietica, proponeva di distinguere la religione come
> fenomeno collettivo dalla fede in quanto atto personalizzato
> senza contrapporre l'una all'altra. L'esperienza del
> personalismo cristiano e la sua maniera di accordare il credo
> con la laicità, meritano d'essere evocate.
> Il dibattito attuale su questo tema ci porta a confrontare i
> diversi problemi d'ordine morale, ideologico, etico o
> psicologico. Una rivendicazione particolare della laicità
> riguarda i diritti dell'uomo o fa riferimento alla libertà
> d'espressione. Essa favorisce l'incontro delle diverse
> religioni o può servire da intermediario tra loro,
> distinguendosi da una “laicità combattente”
> (laicitè
> de combat), vista da alcuni come troppo “integralista”.
> Questi ultimi tempi abbiamo sentito anche la proposta di
> “laicizzare la laicità”. Purtroppo, nei paesi dove il
> nazionalismo radicato si associa al clericalismo, la
> connotazione laica si vede condannata all'emarginazione o
> all'ostracismo. Abbiamo avuto l'occasione d'osservare nei
> Balcani i rapporti tra i cristiani ortodossi e i cattolici
> all'interno di uno spazio in cui queste contraddizioni sono
> accentuate dallo scisma cristiano, quasi millenario; dove le
> chiese hanno fornito nelle diverse situazioni il loro
> sostegno ai nazionalismi, colpendo in modo più particolare i
> cittadini di confessione islamica. Il vocabolario dello
> stalinismo, che praticava un'impietosa propaganda
> antireligiosa, rifiutava a sua volta qualsiasi nozione di
> laicità, vista come uno dei “residui borghesi”.
> Attorno a tali questioni di laicità si aggiungono quelle,
> numerose, che soverchiano il quadro socio-religioso e
> appartengono parimenti ad altri ordini d'idee: relazioni
> dell'individuo e dello Stato, divario tra le sfere pubbliche
> e private, libertà di coscienza, rigetto del comunitarismo,
> rispetto dell'uguaglianza dei diritti e dei doveri dei
> cittadini, lotta contro le discriminazioni (sia religiose o
> confessionali che razziali, etniche, nazionali, sessuali o
> altre), certi tipi di scontri tra la sinistra e la destra,
> ricerca di uno spazio universale o comune, promozione di un
> ideale di tolleranza e di fraternità e, tutto sommato, una
> difesa e illustrazione di un'educazione moderna. Rimane
> infine da constatare in quale misura il dogma liberale, com'è
> praticato in alcuni paesi economicamente avanzati, potrebbe
> essere compatibile con i valori realmente laici.
> La laicità è in grado di aiutare a suo modo le religioni
> guarendole dal loro particolarismo o dal loro proselitismo
> eccessivo. La Chiesa cattolica, dopo l'aggiornamento del
> Concilio Vaticano II che ha rigettato, tra l'altro, l'idea
> antisemita del “popolo deicida” e che ha contribuito ad
> eliminare l'anatema che colpiva gli “scismatici” d'oriente,
> permette di rivedere più di una presa di posizione del
> passato. Galileo è stato riabilitato 347 anni dopo la sua
> condanna. Il Santo Padre ha dichiarato che «gli uomini e le
> istituzioni della Chiesa erano stati ingiusti con lui
> causandogli gravi sofferenze» e ha invitato alla
> «riconciliazione tra scienza e fede». Eppur si muove.
> Giovanni Paolo II ha recentemente sorpreso molti fedeli
> accettando, in uno dei suoi discorsi urbi et orbi, «una
> laicità giusta» opposta all'intransigenza del “laicismo”.
> Giocare con i vari termini non aiuta sempre a chiarire le questioni.
> Una certa laicità tiene oggi in considerazione l'impegno per
> l'aborto o la contraccezione, vietati o sconsigliati dalla
> Chiesa, com'era tempo fa del divorzio o dell'apertura dei
> cimiteri. In questo contesto s'inscrive anche l'attuale
> rifiuto d'inserire nella Costituzione europea la menzione
> della tradizione cristiana, considerando che questa materia,
> pur essendo incancellabile nella storia, non debba diventare
> un elemento costituzionale.
> Certe polemiche che credevamo sopite e dimenticate riappaiono
> di tanto in tanto e hanno talvolta delle dimensioni
> inaspettate. È il caso soprattutto di quella
> dell'insegnamento della religione all'interno delle
> istituzioni pubbliche e anche quella dei simboli religiosi
> portati nelle scuole. Tali questioni hanno già una lunga
> storia in Europa e si situano in modo diverso da un paese
> all'altro. La laicità di tipo francese cerca di risolverli
> ricorrendo ad una legislazione speciale o applicando delle
> circolari ministeriali.
