Lettere al Corriere maggio 2014.

Lettere al Corriere: risponde Sergio Romano.

Lingua universale.

Caro Romano, per quanto riguarda l’inglese come lingua universale (che sostituisce il latino di un tempo), mi permetto di dissentire. Fernand Braudel definiva l’inglese una lingua cacofonica per eccellenza. Solgenitsin non ha mai saputo che farsene. L’esempio della Svizzera plurilinguistica dovrebbe valere per tutti. Ho assistito a varie conferenze in quel Paese e altrove. Ogni relatore si esprimeva nel proprio idioma, e nessuno ha mai preteso che, per esempio, i tedeschi parlassero il francese e viceversa. Caso mai, dovevano gli uditori essere all’altezza di capire il discorso, e non una singola espressione linguistica a soverchiare le altre.
Piero Campomenosi , pierocampomenosi@libero.it

Ciascuno può parlare la propria lingua là dove esiste una ragionevole certezza che molti siano in grado di comprenderla. In Europa la sola lingua che abbia buone possibilità di essere compresa da un numero considerevole di persone è l’inglese. Fernand Braudel fu un grande storico, ma i suoi giudizi sull a l i n g u a i n g l e s e s o n o affermazioni personali, prive di qualsiasi autorevolezza linguistica. Solgenitsin fu un grande scrittore «russo-centrico», visceralmente nazionalista, ma deve gran parte della sua fama nel mondo alla traduzione in inglese delle sue opere.
(Da corriere.it, 16/5/2014).

Parole troppo usate

Caro Romano, ricordo che nel secolo scorso, alla notizia di un colpo di Stato trasmessa dalle reti televisive, la gente rimaneva turbata. Ne cito uno su tutti: quello che nel 1973 rovesciò Allende a opera delle forze armate cilene consentendo la salita al potere del generale Augusto Pinochet. Ora addirittura c’è chi sostiene che in Italia sarebbero avvenuti nel giro di pochi anni ben quattro colpi di Stato. Mi chiedo se le parole abbiano ancora il significato che il vocabolario attribuisce loro e i concetti la valenza conferita dal normale senso comune. Soprattutto mi chiedo se le nuove generazioni, che non hanno l’opportunità di fare una comparazione fra i colpi di Stato realmente consumatisi e quelli semplicemente dichiarati, possano avere l’esatta percezione storicolinguistica del fenomeno.
Alessandro Prandi , alessandro.prandi51@ gmail.com

Più vengono usate, più le parole tendono a perdere il loro significato originale. È un processo di progressiva svalutazione che hanno subito, tanto per fare qualche esempio, anche le parole «onorevole» e «dottore».
(Da corriere.it, 17/5/2014).

Quelle vocali sbagliate

Forse è venuto il momento di dire ai telegiornalisti e ai nostri politici (in primis al professor Monti, colui che pronunziò il secondo termine della locuzione inglese nel 2012, il cui significato letterale è «revisione della spesa» pubblica) che la corretta pronunzia oxoniana è «ri’vju» (riviù con la «i» e non con la «e»: reviù). Un’ultima annotazione: «to split hairs» (per cercare il pelo nell’uovo). Alludo a «Jobs Act», anglicismo dal significato poco trasparente anche per coloro che parlano inglese. Job con la «o» lunga fa riferimento al patriarca Giobbe (Job, con la maiuscola). L’impiego (job) nella lingua d’Albione va pronunziato con la «o» breve.
Claudio Villa
(Da corriere.it, 19/5/2014).

Francese o tedesco?

Caro Romano, è indiscusso che la lingua più importante al mondo sia l’inglese, ma il secondo posto spetta al francese o al tedesco? Quale delle due lingue prevale sull’altra? E in quali aree? Il francese è lingua ufficiale in molti Paesi dell’Africa occidentale (Senegal, Mali, Nigeria per esempio) mentre in altri è comunque molto importante (per esempio in Marocco). E il tedesco?
Cesare Scotti , cesarevittorecarlo@gmail.com

Il francese sarebbe parlato da 250 milioni di persone e il tedesco da 185, di cui 105 in Germania, Austria e Svizzera. Il francese conserva forti posizioni in Africa, ma sta gradualmente perdendo il suo status di lingua veicolare. Il tedesco, invece, sembra essere in una fase ascendente e deve la sua crescita al prestigio economico della Germania nel mondo.
(Da corriere.it, 19/5/2014).

Uso dell’italiano

Caro Romano, competenti vaticanisti affermano che papa Bergoglio ha connotato in modo molto meno romanocentrico il governo della Chiesa. Eppure nel viaggio in Terra Santa, il Papa sudamericano ha tenuto tutti i discorsi in lingua italiana nonostante, a differenza del Patriarca di Costantinopoli che ha usato l’inglese, si rivolgesse a interlocutori israeliani, palestinesi e al mondo intero. Come lo spiega?
Roberto Papa, Gavirate (Va)

Non so se il Papa parli inglese ed è evidente che non potesse parlare in latino, ancora oggi lingua della Chiesa di Roma. Ha deciso di parlare italiano, probabilmente, perché è la lingua della diocesi di cui è vescovo.
(Da corriere.it, 29/5/2014).

 

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