L`Europa d`oggi non piace né a Berlino né a Londra
Il dibattito "tabù" sulla modifica dei trattati europei ora è irrinunciabile
Di Brambilla
Roma. E` un discorso che i diplomatici europei non gradiscono fare ma è tornato in auge con tre articoli del Financial Times di ieri dedicati all`ipotesi tedesca di un cambiamento dei trattati che regolano la vita economica e politica dell`Unione europea; finora una specie di tabù. "Berlino programma di modificare i trattati", era il titolo in prima pagina del quotidiano britannico, con analisi correlate. La questione tocca la carne viva di un`Europa che sta perdendo prestigio politico in un contesto economico turbolento. La Germania ritiene che un cambiamento delle carte fondanti dell`Ue sia necessario per trasferire più poteri alla Commissione europea, l`organo esecutivo, ín materia di politiche fiscali ed economiche. Berlino, almeno formalmente, pretende una maggiore coesione e un adattamento delle regole comunitarie congeniali a un contesto in costante mutamento. L`ipotesi di una revisione delle regole è appoggiata anche dall`euroscettica Gran Bretagna, per motivi diametralmente opposti: Londra, pronta a un referendum sull`uscita dall`Ue, potrebbe ora avere convenienza a rinegoziare i punti di una sua permanenza all`interno dell`Unione. E` un dibattito carsico, raramente affrontato a viso aperto, date le difficoltà non di poco conto già riscontrate per l`approvazione popolare del trattato di Lisbona del 2009. Perciò quando a fine aprile il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schàuble, ha sollevato il problema, la reazione è stata di sgomento, come ha scritto l`Economist. Il pretesto tedesco per una modifica, inclusiva delle riforme necessarie a un`integrazione maggiore, è quello dell`Unione bancaria, caldeggiata dalla Bce senza però l`intenzione di cambiare le regole. "Una visione benevola vede la Germania come il membro più purista dell`Ue. Quella cinica invece dipinge una Germania intenta a bloccare qualsiasi condivisione dei rischi legati alle banche, o almeno di ritardarla fino alle elezioni federali di settembre", scriveva l`Economist. Il terna, adesso, è esposto; non è ufficialmente sul tavolo del Consiglio europeo di oggi, ma farà discutere. Enrico Letta ieri ha detto di puntare agli "Stati Uniti d`Europa", una federazione di stati. La modifica dei trattati è necessaria ma, appunto, dipenderà da "quale" Europa si vuole "realmente", pungolava l`Economist.
Da Il Foglio, 22/05/2013














