Politica e lingue

LETTERATURA E GLOBAL: NOI I MIGLIORI?

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LETTERATURA E "GLOBAL": NOI I MIGLIORI?

di ROBERTO CARNERO

Che fare della letteratura italiana nell’era della globalizzazione? Se lo chiede Giorgio Bertone in un
saggio, di recente uscita presso Interlinea, dal titolo «Open blog». Nello spazio globale compreso
quello "spazio" metaforico di tipo socioculturale che è la rete, internet con le sue "community" – il
ruolo giocato dalla lingua e di conseguenza dalla letteratura italiana sembrerebbe destinato a essere minoritario. Un segnale molto preoccupante in tal senso, fuori dalla rete, è la decisione di alcuni atenei del nostro Paese (a partire dall’esempio offerto dal Politecnico di Milano) di impartire i corsi soltanto in inglese. Decisione giustamente criticata da più parti, motivata però – temiamo – non solo da una scelta, seppure discutibile, di "realismo politico" (se l’inglese è ormai la lingua della scienza, della tecnologia, della finanza e degli affari a livello mondiale, tanto vale usarla da subito, già nella fase della formazione), ma anche da un latente complesso di inferiorità.
Se dalla lingua veniamo alla letteratura, l’impressione è che i problemi dell’italiano siano ancora più gravi. Giorgio Bertone sottolinea le sfide epocali che essa si trova davanti: il venir meno di un canone, la fine di un modello culturale che vedeva nella trasmissione dei classici della nostra letteratura il proprio fulcro, la crisi dello Stato-nazione e della sua identità. Per parte loro i media tecnologici non fanno altro che ingrandire il problema: se la produzione letteraria è sempre più standardizzata e omologata su scala planetaria (pensiamo ai grandi gruppi editoriali che insistono come autentiche multinazionali su più Paesi e addirittura su più continenti), il rischio è che rimanga ben poco spazio per le identità minoritarie, se non a un livello residuale e di nicchia.
Dunque occorre essere pessimisti? Non è detto. La riscoperta e la valorizzazione del nostro patrimonio letterario e, insieme, dell’attuale produzione nostrana sono ancora possibili. Magari a partire dalla scuola, se questa istituzione, tanto criticata e vituperata, avrà la forza di contrapporsi alla dittatura del «main stream». Mi sembra significativo, in tal senso, che una delle ultime proposte nel campo della manualistica scolastica si intitoli «Letteratura.it». È il titolo di un corso di letteratura per gli ultimi tre anni delle scuole superiori. L’editore è Bruno Mondadori e ne sono autori Giuseppe Langella, Pierantonio Frare, Paolo Gresti e Uberto Motta. I quali rivendicano nell’introduzione: «Tra i grandi della modernità letteraria, il nostro Leopardi non è inferiore a Hölderlin o a Coleridge, Manzoni non ha nulla da invidiare a Stendhal, a Tolstoj o a Balzac, Verga tiene testa a Flaubert e a Zola, mentre spetta a Svevo il merito di inaugurare la letteratura mitteleuropea e a Pirandello quello di fondare il teatro del Novecento. E si potrebbe continuare almeno fino a Calvino».
Conviene partire da questa consapevolezza della nostra identità e del valore della nostra tradizione letteraria per evitare che una smania di internazionalizzazione a tutti i costi sia il sintomo di un sostanziale provincialismo.
(Da Avvenire, 27/4/2013).

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