Politica e lingue

Lettere in inglese: quegli italiani che litigano sul «Financial Times»

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LA LENTE.

Monti e Tanzi, Questioni italiane discusse in Inglese.

di Giovanni Stringa.

Mario Monti, Vito Tanzi e il «Financial Times». In altre parole: l’economista-e-per-un-anno-e-mezzo-premier (il primo), l’economista-e-per-20-anni-capo-del-dipartimento-fiscale-del-Fondo-monetario (il secondo) e il giornale dell’economia mondiale. Tanta economia, per parlare di economia. Dopo un articolo di Monti sul «Financial Times» a proposito di Europa e riforme, in cui si legge che «molte nazioni hanno raggiunto la disciplina di bilancio attraverso tagli sproporzionati agli investimenti pubblici», Tanzi ha preso in mano carta e penna per rispondere. Con una lettera pubblicata ieri, sempre sulle famose colonne rosa salmone. «Se non lo interpreto male – ha scritto Tanzi – in conclusione Monti sta chiedendo l’allentamento della disciplina fiscale e la tolleranza verso deficit fiscali più alti per tutti i Paesi, specialmente per quelli a Sud delle Alpi. Se questo è veramente ciò che Monti sostiene, dovrebbe essere più esplicito a riguardo». Una discussione in inglese, ma su un tema molto italiano .

(Dal Corriere della Sera, 28/12/2013).

LETTERE IN INGLESE.

Quegli italiani che litigano sul «Financial Times».

di Roberto Ferrucc.i

Detta in inglese, si sa, ogni cosa sembra suonare meglio, mutare addirittura di significato. Qualunque disquisizione assume toni differenti, se pronunciata in inglese anziché in italiano. E poi, you know, siamo così provinciali, noi. Al punto magari di rivolgerci al Financial Times non soltanto per parlare, e di cosa – se no – di economia, come hanno fatto giorni fa in un botta e risposta Mario Monti e Vito Tanzi, ma anche di cose ben più decisive, cruciali, tipo quella di cui si sono occupati i signori Rossano Ferretti e Federico Mastrolilli, in uno scambio nella rubrica delle lettere del prestigioso giornale. Tema: quanto sia noiosa la città di Parma, dove pare non si possa far altro che mangiare, mangiare e poi mangiare ancora (e sarà meglio allora il parmigiano o il culatello?). Saranno gli stessi parmensi a risponder loro, riguardo la noia, non il parmigiano, e lì per lì si sarebbe anche potuto aggiungere – che so – che nel Parma gioca Antonio Cassano e che il dilemma di questi giorni è: se ne andrà a gennaio o a giugno? Sta a vedere che il motivo dell’addio del campione di Bari vecchia ce lo suggeriscono proprio i nostri due connazionali sul Financial Times: forse perché Parma è così noiosa? Dopo la fuga dei cervelli, e di migliaia di giovani comprensibilmente stufi di come vanno le cose dalle nostre parti (e chissà quanti da Parma, viene da chiedersi), c’è ora pure la fuga delle penne. Intese come lettere ai giornali. Insomma se avete qualcosa di cui lamentarvi, fatelo in inglese, it sounds better. E spedite tutto al Financial Times. A occhio, ve la pubblicano di sicuro. 

(Dal Corriere della Sera, 29/12/2013).

 

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