Europa e oltre

L`euro fa schifo. Ora lo dicono anche i Nobel

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L`euro fa schifo. Ora lo dicono anche i Nobel
Dopo gli americani Krugman e Stiglitz, un altro Nobel per l`economia, l`indiano Sen,
boccia la moneta unica: «Idea orribile». Per la quale noi continuiamo a fare sacrifici…

di GIANLUIGI PARAGONE

Sognare è bello e i sogni sono tutti leciti. Ostinarsi però a inseguire un sogno sulle macerie della realtà diventa un fanatismo distruttivo. Parlo dell`Europa e della sua moneta.
L`altro giorno Enrico Letta ha ripetuto il ritornello degli Stati uniti d`Europa sulla scia di quanto aveva già dichiarato la sua ministra Emma Bonino. Se queste dichiarazioni fossero in buona fede, tutti gli euro-sognatori dovrebbero almeno convenire su un dato: l`euro non è stato il passo giusto per cominciare il cammino unionista. Lo dovrebbero ammettere sulla base dei dati, dei numeri. Finora solo dichiarazioni balbettanti. Eppure lo schianto contro il muro dell`austerity sta obbligando alcuni analisti ad aprire gli occhi. L`Europa politica e la sua moneta viaggiano su binari distanti tra loro (infatti non tutti gli aderenti alla Ue hanno l`euro nel portafoglio). Di più, il cammino verso una unità politica è inversamente proporzionale agli effetti della sua moneta. Per onestà intellettuale, dichiaro che non credo alla realizzazione dell`Europa unita: lingue diverse, culture diverse, interessi diversi impediranno una effettiva unità, una omogeneità unitaria affine agli Stati uniti d`America. Oltreoceano il motto ex pluribus unum non è retorica: li effettivamente le diversità trovano fin dal principio un interesse nazionale aggregante più forte; quell`unum (cioè l`America) amalgamale differenze dei singoli Stati membri. In Europa così non è e nessuna operazione politica dirigista riuscirà a creare un unum europeo riconosciuto tale dai suoi cittadini. Il legame trai cittadini e l`Europa è assai tiepido; del resto, cosa identifichi una identità europea non è chiaro nemmeno ai sognatori. A raffreddare ancor più questo legame sono arrivati gli effetti dell`euro, osannato all`origine da una ubriacatura nuovista viziata da una campagna mediatica per cui chi si azzardava a mettere minimamente in discussione la moneta unica era o un imbecille o un reazionario fascista, nostalgico nazionalista e roba del genere. Per non correre rischi, comunque, i registi dell`operazione si guardarono bene dal chiedere direttamente ai cittadini cosa pensassero dell`euro attraverso un referendum. Ora il referendum comincia a entrare nei programmi di alcuni. Se entrare nell`euro fu un imperativo («Mica possiamo restare gli unici fessi fuori da questo grande progetto», ci dicevano: «Perde remmo tutti i treni»), ipotizzare adesso l`uscita viene commentato come una sciagura tipo Armageddon. Insomma prima per un verso ora per un altro criticare l`euro è impossibile, pena l`esilio. Questo in Italia. Fuori dall`Italia, invece, fior fiore di economisti ci stanno ridendo dietro: da Krugman a Stiglitz l`elenco non è più così misero. Fatto sta che mentre noi pensiamo ai vari parametri, altrove stampano moneta e investono. Giusto l`altro giorno Krugman si diceva convinto del fatto che la teoria dell`austerità ha mantenuto la propria presa solo sulle élites, nel senso che «questa élite è convinta di aver commesso un peccato con le passate politiche di spesa allegra (che pur c`è stata, nessuno lo mette in discussione) e che ora quindi bisogna redimersi conia sofferenza», il cui prezzo lo pagano l`economia reale vera, le famiglie e i lavoratori. Non ultimo, ieri sul Corriere della Sera (santuario del fanatismo eurista), il nobel Amartya Sen ha bocciato la moneta unica e le sue politiche annesse. «L` euro è stato un`idea orribile. Lo penso da tempo. Un errore che ha messo l`economia europea sulla strada sbagliata. Una moneta unica non è un buon modo per iniziare a unire l`Europa. I punti deboli economici portano animosità invece che rafforzare i motivi per restare assieme. Hanno un effetto rottura invece che di legame». Per la precisione Sen non è anti europeista. Si limita a guardare la realtà per quella che è. Questa onestà intellettuale non è propria invece degli euro-fanatici alla Letta, il quale anche ieri ha candidamente ammesso che «non è realistico che le opposizioni mi chiedano di rinegoziare trattati che non possiamo rinegoziare». Il resto dunque sono chiacchiere. La realtà è che il fanatismo supera gli interessi del Paese, il sogno supera di gran lunga la realtàanzi ne spezza le forze, la costringe alle macerie. La realtà, cioè l`ostinazione nel proseguire con le politiche di austerity, finora: 1) ha aumentato la tassazione; 2) ha costretto a tagli lineari (il cui prezzo è stato l`impoverimento ulteriore dei più deboli e la decapitazione di quello che un tempo era definito il ceto medio); 3) non ha ridotto la spesa pubblica, soprattutto quella superflua (anzi, è aumentata); 4) ha annullato la possibilità di fare politica, perché senza sovranità monetaria non c`è sovranità politica; 5) ha oliato la globalizzazione finanziaria.
Domando: è per arrivare a questi obiettivi che dovremmo essere felici dell`euro? Se la risposta è davvero positiva, perché questi signori continuano a rifiutare il confronto con chi la pensa diversamente?

Da Libero Quotidiano, 22/05/2013

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