L’EUROPA CONDANNA GLI SCIOPERI ANTI MIGRANTI (Liberazione)

Di Fabio Sebastiani

Sono continuati anche ieri gli scioperi dei lavoratori inglesi contro i migranti italiani e portoghesi. La vicenda della Lindsey Oil Refinery nel North Lincolnshire assune sempre più i contorni di un vero e proprio caso internazionale in cui l`Inghilterra appare sempre più un`”isola”, circondata dal “mare di critiche” dell`intera Europa: dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ieri ha ricordato come «gli egoismi nazionali e locali, le chiusure, le manifestazioni di xenofobia e i protezionismi non potranno dare nessun contributo positivo al superamento della crisi economica», al commissario per gli Affari sociali dell`Ue, Vladimir Splida che ha dato un altro colpo d`acceleratore alla politica dell`abbattimento delle barriere del mercato del lavoro in “chiave Bolkstein”. L`altro ieri il governo socialista di Lisbona aveva denunciato quanto avviene nel Regno Unito come «un tentativo di discriminazione assolutamente inaccettabile». Il ministro degli esteri
Luis Amado aveva anche sottolineato «la responsabilità assoluta dei governi» nei confronti di «una deriva protezionistica, xenofoba, nazionalista, che se non è posta molto rapidamente sotto controllo con iniziative molto forti può portarci ad una crisi ancora più grave». Ieri, il premier europeo Jean-Claude Junker, che è anche presidente dell`Eurogruppo ha usato parole ancora più nette. «Esprimo il mio totale disaccordo su questi scioperi in Gran Bretagna – ha detto – un paese che spesso rimette in discussione le capacità dell`Europa di integrarsi. Bisogna ricordare che la storia dell`Europa è estremamente complessa. Trenta generazioni di uomini ci hanno insegnato a rispettare la dignità delle persone e i diritti umani. In Lussemburgo abbiamo il 40 per cento di immigrati – ha ricordato Junker ma per noi hanno gli stessi diritti a lavorare dei cittadini nati in Lussemburgo. A questo ci ha portato un lungo cammino, non dobbiamo ricadere nelle tenere dei passato. Il diritto al lavoro non dipende dal luogo di nascita». Più o meno lo stesso concetto, “regardless of nationality”, al quale si è richiamato il segretario del sindacato europeo (Ces), il britannico John Monks. Per la Ces, a questo punto c`è bisogno di «regole chiare» che garantiscano a tutti i lavoratori «trattamenti uguali». Alcune recenti sentenze della Corte europea, infatti, hanno permesso sì la libera circolazione ma lasciando agli imprenditori la discrezionalità di praticare il dumping sociale, sia per quanto riguarda il salario che le condizioni di lavoro. L`ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, parla esplicitamente di una guerra tra poveri figlia «della cattiva globalizzazione» e di «deriva liberista assunta dalle istituzioni europee». «E` una competizione per la vita e per la morte che produce barbarie», ha concluso Bertinotti che ha anche sollecitato l`Europa a mettere in cantiere un piano del lavoro «per non dover mai scegliere in futuro tra l`operaio inglese e quello italiano». Per i sindacati inglesi sembra essere venuta l`ora di un parziale ripensamento. Mentre da una parte va avanti la trattativa tra la Total e l`agenzia governativa inglese, dall`altra i leader hanno rilasciato dichiarazioni in cui prendono le distanze dalle frange più razziste. Derek Simpson, co-segretario di Unite, la principale sigla sindacale britannica, ha messo in guardia i gruppi di estrema destra: «La vostra politica dell`odio» non è benvenuta nei cantieri del Regno Unito. «Le azioni non ufficiali che stanno avvenendo in giro per la Gran Bretagna non sonò dettate da motivi razziali o d`immigrazione. È una lotta di classe», ha spiegato Simpson. «Si tratta – ha proseguito – di datori di lavoro che sfruttano i lavoratori a prescindere dalla loro nazionalità. Questi diritti, ottenuti a caro prezzo grazie alle lotte sindacali, non hanno niente a che vedere con i gruppi di estrema destra». «I sindacati – ha concluso Simpson credono nei valori opposti a quelli del British National Party. E abbiamo avvisato i nostri membri di restare vigili nei cantieri». Phil Whitehurst, un altro sindacalista, ha assicurato che l`azione di protesta non è diretta in alcun modo contro gli operai italiani al centro della disputa: «hanno detto che si tratta di razzismo. Non è questo. Non facciamo parte del BNP, il British National Party. Si tratta dell`accesso di lavoratori britannici ad un cantiere britannico». Intanto, i lavoratori migranti, pur sottolineando che «non ci sono state aggressioni» hanno denunciato di aver subito diverse pressioni «a tornare nel nostro paese». Le testimonianze di alcuni lavoratori portoghesi assunti dalla ditta italiana Irem e rientrati pochi giorni fa a Lisbona sono comparse sul quotidiano lusitano “O Correio da Manhan. I dipendenti portoghesi non hanno voluto fare altri commenti perchè, hanno spiegato, «vogliamo tornare laggiù quando la situazione si sarà calmata». Sul quotidiano “Publico” l`ambasciatore del Portogallo a Londra Antonio Santana Carlos, ha sottolineato che la Irem ha rispettato scrupolosamente tutte le norme Ue. «Non ha infranto alcuna regola: ha vinto un concorso per la costruzione di una unità di produzione ed ha assunto lavoratori portoghesi e italiani che hanno il diritto di lavorare nel Regno Unito». Santana Carlos ha detto che «ovviamente l`atmosfera vicino alla raffineria non è buona», aggiungendo che l`ambasciata portoghese è in contatto con le autorità britanniche e che per il momento «non è necessario aumentare la protezione».

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