> In altri paesi si evocano abitualmente le tradizioni più
> antiche o gli usi meno impegnativi. La Germania ha visto nel
> 1995 un'aspra “disputa sul crocifisso”
> quando il tribunale di Karlsruhe dichiarò incostituzionale un
> regolamento del Land della Baviera che obbligava le scuole
> pubbliche ad appendere un crocifisso in ogni aula causando,
> tra l'altro, una nota di biasimo del Vaticano.
> L'Italia, a sua volta, è appena stata scossa dalla decisione
> di un tribunale abruzzese che ha condannato l'affissione di
> un crocifisso a scuola – il Tar ha poi annullato
> immediatamente tale decisione. L'ultimo cambio di governo in
> Spagna, che ha portato al potere il partito socialista, ha
> già di fatto annunciato la decisione di sopprimere l'obbligo
> dell'insegnamento della religione nelle scuole statali. E la
> Terra continua a girare.
> La presenza dell'Islam, divenuto ormai la seconda religione
> dell'Europa, fa risorgere ben altre questioni dove la laicità
> propriamente detta non è la sola posta in gioco. Mi limiterò
> ad evocare alcune analogie nella storia delle religioni
> cristiana e musulmana capaci di chiarire probabilmente certi
> fenomeni odierni. L'Europa non è riuscita a cristianizzare la
> propria modernità, i Lumi vi si sono opposti. Essa ha
> tuttavia modernizzato in modo rilevante il cristianesimo.
> “Modernizzare l'Islam o islamizzare la modernità”,
> quest'alternativa fu presentata per la prima volta da un
> pensatore musulmano in esilio. Allo stesso modo che
> nell'Europa di ieri, la modernità rimane restia di fronte a
> diverse manifestazioni islamiche. “Il Libro non si tocca”, è
> la risposta che danno nel caso specifico capi di fede
> islamica. Potremmo ricordare che nulla è stato modificato
> nelle Sacre Scritture eliminando l'Inquisizione, il rogo, la
> tortura inflitta agli eretici e certe altre “deviazioni”
> delle nostre Chiese. La storia moderna non ha permesso alla
> maggior parte dei paesi islamici di vivere il loro Secolo dei
> Lumi. La Nahda o il Tanzimat così come altri tentativi
> importanti di riforma non hanno avuto la fortuna o la
> possibilità di avere un esito soddisfacente. Possiamo dunque
> modernizzare la lettura del Corano senza tradirne la Lettera?
> C'è una nuova lettura possibile delle parole del Profeta?
> Dipende in primo luogo dal mondo musulmano, alla sua
> intellighenzia illuminata, di cercare la risposta a tali questioni.
> In fondo hanno delle buone ragioni per diffidare di noi
> altri. Noi potremmo forse aiutarli cercando di evitare certi
> nostri giudizi errati o
> tendenziosi:
> l'Islam e l'islamismo non sono la stessa cosa, l'islamismo e
> l'integralismo islamico sono cose diverse, l'integralismo si
> differenzia dal fondamentalismo e all'interno stesso del
> fondamentalismo esistono delle correnti mistiche da una parte
> e fanatiche dall'altra.
> I nostri amici arabi si sorprendono o protestano per il fatto
> che noi altri, europei dei differenti paesi, consacriamo
> tanta attenzione alla questione ebraica. Ma siamo stati noi
> stessi a creare tale questione. Ne siamo in gran parte
> colpevoli: con i pogroms all'Est dell'Europa e le camere a
> gas nell'Ovest, il ghetto, l'Olocausto e la Shoah. Non è per
> una sorta di parzialità che noi guardiamo alla questione
> ebraica ma per un senso di responsabilità.
> Anche il ritorno della diaspora ebrea in Palestina è stata
> voluta da una parte dell'Europa che cercava di sbarazzarsene.
> Un eminente intellettuale arabo come il compianto Edward
> Saïd, laico attraverso la sua opera e il suo spirito, ha ben
> colto la portata di questo fenomeno. Tale confessione non
> autorizza nessuno a dimenticare la tragedia vissuta dal
> popolo palestinese e le disposizioni draconiane prese nei
> suoi confronti.
> Creando l'Europa occorre pensare a creare anche gli europei.
> Sarebbe sbagliato di ricercarvi una laicità uniforme o
> conformista, obbligatoria per tutti.
> Si tratta di affermare una laicità plurale in un'Europa
> pluralista – quella che riunisce l'Unione europea di oggi e
> “l'altra Europa” di ieri. E che non sia unicamente eurocentrista.
[addsig]

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